Lavori Pubblici

Ok al bilancio Ue: 23 miliardi all'efficienza energetica, 29 alle infrastrutture

Pierluigi Boda

Per l'Italia 29,2 miliardi (32 mld a valori correnti) per i programmi strutturali (Pon e Por): il 5% del Fesr dovrà andare a programmi integrati di sviluppo urbano sostenibile

Il Parlamento Europeo ha approvato oggi a larga maggioranza - 537 voti a favore, 126 contrari – il bilancio settennale che fissa i tetti di spesa dell'Unione Europea per il periodo 2014-2020. A due anni e mezzo dalla proposta iniziale, il negoziato con gli Stati Membri si è protratto fino a rasentare il limite oltre il quale sarebbe scattato l'esercizio provvisorio. Il via libera del Parlamento, a cui seguirà il passaggio formale in Consiglio il prossimo 2 dicembre, ha scongiurato definitivamente l'ipotesi e dal primo gennaio 2014 le politiche europee potranno mobilitare fino a un massimo di 908,4 miliardi di euro (tetto per i pagamenti a prezzi 2011) in sette anni, mentre per gli impegni il tetto è fissato a 960 miliardi di euro. Tra le priorità assolute della nuova programmazione spiccano le politiche urbane e la transizione verso la "low carbon economy".

Efficienza energetica e rinnovabili
La Commissione stima che almeno 23 miliardi di euro andranno a finanziare progetti nei settori delle energie rinnovabili, dell'efficienza energetica, delle reti intelligenti, della mobilità urbana e attività di ricerca e innovazione in sinergia col nuovo programma quadro, Horizon 2020, che mobiliterà altri 6,5 miliardi di euro per iniziative in queste aree d'intervento. Questi investimenti interverranno in un quadro normativo radicalmente trasformato rispetto al periodo di programmazione precedente. In particolare, gli stati membri sono chiamati a implementare la nuova direttiva sulle rinnovabili (2009/28/EC), che introduce l'obiettivo del 20% della produzione entro 2020 e l'obbligo di dotarsi di piani nazionali d'azione ad hoc; la direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici (2010/31/EU), che introduce nuovi standard e riferimenti per le politiche del settore, come gli edifici ad impatto energetico quasi zero; la direttiva sull'efficienza energetica (2012/27/EU) che, tra le altre misure, stabilisce l'obbligo per i paesi membri di ristrutturale ogni anno il 3% degli edifici pubblici utilizzati dell'amministrazione centrale.

Reti transeuropee
Tra le maggiori novità del nuovo bilancio va segnalato il "meccanismo per collegare l'Europa" (Connecting Europe facility), un fondo ad hoc per l'adeguamento delle reti transeuropee (TEN) con una dotazione di 29,3 miliardi di euro, distribuiti fra trasporti (23,2, di cui 10 miliardi provenienti dal Fondi di Coesione, dedicato ai paesi dell'Europa orientale), l'energia (5,12) e telecomunicazioni (un miliardo). Nello stesso giorno del via libera al bilancio, la plenaria ha adottato il rapporto che recepisce il compromesso raggiunto con gli stati membri su questo specifico strumento e le linee guida per le reti TEN. Tra i capitoli più dibattuti c'è sicuramente quello dei tetti al cofinanziamento europeo individuati per i diversi settori. Il Parlamento ha ottenuto di elevare al 40% il tasso massimo di cofinziamento UE per gli interventi sull'interoperabilità delle reti e al 50% per gli investimenti relativi alle "autostrade del mare" (porti, ecc.). Nel settore dell'energia, il tetto al cofinanziamento è fissato di norma al 50% ma può arrivare al 75% nel caso di progetti con un elevato impatto sulla sicurezza energetica europea o che includono soluzioni altamente innovative. I primi bandi saranno pubblicati nei primi mesi del 2014.

Sviluppo urbano
I fondi strutturali, che rappresentano oltre un terzo del nuovo budget (325 miliardi di euro a prezzi 2011, pari al 34%), si confermano come il principale strumento di intervento nel settore edilizia sostenibile e delle infrastrutture urbane. Per l'Italia la dotazione complessiva ammonta a 29,2 miliardi di euro (di cui circa 20 andranno alle regioni del Mezzogiorno).
Decisivi saranno i programmi operativi del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (FESR), i cui regolamenti presentano novità importanti. Innanzitutto è stata introdotta una soglia minima di risorse da investire sullo sviluppo urbano sostenibile (5% della dotazione nazionale). Gli interventi andranno realizzati attraverso il nuovo strumento degli Investimenti Territoriali Integrati (ITI), che consentono di mobilitare fondi provenienti da diversi assi prioritari o da differenti programmi e hanno un modello gestionale semplificato.
Nei nuovi regolamenti FESR, inoltre, è stato inoltre cancellato l'attuale limite del 4% agli investimenti sull'efficienza energetica degli edifici mentre sono state elevate le soglie minime di investimento su rinnovabili ed efficienza (da un minimo del 6% per le regioni con PIL pro capite al di sotto del 75% della media UE, al 20% fissato per quelle con PIL pro capite oltre il 90% della media UE). Da segnalare, inoltre, l'accento posto sul ruolo della BEI in questo settore, con una programmazione dei fondi strutturali sempre più integrata con strumenti di credito agevolato e fondi di garanzia per mobilitare risorse private.


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