Lavori Pubblici

Trigilia: «Fondi coesione vincolati agli investimenti, arriva la norma anti-bancomat»

Alessandro Arona, Pierluigi Boda

Il Ministro: «Il governo presenterà un emendamento al Ddl Stabilità per vietare riduzioni di stanziamenti al Fsc - «Gran parte dei 54 miliardi di euro in sette anni andrà alle infrastrutture».

Il Governo presenterà un emendamento al disegno di legge di stabilità «volto a garantire l'integrità del Fondo sviluppo e coesione» (Fsc, il fondo ex Fas finanziato con risorse nazionale che serve e rafforzare le politiche europee di sviluppo e coesione sulle aree più svantaggiate) «nel corso del settennio di programmazione», al fine di consolidarlo come strumento per gli «investimenti pubblici in conto capitale».
Lo ha annunciato oggi il ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia, nel corso dell'audizione alla Camera nelle commissioni Bilancio e Politiche Ue (il testo integrale dell'intervento del Ministro Trigilia in audizione ).
«Questo Fondo, il Fsc - ha puntualizzato il Ministro a margine dell'audizione - non deve diventare un bancomat (il riferimento di Trigilia è alle continue incertezze e ai continui tagli che hanno caratterizzato il fondo Fas negli anni scorsi, specie nel periodo di Tremonti Ministro dell'Economia, ndr) - ma essere utilizzato per le grandi opere infrastrutturali» e le sue risorse «non devono essere stornate per andare incontro alla spesa corrente».
La dotazione del Fondo é pari a circa 54 miliardi di euro, e - ha detto il Ministro - sarà impiegato in prevalenza per finanziare le grandi infrastrutture di trasporto, gli interventi di prevenzione dei rischi ambientali, e per la banda larga. Al fine di di dare certezza alla programmazione e all'utilizzo di questo fondo già il testo originario del Ddl di Stabilità 2014 prevedeva l'impegnabilità delle risorse su base pluriennale. Ora, con l'ulteriore proposta di modifica, l'Esecutivo punta a preservarne «l'integrità per sette anni».
Questo, aveva osservato il Ministro nel corso dell'audizione, rafforzerà le chance dell'Italia di chiedere alla Ue di scorporare gli investimenti sostenuti attraverso il Fsc dal computo del rapporto deficit/Pil.

«Il FSC, come noto, - ha detto Trigilia in audizione - è uno strumento nazionale finalizzato a promuovere la coesione territoriale, attraverso investimenti nelle grandi reti infrastrutturali, immateriali e immateriali. Questo fondo inoltre, per la sua maggiore flessibilità nella gestione dei tempi, si presta meglio a sostenere gli investimenti infrastrutturali considerati prioritari nel prossimo periodo di programmazione, ma la cui tempistica di progettazione e attuazione confligge con l'orizzonte temporale dei cicli di programmazione comunitaria e con le regole dei fondi».
«Un'importante innovazione per il nuovo ciclo - ha detto il Ministro - sarà pertanto costituita dal ricorso prevalente a questo strumento per la realizzazione di grandi reti infrastrutturali (ferroviarie, stradali, aeroportuali e portuali), per investimenti pubblici nel campo della prevenzione dei rischi ambientali e per il completamento e miglioramento della rete digitale (banda larga e ultra-larga)».

«Le risorse dei Fondi strutturali europei - ha sostenuto il Ministro Trigilia durante l'audizione - sono per le Regioni e non delle Regioni; da parte nostra c'è l'impegno di trasformare queste risorse a livello nazionale». Da parte del Governo, ha aggiunto il Ministro, «non c'è nessuna volontà neocentralista e a questo proposito l'Agenzia nazionale che si occuperà delle risorse farà un monitoraggio sistematico e sopperirà eventualmente a carenze amministrative delle Regioni e apporterà il suo contributo in caso di procedure complesse».

Le risorse per il prossimi sette anni
Da ultimo il Ministro ha spiegato che «l'Italia beneficerà di un totale di risorse comunitarie pari a 32,2 miliardi, in valori correnti - a Bruxelles si usano i valori 2011, e dunque si parla di 29,2 miliardi per l'Italia - (incluse le risorse destinate alla cooperazione territoriale per 1.137 milioni di euro e al fondo per gli indigenti per 659 milioni di euro), di cui 7.695 milioni di euro per le regioni più sviluppate, 1.102 milioni di euro per le regioni in transizione, e 22.334 milioni di euro per le regioni meno sviluppate (prezzi correnti). Alla quota comunitaria si aggiungerà il cofinanziamento nazionale a carico del Fondo di rotazione di cui alla legge n. 183 del 1987, preventivato nel d.d.l. per la formazione del bilancio annuale (Legge di Stabilità per il 2014) nella misura di 24 miliardi di euro, nonché la quota di cofinanziamento di fonte regionale da destinare ai POR (quantificabile in una cifra pari al 30 per cento del cofinanziamento complessivo del programma», cioè circa 5 miliardi di euro).
«Alle risorse sopra accennate - ha aggiunto Trigilia - si aggiungeranno anche quelle del Fondo Sviluppo e Coesione, il cui rifinanziamento per il periodo 2014-2020 è previsto nel disegno di legge di Stabilità per il 2014 per un importo complessivo nel settennio di programmazione di circa 55 miliardi di euro: una parte rilevante di queste risorse dovrebbe essere destinata, nella proposta del Ministro per la Coesione Territoriale, alle Amministrazioni centrali nella proporzione del 60% (nel ciclo in corso la proporzione è del 50%). Inoltre, il Fondo opererà per investimenti pubblici destinando l'80% delle risorse alle regioni del Centro-Sud e il 20% al Centro-Nord.

Trigilia ha inoltre ricordato «che nei prossimi giorni verrà messo a punto lo statuto dell'agenzia che si occuperà dei Fondi Ue insieme ad esponenti delle Regioni che apporteranno il loro fattivo contributo. Questo a conferma - ha concluso Trigilia - della volontà del Governo di non voler accentrare l'erogazione delle risorse sul territorio nazionale».




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