Lavori Pubblici

Edilizia in Toscana, la crisi rallenta soltanto: dal -14% del 2012 al -9% del 2013

Silvia Pieraccini

Studio Ance-Unioncamere: per il 60% delle imprese è sempre più difficile ottenere prestiti dalle banche, e nessuna delle grandi (sopra 50 addetti) sta aumentando gli investimenti

Prostrata da anni di crisi pesante, l'edilizia toscana si aggrappa ai segnali di rallentamento della caduta che si stanno manifestando in questi mesi (-9,1% l'attività nel primo semestre 2013 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, contro il -13,9% registrato nell'intero 2012), anche se le prospettive a lungo termine delineate nell'indagine congiunturale Ance-Unioncamere Toscana restano negative.

Essenzialmente per due motivi: il primo è che gli investimenti delle imprese di costruzioni sono ancora al palo, a partire da quelli delle aziende più strutturate (con più di 50 addetti); il secondo è che la nuova legge urbanistica regionale che punta ad arginare il consumo di suolo, approvata dalla Giunta regionale e in procinto di approdare in Consiglio, vieta la nuova edificazione residenziale al di fuori dei territori urbanizzati: l'attività edilizia potrà dunque concentrarsi solo nelle aree urbanizzate, e dovrà promuovere la riqualificazione e il riuso.
«Siamo perplessi riguardo a queste rigidità – afferma il presidente di Ance Toscana, Alberto Ricci –. Il divieto di consumare ulteriore suolo non può diventare un dogma assoluto».

Dunque lo scenario di settore volge ancora al nero, dopo la debacle vissuta dall'industria toscana delle costruzioni in questi ultimi anni, che ha portato alla scomparsa dal panorama nazionale delle due aziende leader, Btp e Consorzio Etruria, travolte dai debiti, insieme con un manipolo di altre imprese di dimensioni medie. Oggi le difficoltà coinvolgono anche i lavori pubblici, che in Toscana valgono il 43% del fatturato delle costruzioni, con la maggioranza delle imprese del campione analizzato (non artigiane, con più di 10 addetti) che prevede diminuzioni di attività, rispetto a quelle che dichiarano aumenti. «Se il Governo non toglierà i vincoli del patto di stabilità – dice l'assessore regionale alle Attività economiche, Gianfranco Simoncini – sarà difficile che i lavori pubblici possano ripartire».

Resta, pesante, il problema dei ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione, segnalato dal 75% delle imprese. «Qualcosa sta cambiando grazie al decreto legge del ministero dell'Economia che ha comportato l'inizio della riscossione dei crediti fermi per l'82% delle imprese interpellate – segnala il rapporto – ma con una percentuale media di riscossione sul totale crediti fermi pari al 39,8%».

Resta delicato anche il capitolo dell'accesso al credito: nel primo semestre 2013 il 39,6% delle imprese ha fatto domanda di credito al sistema bancario, rispetto al 60,6% dell'anno precedente, a conferma – segnala il rapporto - dello scoraggiamento che pervade il settore. Sul fronte istituti di credito, del resto, si assiste all'irrigidimento dell'offerta creditizia: nel primo semestre 2013 l'accesso al credito è peggiorato per il 61% delle imprese, e rimasto invariato per il restante 39%. Il dato, del resto, va a braccetto con quello che appare come il più preoccupante per il settore: nessuna impresa con più di 50 addetti ha aumentato gli investimenti nel primo semestre 2013.


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