Lavori Pubblici

Ancora deserta l'asta per la Milano-Serravalle, Pedemontana sempre più nei guai

Massimiliano Carbonaro

Terza volta senza offerte la gara per vendere il 53% delle azioni, in mano alla Provincia di Milano - Senza un nuovo proprietario per la Mi-Serravalle, sarà impossibile ricapitalizzare Pedemontana

È andata come previsto e così si è buttato via tutto il 2013: deserta – per la terza volta – l'asta per la vendita della Milano-Serravalle in mano con il 52,9% alla Provincia di Milano attraverso Asam, la holding con cui controlla le sue partecipate. Un brutto colpo per Pedemontana, di cui la Milano-Serravalle, detenendo il 76,4%, è il socio di riferimento, soprattutto perché la debolezza societaria si riflette nei suoi rapporti con il mondo creditizio.

Terza asta consecutiva deserta: non sono pervenute offerte per l'alienazione così come a luglio scorso e a fine 2012 per un'operazione mal gestita fin dall'inizio come accusano da più parti in Provincia di Milano. Quello che è certo è che le conseguenze non si faranno attendere per Pedemontana ma anche per lo stesso ente pubblico chiamato a questo punto a valutare strade alternative con l'obbligo di rispettare il Patto di stabilità e di coprire i debiti di cui si è fatto carico nel frattempo Asam. La prima opzione è quella di ricorrere a un collocamento in Borsa, soluzione prevista dalla delibera di Consiglio provinciale nel caso l'asta si fosse rivelata fallimentare.

Ma non è l'unica alternativa, nei giorni scorsi si è parlato anche di un possibile intervento della Regione Lombardia come acquirente di questo asset. Ma è presto per dirlo, quello che appare chiaro è che la Milano-Serravalle non poteva essere appetibile in questo 2013 mentre da un lato era chiamata a partecipare agli aumenti di capitale della TEM a cui poi ha dovuto rinunciare (di fatto incidendo nel valore stesso della Milano-Serravalle) e quindi di Pedemontana.

Adesso la Milano Serravalle ha il suo impegno maggiore proprio con Pedemontana, un'autostrada dall'incredibile costo di oltre 5 miliardi di euro compresi gli oneri finanziari e che gode di un finanziamento pubblico di 1.244 milioni. L'unica opera delle tre nuove tratte autostradali in corso di realizzazione in Lombardia che ha la certezza che non sarà terminata per l'Expo 2015. I lavori sono in corso (opere per 629 milioni assegnati all'ati Pedelombarda capitanata da Impregilo) ma si tratta solo del primo lotto che rispetto al resto dell'opera è anche il meno redditizio sul fronte dei pedaggi. Al momento grazie anche ad un aumento dell'erogazione del contributo pubblico che è passato da un 20-30% a Sal a un 80% si è messo in sicurezza la possibilità di completare la prima parte della tratta (prima dell'evento internazionale), ma le vere incertezze riguardano tutte il resto dell'opera che è stata aggiudicata come lavori ad un consorzio capitanato dagli austriaci di Strabag (opere per 1,7 miliardi) ma che al momento ha un piano finanziario traballante. Se infatti non cambia – si parla di un intervento pubblico di defiscalizzazione o di un ulteriore contributo statale a fondo perduto come è stato fatto per TEM – il fabbisogno bancario è di 3,2 miliardi, una cifra che anche con il sostegno di Cassa depositi e Prestiti e della Banca Europea (come è avvenuto per Brebemi e sta avvenendo per Tem) sarà difficile da reperire sul mercato anche perché l'equity prevista per l'opera da 536 milioni è da tempo considerata insufficiente dal mondo creditizio.


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