Lavori Pubblici

Proroga ecobonus, fondi Ue, pagamenti Pa, risorse alle infrastrutture: ecco i nodi sui tavoli della legge di stabilità

Giorgio Santilli

Parte la settimana della legge di stabilità. Molte le partite aperte per i settori della casa e delle infrastrutture e non è detto che tutte si risolvano in questa tornata: per molte la soluzione potrebbe arrivare da qui a fine anno.

Parte la settimana della legge di stabilità, che dovrebbe andare domani all'esame del Consiglio dei ministri e arrivare poi - dopo il consueto tran tran di bozze riviste, corrette, modificate - in Parlamento. Dovrebbe essere, se il premier Enrico Letta e il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni terranno fede agli impegni, il cambio di passo per una nuova stagione di sviluppo. Molte le partite aperte per i settori della casa e delle infrastrutture e non è detto che tutte si risolvano in questa tornata che, in fondo, è solo, l'avvio di un percorso destinato a concludersi - tra iter parlamentare della legge di stabilità in senso stretto e decreti collegati - a fine anno. Così ci si aspetta una decisione per la proroga oltre il 31 dicembre degli strumenti in questo momento più potenti nel sostegno al mercato edilizio: i bonus fiscali del 50% per la ristrutturazione edilizia e del 65% per il risparmio energetico. La situazione è nota: se non si deciderà, dal 1° gennaio i due sgravi fiscali si ridurranno a uno, limitato al 36%. La stabilizzazione legislativa già prevista dall'ordinamento porterebbe a questo risultato.

Soluzione cercasi per i bonus fiscali. La Camera dei deputati, con la risoluzione Realacci-Capezzone approvata all'unanimità, ha già fatto sentire la propria voce con la richiesta di una proroga dell'ecobonus del 65% esteso anche agli interventi di prevenzione sismica, come è stato dal 4 agosto 2013. Difficile che il Governo decida di varare la proroga "integrale" così come la chiede la Camera ed è difficile pure che decida di inserirla già ora nella legge di stabilità. Le indiscrezioni di corridoio azzardano una soluzione che contempli le esigenze di cassa del Tesoro con lo stimolo alla riconversione verde del settore edilizio: si potrebbe tornare al 36% per il bonus ristrutturazioni e tenere al 55% quello per il risparmio energetico, mantenendo sostanzialmente inalterato il differenziale (e leconvenienze) fra i due strumenti.

Quel che è quasi certo è che questa soluzione o un'altra che abbia il via libera dal Tesoro sarà inserita nella legge di stabilità (o in un decreto collegato) solo a ridosso della fine dell'anno, come è sempre stato per la proroga di questi strumenti. A chiederlo, d'altra parte, sono anche le imprese che contano di sfruttare l'accelerazione dei lavori data dalla scadenza di fine anno.

Pagamenti Pa. Un'altra partita tutta da giocare per le imprese e i professionisti delle costruzioni è quella dell'accelerazione dei pagamenti della Pa a fornitori e appaltatori. L'Ance, che ha messo in piedi il più accurato Osservatorio in materia di pagamenti, apprezza la celerità con cui si sta attuando il decreto 35/2013 del Governo Letta che ha sbloccato i pagamenti dell'arretrato. Sostiene però che dei 40 miliardi messi a disposizione da quel decreto (poi portati a 47 dal decreto legle sulla prima rata dell'Imu) solo 7 andranno al settore degli investimenti e quindi delle costruzioni, mentre la fetta maggiore andrà alla spesa corrente del settore sanitario. L'Ance stima in 19 miliardi il complesso dei debiti della Pa con il settore e denuncia quindi uno scoperto di 12 miliardi per completare il pagamento di tutti gli arretrati, come chiede anche il vicepresidente della commissione Ue, Antonio Tajani. La Ragioneria ribatte che l'entità del debito non è stimabile a oggi e frena sulle stime dell'Ance. Fatto sta che i costruttori chiedono che nella legge di stabilità sia messa a disposizione una nuova fetta di finanziamenti (e allentamenti del patto di stabilità) per gli enti locali, utilizzando gli stessi strumenti del primo decreto (che sta funzionando bene). Il Tesoro nicchia, la questione non sembra ancora avviata a soluzione.

I fondi Ue e le flessibilità europee. La terza partita riguarda i fondi europei e le flessibilità garantite dalle regole Ue sul finanziamento degli investimenti e sulla sottrazione delle spese cofinanziate dalla Ue dal patto di stabilità degli enti locali. Il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, ha fatto una battaglia che è ancora in attesa di un risultato. Inserire nella quota di investimenti "nettizzabili" rispetto al deficit tutte le opere Ten che si realizzano in Italia. La partita è aperta e ne dovrebbe discutere il Consiglio dei Trasporti di mercoledì. 16 ottobre sulla base di una lettera inviata in tema dal commissario Ue agli Affari economici e monterai, Olli Rehn. Per ora dalla Ue sono arrivati segnali di disponibilità soltanto per l'esclusione dal patto di stabilità dei cofinanziamenti nazionali alle opere finanziate con fondi strutturali Ue. Non è comunque poco, considerando che restano da spendere 30 miliardi (di cui una decina di cofinanziamento nazionale) del ciclo 2007-2013 e altri 28 miliardi di fondi Ue del ciclo 2014-2020.

A proposito di questo nuovo ciclo di programmazione, dalla legge di stabilità dovrebbe arrivare una prima parola di verità sull'entità del cofinanziamento nazionale: finora è sempre stato del 50% e quindi sarebbe di 28 miliardi. Inoltre nella programmazione entra anche il Fondo sviluppo e coesione (Fsc), l'ex Fas, che dovrebbe finanziare in particolare le infrastrutture (escluse in questa tornata dai fondi Ue in senso stretto). Il ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia, aveva parlato di altri 50 miliardi di finanziamenti circa nel periodo 2014-2020. Vediamo se nella legge di stabilità per lo sviluppo arriveranno i primi chiarimenti.

Le infrastrutture. La quarta partita è quella forse più concreta nelle bozze della legge di stabilità. Poca certezza sulle cifre finali, è tuttavia aperto da settimane un dialogo fra Economia e Infrastrutture sulle risorse da destinare alle opere pubbliche grandi e piccole. Per ora conosciamo il quadro delle richieste più importanti delle Infrastrutture e solo a Ddl approvato si potrà capire quanto sia entrato e quanto sia rimasto fuori. La priorità per il ministero delle Infratsrutture è il recupero dei fondi sottratti con gli ultimi provvedimenti dall'Economia a Fs e Anas. Le Ferrovie sono la priorità numero uno. Il ripristino delle somme cancellate ammonterebbe a 720 milioni cui si aggiungerebbero 200-300 milioni per i nodi ferroviari, 100 milioni per la Cancello-Frasso Telesino e una cifra non ancora precisata (intorno ai 200milioni) per far partire i lotti costruttivi della Brescia-Padova e della Napoli-Bari. Per l'Anas, oltre alla restituzione di 85 milioni sottratti recentemente, il piano prevede 333 milioni per tre anni sul contratto di programma, una seconda tranche da 300 milioni per il piano ponti e gallerie, 340 milioni per uno dei megalotti mancanti della Salerno-Reggio Calabria. Cambiando genere, ci sarebbero 301 milioni di ripristino per completare il Mose , una seconda tranche da 100 milioni per il «piano dei seimila campanili» e un finanziamento pluriennale per 200-300 annui al piano di acquisto di autobus per il trasporto pubblico locale nelle grandi città.


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