Lavori Pubblici

Legambiente: 6.633 comuni a rischio frana o alluvione

Di fronte alla tragedia avvenuta in Sardegna, Legambiente chiede interventi immediati di messa in sicurezza del Paese, dove 5 milioni di cittadini vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio idrogeologico e 6.633 comuni hanno all'interno del territorio aree ad elevato rischio di frana o alluvione. E ricorda che le precipitazioni sempre più intense e frequenti per i cambiamenti climatici in atto, in un territorio reso più vulnerabile dal consumo di suolo e gestito solo attraverso interventi urgenti di riparazione, sono le cause del problema che vanno affrontate ora, in Sardegna come nel resto d'Italia.

«A cominciare dai fondi stanziati per la prevenzione dei danni causati dal dissesto idrogeologico - dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - che debbono essere adeguati alla realizzazione dell'unica grande opera veramente necessaria per il Paese, e non possono essere limitati, per il 2014, a quei 30 milioni previsti dalla Legge di stabilità in discussione al Senato. Così come bisogna rivedere le politiche dei tagli che hanno indebolito gravemente un sistema di protezione civile regionale che fino ad oggi si era dimostrato efficiente e adeguato per rispondere alle emergenze».

In dieci anni l'area dei territori coinvolti da frane e alluvioni è raddoppiata, passando da 4 regioni coinvolte annualmente alla media attuale di 8. Ma negli ultimi dieci anni, fa sapere Legambiente, sono stati spesi per la prevenzione solo 2 miliardi di euro. Cifra identica a quella spesa solo per far fronte alle emergenze principali causate dal dissesto idrogeologico negli ultimi tre anni. Adeguati fondi per la prevenzione però, denuncia l'associazione del cigno verde, non sembrano arrivare nemmeno quest'anno. La legge di stabilità infatti sblocca 1,3 miliardi di euro per interventi immediatamente cantierabili in attuazione degli accordi di programma fatti negli anni scorsi con le Regioni per far fronte alla somma urgenza e ne stanzia di nuovi solo 180 milioni in tre anni cosi' divisi: 30 milioni per il 2014, 50 per il 2015 e 100 per il 2016.

«A livello nazionale abbiamo bisogno di investimenti veri e duraturi per mettere in campo un'azione di difesa del suolo e rilanciare la riqualificazione fluviale, la manutenzione ordinaria e la tutela del territorio come elementi strategici delle politiche di prevenzione, abbandonando la logica del ricorso a sole opere di somma urgenza - aggiunge Cogliati Dezza - mentre a livello globale, ci auguriamo che l'occasione della conferenza dell'Onu sul clima in corso a Varsavia sia sfruttata adeguatamente per decidere un'azione risolutiva per la riduzione di Co2 e la mitigazione dei cambiamenti climatici in atto».


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