Lavori Pubblici

Ance Puglia, fondi ex Fas opportunità per rilancio costruzioni nel Mezzogiorno

In uno scenario di riduzione degli investimenti statali per infrastrutture (- 61% rispetto al 1990) e delle spese in conto capitale (- 43%), a fronte di un aumento delle spese correnti (+ 30%), i fondi strutturali ed FSC (ex-FAS), che rappresentano il 40-45% dei fondi destinati alle infrastrutture, costituiscono un'opportunità imperdibile per il rilancio del comparto delle costruzioni e dell'economia pugliese e del Mezzogiorno. E' questo il dato principale emerso dalla due giorni di eventi dell'Ance, l'associazione dei costruttori edili, che hanno visto Lecce al centro di un settore che, pur nel pieno della crisi, inizia a intravedere la luce in fondo al tunnel. «Il nuovo periodo di programmazione – ha spiegato Nicola Delle Donne, presidente Ance Puglia durante il convegno «Fare crescita, lavori in corso», che si è svolto stamane nella città salentina - rappresenta un'irrinunciabile opportunità per il rilancio del settore. Tra le previsioni di spesa dei fondi strutturali per il periodo 2014 – 2020 appaiono prioritarie la rigenerazione di aree degradate o dismesse e la riqualificazione urbana» ma è essenzionale «la semplificazione di norme troppo stringenti per rendere più agevoli gli iter per l'accesso ai fondi a disposizione». Dalla relazione del vicedirettore generale Ance Antonio Gennari è emersa, tra l'altro, la paradossale situazione della Regione Puglia che, se volesse rispettare allo stesso tempo le scadenze fissate dall'Europa per l'utilizzo dei fondi europei e FSC (ex-FAS) della programmazione 2007 – 2013 ed il patto di stabilità interno, dovrebbe utilizzare il 99% della sua capacità di spesa nel 2015, rinunciando a ogni altro tipo di spesa, dagli stipendi al trasporto pubblico.
«Il Paese ha urgente bisogno di interventi per la messa in sicurezza del territorio, delle scuole, degli edifici pubblici – ha concluso il presidente nazionale dell'Ance Paolo Buzzetti, aggiungendo che «nella Legge di stabilità ci troviamo di fronte a una coperta troppo corta. Le risorse messe in campo, infatti, non sono ancora sufficienti, questo perché i vincoli europei del 3% del deficit pesano sulla manovra italiana. Se non superiamo questo stallo rivedendo i limiti imposti al patto di stabilità interno e applicando una vera golden rule per gli investimenti rischiamo di consegnare il Paese all'immobilismo. Sarebbe paradossale, infatti, se proprio a causa di questi vincoli non potessimo sfruttare i 111 miliardi di euro di fondi strutturali e FAS della programmazione 2014-2020 per portare avanti un piano di infrastrutture utili per i cittadini e risollevare l'economia».


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