Lavori Pubblici

Buzzetti (Federcostruzioni): «Stabilità deludente, non c'è il rilancio del settore»

Alessandro Arona

Presentato il rapporto 2013 della filiera dell'edilizia, il presidente: «Bene le misure per i mutui casa, ma serviva un piano straordinario di opere pubbliche»

L'accordo Cassa Depositi-Abi e il fondo di garanzia da 600 milioni messo in pista con il maxi-emendamento alla legge di Stabilità potranno dare un'importante scossa al mercato asfittico dei mutui per l'acquisto e la ristrutturazione di casa (-60% dal 2007 al 2012, un altro -18% nel primo semestre 2013), e dunque sostenere indirettamente l'edilizia residenziale. Ma nel complesso la legge di stabilità non contiene nessuna misura forte per rilanciare le costruzioni, «e senza politiche di sostegno alle costruzioni il Paese non potrà uscire rapidamente dalla recessione e i tempi della ripresa si allungheranno invece di accorciarsi».
E' questo il messaggio chiave lanciato ieri da Paolo Buzzetti, presidente Ance e di Federcostruzioni, in occasione della presentazione a Roma del rapporto 2013 della federazione di Confindustria che riunisce le 12 associazioni del mondo delle costruzioni (imprese edili, produttori di materiali, società di ingegneria, produttori di macchine movimento terra, chimica per l'edilizia, imprese elettrotecniche per le costruzioni).
Le imprese della filiera hanno fatturato nel 2013 359 miliardi di euro (valore della produzione al netto dei servizi tecologici innovativi, che solo quest'anno si sono uniti a Federcostruzioni), segnando il quinto anno consecutivo di calo: -12,7% nel 2009, -2% nel 2010, -2,3% nel 2011, un pesante -7,3% nel 2012 e il -4% previsto alla fine di quest'anno. Per il 2014 si prevede un altro -2,9%. «Dal 2008 al 2012 - scrive il Rapporto - il valore della produzione del settore si è ridotto di un quarto, con una perdita di 80 miliardi di euro».
«In questo quadro drammarico - ha commentato il presidente della federazione, Paolo Buzzetti - la legge di Stabilità non è assolutamente in grado di risollevare il settore. Sul fisco sulla casa già sarebe importante capire quanto si dovrà pagare, e invece dovremo aspettare le aliquote dei Comuni. Resta per le imprese di costruzione l'incognita dell'invenduto, sul quale è sì scomparsa l'Imu, ma dovremo pagare la Tasi, una tassa sui servizi per un bene che non è usato da nessuno, una cosa illogica e contro la quale faremo risorso».
«Per uscire dal blocco del credito ai mutui casa - ha aggiunto Buzzetti - è però molto positivo l'accordo Abi-Cdp», che in attuazione del Dl 102 di fine agosto consentirà alle banche di concedere mutui per due miliardi di euro, per acquisto o ristrutturazione della casa (non solo la prima), con priorità a giovani coppie, famiglie con disabili e famiglie numerose. «E molto positivo - ha proseguito - è il fondo di garanzia inserito in legge di Stabilità», 200 milioni all'anno nel 2014, 2015 e 2016, per concedere fino al 50% di garanzia nei mutui per acquisto e ristrutturazione di casa, con priorità in questo caso a giovani coppie, lavoratori precari con meno di 35 anni e nuclei monogenitoriali.
«La realtà non è mai tutta bianca o tutta nera - commenta Buzzetti - ma certamente la legge di Stabilità non risolve il problema dell'edilizia, non è sufficiente a innescare il rilancio».
«Tutti i paesi del mondo - spiega per l'ennesima volta Buzzetti - hanno puntato sull'edilizia per uscire dalla crisi, tranne l'Italia». Tutti gli aderenti a Federcostruzioni chiedono in particolare di lanciare un piano straordinario di opere pubbliche, che comprenda interventi di messa in sicurezza del territorio, la riqualificazione degli edifici scolastici, la manutenzione delle strade, e un programma di piccole opere e interventi complessi per la riqualificazione urbana.
«Sul dissesto idrogeologico, ad esempio - aggiunge Buzzetti - è deprimente scoprire che anche i fondi che ci sono spesso non si riescono a spendere per colpa del patto di stabilità. Siamo i più diligenti in Europa nell'applicare quello che ormai non è più rigore, è austerità che ammazza l'economia».
«Per le scuole ci sono cinque ministeri competenti - lamenta Buzzetti - e le opere non partono. Per la riqualificazione urbana ci vuole molta più convinzione da parte del governo nella spinta a questi strumenti».
Molti settori della filiera riescono a sopravvivere spingendo sull'export (piastrelle e ceramica, legno e mobili, società di ingegneria, chimica per l'edilizia, i grandi costruttori con i lavori all'estero), «ma - commenta Buzzetti - l'export non potrà mai bastare a compensare il crollo sul mercato interno».
Sul fronte dei tempi di pagamento da parte della PA il presidente di Federcostruzioni ha apprezzato la celere liquidazione alle imprese edili dei 7-8 miliardi del decreto 35, ma ha lamentato che la legge di stabilità non abbia neppure tentato di aggiungere altre risorse («alle imprese di costruzione dovrebbero mancare altri 10 miliardi di arretrati») e soprattutto che le publiche amministrazioni abbiano ricominciato a pagare con tempi medi di 180 giorni, contro i 60 giorni previsti del Dlgs 212/2012, in vigore da gennaio.


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