Lavori Pubblici

Gronda di Genova, firmata la Via. Ma anche senza intoppi i cantieri partiranno nel 2017

Jada C. Ferrero

Il Ministro dell'Ambiente Orlando ha approvato la Valutazione di impatto ambientale sul progetto definitivo, ma ora si aprirà la conferenza di servizi, con comitati «No Gronda», il sindaco di Genova contrario, la Regione critica su compensazioni e terre da scavo

Passo avanti della Gronda autostradale di Genova, raddoppio in variante di un tratto congestionatissimo della rete esistente gestito da Autostrade per l'Italia, opera prevista nell'atto aggiuntivo Stato-Aspi del 2002-2004 ma finora mai approvata, dopo anni di tira e molla sul tracciato.
Il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando ha firmato la Valutazione di impatto ambientale (Via), dopo il parere - positivo con prescrizioni - formulato in giugno dalla Commissione tecnica Via.
Opera da 3,2 miliardi, con sviluppo di nuovo tracciato per circa 33 km (il 90% in galleria), la Gronda, pezzo forte di un più ampio progetto di potenziamento del nodo genovese, va ora incontro alla Conferenza dei servizi, con Comune, Regione, società Autostrade. Previsti 8 anni di lavori, e scavi imponenti: 11 milioni di metri cubi da estrarre e gestire. Obbiettivo: ridisegnare quel coacervo autostradale in cui si intersecano, spesso in città, tratti delle A7-A10-A12, fluidificando anche il traffico da/per il porto.

Il progetto, di cui si parlava anche prima della convenzione del 2002, era stato affinato tramite una innovativa procedura di débat public, d'ispirazione francese, ma sperimentale e volontaria, applicata qui nel 2009 per la prima volta in Italia su una grande opera. Fra i 5 ipotetici itinerari, ne è emerso un sesto, ricavato nell'entroterra, a nord dell'attuale, che ottimizza le possibilità: strada facendo, i tecnici di Spea, controllata di Autostrade, hanno riformulato in più parti l'elaborato, da "preliminare avanzato", fino al progetto definitivo.

La procedura di Via era iniziata nel 2011. L'ultima integrazione, prima dell'estate, concerneva il piano di utilizzo delle terre da scavo (alla luce del D.m. 161/2012).
L'assessore alle Infrastrutture della Regione Liguria, Raffaella Paita ha già scritto a Roma, auspicando che «il ministero delle Infrastrutture proceda al più presto a indire la conferenza dei servizi, per affrontare le questioni di merito. Al tavolo, che metterà a fuoco dettagli e aspetti come le compensazioni, porteremo le nostre proposte di miglioramento».

Il timing potrebbe essere il seguente: chiusura della conferenza a fine 2014, presentazione del progetto esecutivo e suo passaggio ai vari enti coinvolti nel 2015, gare di appalto nel 2016, lavori dal 2017 al 2025.

Tuttavia è improbabile una strada liscia. L'opera divide. Esistono comitati No Gronda, come pure Pro Gronda (disceso in piazza a Genova il fronte imprenditoriale favorevole, comprese Confindustria e Camera di commercio). D'altro canto l'opzione zero non è mai entrata nel débat public, cosa che i detrattori contestano. Ma si partiva da una convenzione Anas-Aspi firmata, dunque un contratto già vincolante, e ciò ha ristretto il campo d'azione dell'esperimento, in più sedi citato da Aspi come valida opportunità sociale replicabile.

Peraltro, in Liguria esiste un "fluidificante" normativo, la Lr 39/2007, promulgata per facilitare le grandi opere. Pone tra l'altro a carico del soggetto realizzatore compensazioni per i residenti sloggiati: oltre 40mila euro ad alloggio, cash che va a chi fisicamente abita nella casa "interferita", fosse anche un inquilino.

Il tracciato scaturito dal débat è il meno impattante fra le 5 ipotesi: 164 alloggi coinvolti, di cui 71 certamente interferiti e 93 potenzialmente espropriandi, più una cinquantina di attività imprenditoriali, mentre l'alternativa più estrema si spingeva a 859 abitazioni impattate.
L'esperimento sociale del débat era stato lanciato dal precedente sindaco Marta Vincenzi. L'attuale, Marco Doria (indipendente sostenuto da Sel), docente universitario, non ha mai apertamente sostenuto l'infrastruttura, esprimendo anzi plurime riserve. La stessa Regione Liguria, pur favorevole all'opera, nel suo parere sulla Gronda (Dgr 1345 dell'11 novembre 2011), ne approvava la valenza trasportistica, ma ne censurava diverse lacune di tipo ambientale.
Fra i nodi da sciogliere: l'intera partita delle compensazioni; gli 11 milioni di mc di detriti da trattare (ne furono scavati 8 per l'Eurotunnel sotto la Manica); la grande incognita della quantità di rocce amiantifere presenti. Le aree, inoltre, non sono lontane dagli incipienti lavori per il terzo valico, altra mega-opera (6,1 miliardi), a questo punto in sostanza semi-concomitante.


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