Lavori Pubblici

Idrotermosanitario ancora in sofferenza ma i fatturati 2014 torneranno in crescita

Giuseppe Latour

Le previsioni del Cresme nel rapporto congiunturale Angaisa dedicato al comparto: il 2013 si appresta a chiudere con un altro calo (-1,6%) mentre nel 2014 dovrebbe esserci una tenue ripresa: +0,46 per cento

Ancora in calo nel 2012 e nel 2013. Angaisa, l'associazione che riunisce le aziende distributrici dell'idrotermosanitario, giovedì scorso a Milano ha fatto il punto sulla situazione del settore, a pochi giorni dalla chiusura dei bilanci di quest'anno. E i numeri dicono che le difficoltà continuano, anche se tendono in prospettiva ad attenuarsi. Solo nel 2014, secondo le previsioni, dovrebbe tornare il segno positivo sull'andamento dei fatturati. Un segno positivo che, almeno per ora, resta ancora piuttosto timido. È ancora forte l'esigenza di rivedere i modelli di business più datati.

I dati dell'Osservatorio Angaisa, curato da Alberto Bubbio, professore dell'università Carlo Cattaneo, parlano di un 2012 fortemente negativo: i fatturati hanno chiuso al -5,45 per cento, poco sopra i 4,5 miliardi di euro complessivi. Dopo il tracollo del 2009, con un calo superiore a otto punti, nel 2010 e 2011 c'era stata una leggera crescita che, però, lo scorso anno le aziende non sono state in grado di confermare. E il settore si riprenderà molto lentamente da questo lungo passaggio a vuoto. Anche il 2013, secondo le stime, si appresta a chiudere in calo dell'1,6 per cento. Mentre nel 2014 dovrebbe esserci una ripresa morbida: +0,46 per cento. Seguendo, grossomodo, il trend evidenziato dal Cresme per le costruzioni in generale, con difficoltà sia sul rinnovo che, soprattutto, sul nuovo.

Il quadro che emerge da questi numeri, evidentemente, è confortante solo in parte per l'associazione. «Il segno leggermente positivo del prossimo anno – spiega il presidente di Angaisa, Mauro Odorisio – non ci consente di dire che stiamo uscendo dalla crisi. Al massimo ci consente di affermare che forse il peggio è passato». Alcuni indicatori sono decisamente positivi: è il caso del margine di intermediazione commerciale, che si attesta nel 2013-2014 intorno al 28%. È un dato in crescita, rispetto alle rilevazioni del 2009, di circa un punto. Altri elementi, invece, dicono che le sofferenze del settore non sono ancora finite. Prosegue il presidente: "«Sia la redditività delle risorse investite in azienda dagli azionisti, sia la redditività di tutti gli investimenti effettuati in azienda continueranno a diminuire». Il primo dato, il cosiddetto Roe, nel corso del prossimo anno arriverà addirittura ad azzerarsi.

«Se la redditività si riduce – dice ancora Odorisio - si generano minori risorse finanziarie da autofinanziamento, minori investimenti possibili, perdita di capacità competitiva, che determina un'ulteriore contrazione della redditività con un sempre minor flusso di autofinanziamento». E il mercato tende ad andare in stallo.

Con il dimagrimento costante dei bilanci, poi, c'è un ulteriore dato che preoccupa in questa fase: la dinamica dei costi. Questi, in proporzione al fatturato, continuano a crescere. Il peso dei costi operativi è aumentato di oltre un punto dal 2010 ad oggi. Ma, soprattutto, quelli del personale sono in continuo aumento. Nel 2013 incidono sui fatturati quasi due punti e mezzo in più rispetto al 2008. Dall'associazione, però, non arriva un invito a tagliare, ma a lavorare sul modello di business delle aziende. «Molte imprese un po' cocciutamente e volutamente non hanno cambiato dal 2009 ad oggi la loro strategia – spiega il segretario generale di Angaisa, Corrado Oppizzi -. Non hanno capito che non funzionava più. Questa crisi strutturale ha rappresentato il punto di rottura con il passato; bisogna avere il coraggio di valutare la propria formula imprenditoriale». E correggerla se necessario, anche attraverso interventi drastici.


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