Lavori Pubblici

Nella «manovrina» 5 milioni per risarcire le imprese danneggiate dai No Tav

Maria Chiara Voci

I fondi saranno distribuiti sulla base di un regolamento, pronto in un mese. Coprono i danni per materiali, attrezzature e beni strumentali causati alle impegnate in Valsusa o coinvolte in altre opere strategiche

L'Esecutivo tende la mano alle imprese coinvolte nei cantieri della Torino-Lione e che sono nel mirino delle frange estremiste della protesta No Tav. E mette a disposizione fino a cinque milioni per risarcire chi ha subito danneggiamenti.

La misura, inserita all'articolo 7 della manovrina passata sul tavolo del Consiglio dei Ministri, arriva non senza aver suscitato un dibattito. La previsione degli indennizzi, che era stata introdotta in fase di conversione del Dl sul femminicidio, è stata successivamente stralciata dalla V commissione bilancio della Camera. Un tira e molla che, appena ieri, aveva indotto la Regione Piemonte a "sostituirsi" allo Stato e lanciare un proprio fondo di 1,8 milioni coperto con le risorse recuperate dalla procura di Torino per centinaia di truffe subite dalla finanziaria regionale Finpiemonte, tra il 2003 e 2011, sui contributi a fondo perduto erogati per siti web e voucher fiere.


I cinque milioni messi ora a disposizione dallo Stato e che saranno distribuiti sulla base di uno speciale regolamento, pronto in un mese, coprono i danni per materiali, attrezzature e beni strumentali e saranno erogati in caso di delitti non colposi, causati alle ditte che stanno lavorando in Valsusa per la Torino-Lione o che sono coinvolte in altre grandi opere strategiche. Attentati che, nelle ultime settimane, sotto la Sacra di San Michele si sono succeduti con un'altissima frequenza e con l'obiettivo di rallentare la realizzazione degli savi esplorativi per l'alta capacità ferroviaria.

Al contrario, la parallela misura varata dalla Regione Piemonte, ha l'obiettivo di favorire l'accesso a mutui con tassi agevolati agli imprenditori valsusini impegnati nei lavori della Tav, che non riescono a farsi assicurare, perché le compagnie di tradizionali considerano troppo rischiosa la copertura, oppure non sono in grado da sole di ottenere aiuti dalle banche.


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