Lavori Pubblici

Sorpresa: il Maxxi è «incompiuto», la Vela di Calatrava no

Mauro Salerno

L'elenco dei cantieri interrotti pubblicato dal ministero cita tra i cantieri da terminare il museo inaugurato da Zaha Hadid nel 2010, dimenticando la Città dello sport ormai ridotta a uno scheletro d'acciaio sulla Roma-Napoli

Non si sa se le strade della burocrazia siano infinite, di certo però portano lontano dalla realtà. Basta guardare l'ultimo nato in casa Infrastrutture, l'anagrafe delle opere incompiute. Nome ambizioso per un elenco a prima vista incompleto come i lavori che dovrebbe censire.

Non serve un esperto di cantieri pubblici per scovare le "magagne" dell'operazione avviata con il decreto Salva Italia che segnò il debutto del Governo Monti nell'autunno del 2011. Il caso più macroscopico arriva da Roma dove tra le incompiute di rilevo nazionale viene citato il Maxxi, il Museo delle arti progettato da Zaha Hadid e inaugurato nella primavera del 2010. Manca, sottolinea con pignoleria l'elenco, la realizzazione di un centro documentazione oltre a opere complementari per un importo di 3,6 milioni, rispetto ai quasi 150 spesi per portare a termine il cantiere.

Peccato che il museo sia perfettamente funzionante e non pare abbia bisogno di cambi di destinazione d'uso o valorizzazione immobiliare, che invece sarebbe l'obiettivo dell'operazione messa in piedi dal governo: scovare gli scheletri di cemento sparsi sul territorio nazionale - tra i quali, per quanto realizzato in calcestruzzo a vista, sembra difficile includere il Maxxi operativo da più di tre anni - per proporre il completamento o uno sfruttamento alternativo, stabilendo priorità e finanziamenti.

Proprio quello di cui avrebbe invece bisogno - con una decisa iniezione di fondi - la cosiddetta vela di Santiago Calatrava, altra grande opera firmata da un'archistar a Roma. Il cantiere interrotto per mancanza di fondi - secondo le ultime stime ne servirebbero circa 400 su una spesa totale lievitata negli anni a 600 - avrebbe dovuto far nascere una Città dello sport nell'area universitaria di Tor Vergata a Roma in tempo per ospitare i mondiali di nuoto del 2009. Al suo posto c'è solo un'immenso scheletro d'acciaio a due passi dall'imbocco della Roma Napoli. Quasi impossibile da ignorare (guarda le foto ): eppure nell'elenco non ce n'è traccia.

Così come tra le 267 opere incluse nell'«anagrafe» non c'è testimonianza dei lavori mai terminati in Sicilia (dove pure il comune di Giarre si è guadagnato il titolo di capitale dell'incompiuto a causa di diverse opere mai portate a termine) o la Campania, dove il caso vuole che vengano citati solo due micro-cantieri a Calvi Risorta (Caserta), sorvolando su maxi-opere al palo da anni come l'interporto di Battipaglia o l'ospedale del Mare di Napoli, che doveva terminare nel 2008 e (forse) sarà terminato nel 2015 dopo un blocco dei lavori di circa due anni.

Nessun indizio di incompiute anche in Lombardia, Liguria, Trentino, Emilia Romagna e Sardegna. All'appello manca anche Bolzano, ma qui ci si stupisce di meno: complicato imbattersi in uno scheletro abbandonato in un territorio all'avanguardia per la qualità progettuale e l'innovazione nel settore delle costruzioni.

Difficile invece credere che la maggior parte delle incompiute laziali si concentri nei comuni di Sant'Andrea e Sant'Ambrogio del Garigliano (1.601 e 976 abitanti in provincia di Frosinone) come sembrerebbe emergere dall'elenco spedito dall'osservatorio dei lavori pubblici del Lazio. A meno di non pensare che per rilanciare il motore dell'edilizia e tamponare il degrado del nostro territorio sia necessario ripartire dai «lavori di realizzazione di un parco giochi in località Fontana Giardino» o realizzare finalmente la palestra del centro sociale anziani a Vico nel Lazio.


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