Lavori Pubblici

Enti locali, taglio ai trasferimenti e Patto di stabilità affossano gli investimenti

Silvia Pieraccini

Rapporto sulla finanza locale presentato da un gruppo di ricerca di sei Regioni: le spese in conto capitale sono scese del 22% nel 2010, dell'11% nel 2011, dell'8% nel 2102

La spesa per investimenti degli enti locali? Nel nostro Paese continua a scendere – compressa tra i tagli ai trasferimenti da una parte e i vincoli del patto di stabilità dall'altra - replicando un trend che si era verificato solo nel Regno Unito alla metà degli anni Ottanta, in piena era thatcheriana, e che si era portato dietro 'strascichi' assai lunghi a causa delle mancate manutenzioni che ne erano seguite.
Ad assimilare l'Italia di oggi all'Inghilterra di ieri è il rapporto 2013 sulla Finanza territoriale in Italia , curato da un ventaglio di istituti di ricerca regionali (Ires, Irpet, Smr, Eupolis, Ipres e Liguria Ricerche) e presentato giovedì 12 dicembre a Firenze. Secondo il rapporto, il 2012 si è chiuso a livello italiano con una riduzione – per il terzo anno consecutivo - degli investimenti degli enti locali che ha toccato l'8%, dopo il -22% del 2010 e del -11% del 2011, specchio delle difficoltà di far fronte a interventi per lo sviluppo del territorio. Per questo, sostengono i ricercatori, è «quanto mai urgente la necessità di trovare alternative alla finanza pubblica per realizzare infrastrutture e per fornire servizi sempre più qualificati al cittadino».

In pratica, la spesa per investimenti è scesa nel 2012 all'1,9% del Pil (era il 2,1% nel 2010 e il 2% nel 2011), e dunque è tornata ai livelli del 2003. Anche le attese per i prossimi anni non sono positive, visto che la stima presentata nel Def 2013, segnalano i ricercatori, indica una ulteriore discesa fino all'1,6% nel 2017. In questo scenario, l'anno scorso gli enti locali hanno aumentato il ricorso al partenariato pubblico-privato (+4%), anche se gli importi sono diminuiti addirittura del 39%, per un totale di circa 2,6 miliardi di euro; le regioni più dinamiche sono risultate quelle del Nord, con il 42,6% delle iniziative e oltre la metà dei volumi movimentati; al Mezzogiorno spetta il 39% delle gare e quasi il 24% del volume. I settori d'attività più coinvolti sono gli impianti sportivi (21%) e le reti (20,8%); prevalgono gli interventi medio-piccoli (oltre il 90% del mercato potenziale) e si riduce di quasi il 40% il peso delle grandi opere.

Il rapporto segnala anche l'importanza dei fondi comunitari per i territori e per le imprese, in particolare il Por Fesr 2007-2013 le cui risorse, secondo gli ultimi dati, sono andate per la quota maggiore agli operatori privati (36,9%); seguono i Comuni (28,7%), le Regioni (17,2%) e le Province (4,5%). I comparti con il maggior numero di progetti sono ambiente e energia, mentre i trasporti sono il settore con il maggior importo totale.

Dai dati del rapporto emerge infine che il ricorso ai mutui da parte degli enti locali italiani cala del 39% (con un importo di nuove concessioni pari a 1,88 miliardi di euro); il fenomeno interessa tutte le tipologie di ente con variazioni che vanno dal -29,6% dei Comuni con una popolazione inferiore ai 20mila abitanti al -42,4% dei Comuni capoluogo; le Regioni con il maggior peso sono Piemonte (19,6% del dato Italia), Lombardia (8,5%) e Lazio (8,1%); gli enti locali della Campania sono al primo posto, con 140 milioni di euro, nell'ambito della macroarea meridionale (con una quota del 25,7%) e al quinto nella graduatoria nazionale con il 7,4% del totale. Infine, le risorse per investimenti bloccate dal patto di stabilità interno vedono in testa (elaborazioni Ance) la Lombardia, con 990 milioni di investimenti in stand by, seguita dal Veneto con 586, Campania e Piemonte (con 482 e 468), Sardegna e Sicilia (313 e 302), e poi Puglia, Marche, Emilia Romagna e Toscana, tutte vicine a 240-250 milioni di investimenti bloccati.


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