Lavori Pubblici

Rinnovo del contratto degli edili senza aumento, è rottura tra Ance e sindacati

Giuseppe Latour

I sindacati hanno rotto le trattative e hanno annunciato uno sciopero generale. All'origine dell'interruzione la mancata previsione di aumenti economici nel contratto

Trattativa bloccata, sindacati sul piede di guerra, sciopero generale annunciato per il prossimo 13 dicembre. Il tavolo del rinnovo del contratto nazionale dell'edilizia è saltato, dopo mesi di tira e molla e dopo l'ennesima riunione fallita nel pomeriggio di giovedì. Lo stallo sulla parte economica e le soluzioni ipotizzate sugli altri capitoli, come l'anzianità professionale, alla fine hanno allontanato le parti. Così le costruzioni si trovano a sperimentare una spaccatura nelle relazioni sindacali che non si vedeva da tempo.

I sindacati hanno affidato i loro programmi a una nota congiunta. «Dopo 11 mesi di confronto con Ance e Coop – si legge -, nel corso dei quali si è tentato di costruire un progetto di riorganizzazione del sistema bilaterale, registrando qualche faticoso avanzamento, nell'incontro di oggi le controparti imprenditoriali hanno sostanzialmente rimesso in discussione la soluzione ipotizzata nel precedente incontro per mettere in sicurezza l'Anzianità professionale edile (Ape). Cosa ancora più grave è che le imprese rispondano alle richieste contenute in piattaforma sulla parte salariale con una proposta inaccettabile e provocatoria, dichiarando che non c'è disponibilità a definire alcun aumento contrattuale». Da qui la decisione di convocare uno sciopero generale di otto ore per il prossimo 13 dicembre, «con modalità da definire a livello regionale» e con quattro manifestazioni di carattere nazionale a Milano, Roma, Napoli e Palermo.

Insomma, l'approccio solitamente dialogante dei sindacati pare cambiato. E lo si vede anche dalle parole dei segretari generali. Quello di Filca Cisl, Domenico Pesenti, spiega: «L'atteggiamento dell'Ance è di una irresponsabilità inaudita. Non solo l'associazione dei costruttori non vuole fare nessun adeguamento al costo della vita, ma propone una grave riduzione dei diritti dei lavoratori dell'edilizia». Segnando peraltro un distacco rispetto agli altri contratti di settore: «L'Ance è l'unica associazione confindustriale che non vuole firmare il rinnovo del contratto, cosa invece già accaduta, nei nostri settori, per il legno, il cemento ed i lapidei e addirittura per le Pmi dell'edilizia».

Anche il segretario generale di Feneal Uil, Massimo Trinci non fa ricorso a mezze misure: «Quello dell'Ance è un atteggiamento irresponsabile che rischia di far pagare solo ai lavoratori le conseguenze di una crisi epocale che ha ridotto il settore al collasso». L'associazione dei costruttori «si è resa indisponibile a trattare le richieste avanzate dal sindacato e, inoltre, ha rimesso in discussione intese già raggiunte su altri aspetti già concordati». Cercando, così, «di riversare solo sui lavoratori i costi della crisi rinnegando cinque anni di storia nei quali, come Stati generali, avevamo tentato di individuare insieme, sindacati ed imprese, percorsi comuni per il rilancio di un nuovo tipo di edilizia eco-sostenibile e di qualità».

Il segretario generale di Fillea Cgil, Walter Schiavella parla di «proposte provocatorie» da parte di Ance e Coop e di «pagina nera nelle relazioni sindacali del comparto dell'edilizia». Dopo un anno di trattative «ancora si tenta di rimettere in discussione l'indennità di anzianità professionale edile e, soprattutto, ci viene presentata una proposta economica vergognosa, con zero lire di aumenti salariali. Non c'è crisi che tenga, il diritto al salario non è un optional che a seconda della congiuntura si toglie o si elargisce». E conclude: «Di fronte alla crisi e alla necessità di rifondare un sistema produttivo nel segno della qualità del lavoro e dell'impresa, le associazioni datoriali ci propongono un tuffo nel medioevo».


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