Lavori Pubblici

Ance: costruzioni giù del 6,9% nel 2013, piano da 5 miliardi per scuole e messa in sicurezza del territorio

Mauro Salerno

La proposta anticrisi dei costruttori: allentare subito il patto di stabilità interno usando i fondi bloccati nelle casse dei Comuni per finanziare un programma di interventi immediatamente cantierabili

Ormai è un rincorsa al dato più negativo. Solo sei mesi fa la stima sull'andamento del settore delle costruzioni dava per buono un calo del 5,6% nel 2013. Il dato di giugno però non vale più a dicembre. E i costruttori dell'Ance nell'osservatorio di mercato (il testo integrale) presentato questa mattina non possono fare altro che prenderne atto. Quest'anno il settore subirà un nuovo tonfo del 6,9%, portando al 30% la contrazione di mercato registrata dall'inizio della crisi (2008) a oggi. A soffrire sono tutti i comparti. Nell'ultimo anno gli investimenti in nuove abitazioni sono crollati del 8,4%, l'edilizia non residenziale del 9,1% i lavori pubblici del 9,3%.

Un quadro drammatico per l'edilizia. Che riporta gli indicatori del comparto ai primi anni del dopoguerra. Solo nell'ultimo anno sono 480.000 i lavoratori lasciati a casa, che salgono a 745.000 se si considerano anche i settori collegati, con 12.600 imprese fallite su un totale di 55.200. «In sostanza quasi una chiusura su quattro si é verificata in edilizia», spiega il direttore generale Antonio Gennari.

C'è una strada per cominciare a mettere i piedi fuori dal pantano. I costruttori la individuano nella svolta rispetto alla politica di austerity imposta dal rigido rispetto del patto di stabilità. E forse non serve neppure andare a battere i pugni sui tavoli europei. L'idea è di agire sui 5 miliardi di fondi bloccati dal patto interno e per questo rimasti nelle casse degli enti locali. Con l'obiettivo di lanciare un piano di investimenti su scuole e messa in sicurezza del territorio. «L'Italia deve usufruire subito della flessibilità (0,3% del Pil) prevista per gli investimenti sul Patto di stabilità degli enti locali - dice il presidente Paolo Buzzetti -. Cinque miliardi significano 17 miliardi di ricaduta sull'economia e 85mila posti di lavoro».

Con questa formula, secondo l'associazione, sarebbe possibile invertire le tendenze per il 2014. A bocce ferme la stima è di un nuovo calo del 2,5% degli investimenti. Mentre varando il piano di investimenti suggerito dai costruttori si potrebbe cambiare rotta mettendo a segno una crescita dell'1,2 per cento.

«Siamo stati i più ligi in Europa - dice Buzzetti -. Siamo usciti dalla procedure di infrazione in tre anni e siamo il terzo Paese finanziatore. Abbiamo la possibilità di allentare il patto interno per riaccendere il motore delle costruzioni: la leva con cui dagli Usa al Giappone hanno agito per uscire dalle secche della crisi». La mossa suggerita dall'Ance è quella di allentare subito il patto per permettere agli enti locali di utilizzare i fondi per interventi su scuole e messa in sicurezza del territorio all'interno di un programma nazionale, capace di selezionare i progetti pronti ad andare in cantiere.

Nelle stime dell'associazione le buone notizie per ora arrivano soltanto dagli investimenti sulle ristrutturazioni e gli interventi per il risparmio energetico finanziati con i bonus fiscali. A fine 2013 gli investimenti attivati in questo settore arriveranno a 21 miliardi, contro i 16 del 2012 e i 15 registrati l'anno prima. Sul punto specifico, Buzzetti dà atto al Governo di aver puntato con forza sulla proroga prevista a tutto il 2014 con la legge di stabilità, così come riconosce il lavoro fatto per riattivare il mercato dei mutui grazie alla convenzione tra banche (Abi) e Cassa depositi e prestiti da cui si attendono risorse per assegnare prestiti alle famiglie a tassi agevolati per 5 miliardi.

Rischia invece di tornare critica la situazione dei pagamenti. Anche qui le misure messe in campo dal Governo hanno riattivato il circuito permettendo di sbloccare 7,5 miliardi (altri 500 milioni sono previsti dalla legge di stabilità) di crediti vantati dalle imprese edili di cui 6 effettivamente saldati. Ora però la benzina si sta esaurendo. Rimangono 11 miliardi ancora da pagare sul totale dei 19 miliardi di crediti vantati dai costruttori. Se non si trova subito una soluzione - è l'altro allarme lanciato oggi - il rischio è che si inneschi una nuova spirale negativa. I tempi medi di pagamento sono sì leggermente diminuiti, ma restano alti (e del tutto fuori dagli standard europei): circa 146 giorni. Ritardi che vanno a ingrossare lo stock di debito delle Pa, con il pericolo di perdere il lavoro fatto finora.


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