Lavori Pubblici

Corte Ue, fondi Fesr revocabili se entro 5 anni ci sono modifiche all'opera o alla gestione

Alessandro Arona

Sentenza su interventi nel porto di Ancona - Le «modifiche sostanziali» entro cinque anni che giustificano la revoca dei fondi possono esssere in corso di realizzazione, ma anche nella fase del servizio

La revoca dei finanziamenti europei Fesr per «modificazioni sostanziali» entro i cinque anni dall'approvazione del progetto da parte dell'autorità nazionale di gestione può scattare non solo nel corso della realizzazione dell'opera stessa, ma anche nella fase di gestione, se cioè questa è difforme in modo sostanziale da quanto previsto al momento della concessione del finanziamento.
E' quanto stabilito dalla Corte di giustizia europea nella sentenza di ieri nella causa C-338/12, relativa al Comune di Ancona, per interventi sul porto.

La Corte ha dichiarato che determinano revoca delle operazioni ammesse al finanziamento tanto le modifiche nel corso della realizzazione di un'opera quanto quelle successive, in particolare nella fase della gestione dell'opera stessa, nel corso del termine di cinque anni.

Per "modifica" si intende tanto quella fisica (l'opera realizzata non è conforme a quella indicata nel progetto ammesso al finanziamento), quanto quella funzionale (l'utilizzo di un'opera per attività diverse da quelle inizialmente previste nel progetto ammesso al finanziamento, tale da ridurre in modo significativo la capacità dell'operazione di raggiungere l'obiettivo attribuitole).

Altro tema oggetto della causa era se il diritto dell'Unione consenta l'attribuzione diretta (senza una procedura ad evidenza pubblica) di una concessione di servizio pubblico relativa ad un'opera, allorché detta concessione non sia tale da generare entrate nette consistenti né posizioni di indebito vantaggio per il concessionario o all'autorità pubblica concedente.
La Corte ha risposto che il diritto Ue non osta all'attribuzione senza procedura ad evidenza pubblica di una concessione di servizi pubblici relativa ad un'opera, purché siffatta attribuzione risponda al principio di trasparenza il cui rispetto, senza necessariamente comportare un obbligo di far ricorso ad una gara, deve consentire a un'impresa avente sede nel territorio di uno Stato membro diverso da quello dell'autorità concedente di avere accesso alle informazioni adeguate relative alla concessione in parola prima che essa sia attribuita, di modo che tale impresa, se lo avesse desiderato, sarebbe stata in grado di manifestare il proprio interesse ad ottenere detta concessione. Spetta al giudice del rinvio verificare detta situazione.

Per poter valutare se l'attribuzione di una concessione non generi entrate rilevanti per il concedente o indebiti vantaggi per il concessionario, non è necessario verificare previamente se l'opera abbia subito una modifica sostanziale.


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