Lavori Pubblici

Per i cantieri 6 miliardi, un terzo su cinque grandi opere

Mauro Salerno

Priorità a Mose, Brescia-Padova, Napoli-Bari, ferrovia Adriatica e Salerno-Reggio Calabria. Partono anche i programmi per la dfesa del suolo (180 milioni), i deopuratori (90 milioni) e la bonifica di discariche abusive (60 milioni)

Poco meno di 2 miliardi per finanziare cinque maxi-cantieri. Poco più di un miliardo destinato alla manutenzione straordinaria del territorio: tra reti stradali e ferroviarie, misure anti-dissesto, interventi di carattere ambientale. In più l'anticipo dei fondi per la ricostruzione privata in Abruzzo, spalmati su sei anni dal decreto emergenze (in tutto 1,2 miliardi) insieme a 15 milioni freschi per gli interventi post-sisma nell'area del Pollino, parco tra Calabria e Basilicata colpito dagli eventi sismici dell'ottobre del 2009. Nell'elenco trovano posto anche i 500 milioni destinati all'acquisto di autobus (300 milioni) e treni (200 milioni) per il trasporto pubblico locale e le risorse per 1,6 miliardi del fondo coesione e sviluppo. Somme derivanti dalla programmazione 2014-2020 (per 54,8 miliardi) nei tre anni di orizzonte della manovra. Risultato: il pacchetto infrastrutture conquista circa 6,3 miliardi di investimenti sui 27,3 pianificati dalla manovra del governo.

Forse non è la scossa decisiva, lo "start" capace di riavviare immediatamente il motore inceppato dei cantieri. E i numeri, va detto, potranno ballare ancora nella dialettica destinata a innescarsi tra governo e maggioranza nel passaggio parlamentare. Ma osservata dal recinto delle possibilità di cassa imposto dalla crisi e dai vincoli europei, la cifra rappresenta da sola un segnale di continuità rispetto alla politica di attenzione verso il settore inaugurata con il decreto Fare e finora riconosciuta al governo, in particolare al ministro Lupi, dagli stessi costruttori.

A fare la parte del leone, ancora una volta sono le grandi opere ferroviarie e stradali. I cinque maxi-cantieri citati nel Ddl stabilità assorbono da soli fondi per 1.961 milioni. Si tratta dei 340 milioni per realizzare uno dei lotti mancanti dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria, il secondo stralcio del Macrolotto 4 (fra il viadotto Stupino e lo svincolo di Altilia in Calabria), e i 401 milioni attesi dal Consorzio Venezia Nuova per completare il Mose entro il 2016 (di cui 120 però rappresentano il semplice ripristino del taglio dovuto alla copertura del decreto Imu).
Il progetto alta velocità ferroviaria ottiene altri 720 milioni di euro (120 milioni all'anno dal 2014 al 2020, ma subito impegnabili) destinati alla Brescia-Verona e le due tratte non finanziate della Napoli-Bari Apice-Orsara e Frasso telesino-Vituliano. La norma autorizza la realizzazione delle due opere per "lotti costruttivi", ciascuno di valore non inferiore al 10% del costo totale delle opere.

Risorse aggiuntive sono anche quelle destinate al potenziamento della dorsale ferroviaria adriatica: 400 milioni capaci di coprire l'adeguamento della linea Bologna-Lecce. Infine altri 100 milioni vanno alla Cancello-Frasso, un tratto della Napoli-Bari, anche in questo caso in ristoro del taglio effettuato dal Dl 102/2013.

Un capitolo importante del decreto riguarda la manutenzione delle reti. All'Anas vanno 335 milioni, il minimo sindacale per gli interventi straordinari da programmare nel 2014. Sulle ferrovie vengono invece dirottati 400 milioni, somma anche in questo caso inferiore alle attese. Cinquecento milioni finiranno invece nell'acquisto di autobus e treni per il trasporto pubblico locale. Nel primo caso si tratta di 100 milioni all'anno tra 2014 e 2016. Nel secondo di 200 milioni per il solo 2014.

Nel provvedimento fa capolino anche la difesa del suolo, ma siamo lontani dalle cifre da capogiro che sarebbero necessari per mettere in sicurezza un territorio piagato da frane e alluvioni. Per ora ci sono 180 milioni in tre anni per interventi anti-dissesto, oltre a 90 milioni per rafforzare la rete dei depuratori e 60 milioni per la bonifica delle discariche abusive.
Il Ddl di stabilità garantisce inoltre gli attesi 54,8 miliardi di euro per il periodo 2014-2020 (100 milioni nel 2014, e 500 nel 2015, un miliardo nel 2016) per il Fondo sviluppo e coesione (ex Fas), di cui l'80% nel Sud e il 20% nel Centro-Nord.

Quanto alle opere di ricostruzione viene anticipata la possibilità di utilizzare i fondi stanziati dal decreto emergenze (1,2 miliardi, suddivisi in tranche da 197,2 milioni) per la ricostruzione privata. Non si tratta dunque di nuovi finanziamenti. Che arrivano invece sul Pollino. Si tratta solo di 15 milioni: ma con la garanzia, sempre utile di questi tempi, che i pagamenti alle imprese sono esclusi dal patto di stabilità interno.


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