Lavori Pubblici

Tangenziale Milano (Tem), firmato il prestito a lungo termine: banche commerciali insieme a CdP e Bei - La storia

Massimiliano Carbonaro

Da Intesa, Imi, Unicredit e Santander il 31% degli 1,2 miliardi di euro di finanziamento - Il contratto entro fine anno era la condizione posta dal Dl Fare per non perdere i 330 milioni statali


Nove mesi non sono pochi per poter dire che qualcosa sta cambiando. È il tempo intercorso tra la firma del closing finanziario di Brebemi del marzo scorso e quella del 21 dicembre della Tem, la tangenziale di Milano: ancora una volta l'impegno maggiore è affrontato da Cassa depositi e prestiti insieme alla Banca europea degli investimenti, ma in questa occasione anche le banche più commerciali hanno un ruolo importante nell'investimento di lungo periodo e c'è persino l'intervento di un istituto internazionale come Santander.

Brebemi-Tem, due closing diversi.
Il closing finanziario di Brebemi prevedeva la copertura dell'impegno di lungo periodo da oltre 1,5 miliardi interamente sostenuto da CdP e da Bei, mentre le banche più commerciali (intesa San Paolo, Centrobanca, Mps, UniCredit e Credito Bergamasco) si erano ritagliate un ruolo legato al finanziamento di breve periodo da quasi 300 milioni.
L'architettura finanziaria da 2,1 miliardi della Tem è diversa: a fianco di 330 milioni di finanziamento a fondo perduto ottenuti grazie al Decreto del fare e conservati riuscendo ad arrivare al closing finanziario prima del 31 dicembre, ci sono i 580 milioni di equity (465 milioni versati e 125 milioni di prestito subordinato) di una compagine societaria che proprio nel mese di dicembre ha raggiunto un nuovo assetto con il gruppo Gavio saldamente alla guida: controlla con il 40% attraverso Sias la controllante TEM che detiene il 47,6% della concessionaria TE a cui bisogna aggiungere il 6,4% di Itinera, il 7,4 di Sias e l'1% di Satap. Complessivamente si tratta di 910 milioni di euro, quindi c'erano da reperire altri 1,2 miliardi.
In questo caso troviamo Bei che partecipa con 475 milioni di euro e CdP per 350 milioni, il grosso del fabbisogno quindi rimane coperto da investitori istituzionali o para istituzionali come la Banca europea. Ma il resto per 375 milioni è affidato al pool di banche che per Tem non hanno finanziato con risorse proprie esclusivamente l'Iva come con Brebemi, perché sul finanziamento di breve durata le banche commerciali hanno messo solo 125 milioni (in pratica la metà dell'Iva e il resto l'ha coperto CdP). Nel pool di nove banche che hanno partecipato al finanziamento di Tem con risorse proprie e con provvista di CdP e Bei il ruolo più importante è svolto da Intesa San Paolo e Banca Imi e Unicredit ma con un impegno di 22 milioni c'è anche, significativamente, l'istituto spagnolo Santander.

Un'architettura di finanziamento flessibile
Arrivare al closing di Tem nello stesso anno di Brebemi è sicuramente un record per il nostro Paese che riempie di soddisfazione il ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi che ha sottolineato come è possibile realizzare dei project financing anche in Italia. «Può funzionare con regole certe e il contributo di tutti – ha commentato Lupi – con la Tem poi abbiamo inaugurato un metodo nuovo nella concessione dei finanziamenti pubblici visto che abbiamo imposto una scadenza per poterne usufruire e non abbiamo derogato dalla data fissata».
Per CdP il finanziamento di Tem è un'operazione che può essere replicata solo a certe condizioni. «In CdP ci ha animato il concetto di infrastruttura intelligente – ha commentato l'ad di Cassa, Giovanni Gorno Tempini – in un momento come questo di difficoltà, le opere devono essere sostenibili solo così il finanziamento è giustificato con il contributo pubblico e privato».

In realtà Tem si avvia ad essere un'opera spartiacque nel nostro Paese anche per un altro motivo. Il finanziamento bancario sia di CdP che del pool di banche prevede un'opzione dopo 7 anni dal closing, di rifinanziamento: «In pratica – spiegano – c'è un meccanismo per cui si deciderà se continuare con le banche che estendono il loro finanziamento o trovare una struttura differente utilizzando i project bond. L'impegno di Bei rimane trentennale sia in un senso che nell'altro, ma siamo davanti ad una struttura finanziaria più flessibile rispetto a Brebemi».
In pratica si supereranno i due momenti più critici cioè quello del completamento dei lavori (che assicurano sarà entro la metà del 2015) e i primi anni di esercizio con le necessarie valutazioni sul traffico per vedere che strada imboccare.


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