Lavori Pubblici

Decreto porti in arrivo, ma le Autorità criticano il riparto dei fondi

Massimo Frontera

Autorità portuali contro il Dm Mit-Infrastrutture che ripartisce 90 milioni a 24 autorità portuali. Nel mirino delle contestazioni c'è il conteggio del gettito Iva sulle merci, alla base del calcolo del riparto delle risorse

Sul decreto porti è scoppiata la questione Iva. Dopo avere letto la quota di finanziamento assegnato dal Mit, alcune Autorità hanno preso carta e penna per contestare il criterio di calcolo. «Dall'esame della bozza si riscontra che attribuito al porto di Trieste - scrive la presidente dell'Authority, Marina Monassi - un importo pari ad Euro 182.146.123,79 con un coefficiente proporzionale al totale pari all'1,14310%. Tale valore (,,,) risulta fortemente difforme dai dati che gli operatori del comparto hanno comunicato alla scrivente, acquisiti per le vie brevi presso la locale Direzione dell'Agenzia delle Dogane, dati che per l'anno 2012 indicano un ammontare complessivo di Iva riscossa sulle importazioni pari ad euro 725.223.639,18; peraltro il dato del 2013 dovrebbe essere nettamente migliorativo rispetto agli importi sopra indicati».

Anche il presidente dell'Autorità portuale di Ravenna è saltato sulla sedia. «Dalla bozza di decreto - si legge nella missiva firmata dal presidente Galliano Di Marco - si apprende che al porto di Ravenna sarebbe stata riconosciuta una percentuale di Iva pari a circa il 2,5%, per un controvalore annuo di 1,77 milioni (...). Tra i vari dubbi e perplessità sullo schema di decreto - prosegue la lettera - vi è inoltre il fatto che da quanto emerge sembrerebbe che, per il porto di Ravenna, sia stato preso a riferimento il valore dell'Uva concretamente riscossa (pari a circa 393 milioni) a fronte di un valore accertato - più in linea con il dettato e lo spirito della legge che fa riferimento all'"Iva dovuta" - che dai dati della locale Agenzia delle dogane risulterebbe invece di circa 600 milioni».

Dello stesso tenore la missiva inviata dall'Autorità portuale di Marina di Carrara che azzarda anche una possibile spiegazione: «I ministeri competenti - si ipotizza nella lettera firmata da Francesco Messineo - avrebbero utilizzato i dati presunti relativi all'anno 2013 relativi all'Iva effettivamente riscossa invece di quella dovuta, sottraendo così una notevole quota di quanto andrebbe riconosciuto effettivamente all'Autorità portuale di Marina di Carrara nel rispetto del dettato legislativo».

Alle critiche - e alle richieste di chiarimento - è seguita la replica del ministero delle Infrastrutture (direzione generale per i porti) - che ha confermato in toto il criterio di calcolo, il riparto e lo schema per l'assegnazione delle risorse.

«Riguardo alle discordanze tra i dati richiesti dalle Autorità portuali agli uffici territoriali e quelli forniti secondo i criteri su elencati si evidenzia che alcuni uffici possono avere incluso anche le dichiarazioni effettuate nel porto per merci introdotte in Italia via terra/aereo, altri non aver incluso dichiarazioni di merci introdotte via mare e sdoganate in altro ufficio nazionale». «In altri termini - aggiunge la nota del Mit - i singoli uffici doganali contattati da alcune autorità portuali non dispongono di dati da ritenere attendibili rispetto al contenuto specifico della normativa in questione ed alla conseguente rilevazione dei dati sull'Iva».

Intanto la discussione in conferenza unificata del provvedimento, prevista per oggi giovedì 28 novembre, è slitta al 5 dicembre prossimo.

Vai alla bozza di decreto Infrastrutture-Mef con il riparto dei fondi


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