Lavori Pubblici

Truffa per il porto di Molfetta, arresti e sequestri dopo la denuncia di Condotte all'Authority

A.A.

Il nuovo porto commerciale di Molfetta, per il quale sono stati erogati 147 milioni di euro di fondi pubblici, é stato sequestrato dai militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza e del Corpo forestale dello Stato di Bari su disposizione del gip del tribunale di Trani, Francesco Zecchillo. Sequestrati anche 33 milioni di finanziamenti pubblici non ancora erogati.
Due persone sono finite agli arresti domiciliari: l'ex dirigente comunale dei Lavori pubblici, Vincenzo Balducci, e il procuratore speciale della Cmc (l'azienda che si é aggiudicata i lavori
del porto) e direttore del cantiere, Giorgio Calderoni. Sono indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato, abuso d'ufficio, reati contro la fede pubblica, frode in pubbliche forniture, attentato alla sicurezza dei trasporti e violazioni ambientali. Per gli stessi reati indagata a piede libero una cinquantina di altre persone.

Tra gli indagati l'attuale presidente della commissione Bilancio del Senato, Antonio Azzollini (Pdl), all'epoca dei fatti sindaco della cittadina del Barese.

L'OPERA NON SI FARA'
«Riteniamo che difficilmente il nuovo porto di Molfetta potrà vedere la luce a causa della presenza delle migliaia di ordigni bellici che si trovano sul fondale interessati dai lavori di dragaggio». Lo ha detto il procuratore di Trani, Carlo Maria Capristo, nel corso della conferenza stampa sulla presunta truffa da 150 milioni circa legata alla realizzazione del nuovo porto commerciale di Molfetta. «Ci ha particolarmente turbato il fatto - ha detto il procuratore - che le attività poste in essere per sminare queste bombe non siano state svolte nel modo previsto. Nel recupero degli ordigni c'è stata imprudenza, sciatteria che ha portato alla creazione di una discarica nel porto».

LE INDAGINI E L'ACCUSA DI TRUFFA
Le indagini, coordinate dalla procura di Trani, hanno accertato che per la realizzazione della diga
foranea e del nuovo porto commerciale di Molfetta è stato veicolato in favore del Comune, all'epoca guidato da Antonio Azzollini, un ingente fiumè di danaro pubblico: oltre 147 milioni di euro, 82 milioni dei quali sino ad ora ottenuti dall' ente comunale, a fronte di un'opera il cui costo iniziale era previsto in 72 milioni di euro.
L'opera (appaltata nell'aprile del 2007 con consegna lavori nel marzo 2008) non solo non è stata finora realizzata a causa della presenza sul fondale antistante il porto di migliaia di ordigni bellici, ma non vi è neppure la possibilità che i lavori possano concludersi nei termini previsti dal contratto di appalto assegnato ad un'Ati composta da tre grandi aziende italiane: Cmc (capofila), Sidra e Impresa Cidonio.

Secondo l'accusa, dal Comune di Molfetta, pur sapendo dal 2005 (circa due anni prima dell'affidamento dell'appalto) che i fondali interessati dai lavori erano impraticabili per la
presenza degli ordigni, hanno attestato falsamente che l'area sottomarina erano accessibile. In questo modo si è consentita illegittimamente la sopravvivenza dell'appalto e l'arrivo di
nuovi fondi pubblici, sono state fatte perizie di variante ed è stata stipulata nel febbraio 2010 una transazione da 7,8 milioni di euro con l'Ati appaltatrice.

LA DENUNCIA DI CONDOTTE ALL'AUTHORITY
Le indagini sono state avviate dopo una segnalazione del dirigente generale dell'Authority per la Vigilanza sui contratti pubblici, per presunte irregolarità relative all'appalto per l'ampliamento del porto commerciale marittimo di Molfetta. L'Authority era stata invitata a verificare la regolarità dell'appalto su denuncia della Società Italiana per Condotte d'Acqua spà che ipotizzava una limitazione della concorrenza.
La denuncia si basava sul fatto che in una clausola del bando di gara del Comune di Molfetta veniva imposto il possesso o la disponibilità di una "daga stazionaria aspirante-refluente
dotata di disgregatore, con potenza installata a bordo non inferiore ad Hp 2.500". L'Authority ritenne fondata la denuncia e dichiarò illegittimo il bando di gara disponendo un nuovo
monitoraggio sull'appalto. Questa verifica si concluse con la contestazione di molteplici irregolarità, poi sottoposte al vaglio della magistratura penale e contabile.

TRUFFA PER SALVARE IL COMUNE DAL DEFAULT
Gran parte dei fondi pubblici stanziati per la costruzione del nuovo porto commerciale di
Molfetta è stata destinata negli anni scorsi - secondo la procura di Trani - dal Comune per alterare le poste di bilancio per fare apparire in pareggio il consuntivo comunale, per
adempiere formalmente al patto di stabilità e per evitare il rischio di default finanziario. Il particolare emerge dagli atti dell'indagine sulla presunta truffa da 150 milioni che ha
portato a due arresti e ad una sessantina di indagati tra cui ex amministratori comunali di Molfetta, tra i quali il senatore del Pdl Antonio Azzollini.

I DUE ARRESTATI
I due arrestati sono l'ex dirigente comunale ai lavori pubblici del Comune di Molfetta, Vincenzo Balducci, e il procuratore speciale della Cmc di Ravenna (azienda che si è aggiudicata l'appalto) e direttore del cantiere, Giorgio Calderoni.

FONDI STATALI USATI PER SALVARE I CONTI DEL COMUNUE
In sostanza - secondo le indagini - le precedenti amministrazioni comunali hanno compiuto un'operazione di maquillage dei conti pubblici proprio grazie all'ingente fiume di danaro pubblico destinato alla costruzione del porto. Le somme destinate all'infrastruttura marittima sono state anche impiegate per pagare i fornitori, dare incentivi al personale e pagare le spese correnti.

Tra i vari falsi contestati agli indagati, vi è anche la falsa rendicontazione al ministero
dell'Interno (del 2011) sull'ammontare complessivo dei finanziamenti ottenuti (quasi 80 milioni di euro): in questo modo - secondo i pm - si riuscì illecitamente a spuntare l'erogazione di altri 3,5 milioni. Contestata anche la frode in pubbliche forniture per la realizzazione via mare del 'Molo
Speronè.
La ditta incaricata dei lavori avrebbe fornito, anziché i più costosi massi naturali del peso singolo da 300 a 1.000 chili (massi da scogliera di prima categoria) e massi naturali del peso unitario da 3 a 7 tonnellate ciascuno (di terza categoria), semplice materiale inerte e della semplice terra derivante da attività di scavo.
Inoltre, diversamente da quanto attestato dai progettisti, l'area di espansione del nuovo porto commerciale ricadeva nella perimetrazione del Sito di interesse comunitario 'Posidioneto
San Vito-Barlettà, tutelato per la presenza della posidonia.
Le indagini hanno anche accertato che i materiali di risulta del dragaggio (compresi numerosi ordigni bellici e fusti contenenti cianuro, iprite, cloro solfonico, fosforo e disfogene) non sono
mai stati smaltiti in maniera regolare ma riversati in una colmata con conseguente pericolo per la salute umana e per la sicurezza di quanti hanno lavorato nel cantiere.

AZZOLINI SI DIFENDE: «NESSUNA TRUFFA»
«Sono pronto a chiarire tutto alla magistratura». Lo ha detto in una conferenza stampa il senatore Antonio Azzollini (Pdl), presidente della Commissione bilancio al Senato, ex sindaco di Molfetta, indagato nell'ambito dell'operazione sulla presunta maxitruffa per la costruzione del porto del comune del barese.
«I soldi per il porto di Molfetta - ha aggiunto Azzollini - stanno tutti lì. Ma per di più basta leggere la legge: quei soldi sono destinabili anche ad altre opere pubbliche». L'ex sindaco di Molfetta ha quindi respinto l'accusa mossa dalla Procura di Trani secondo cui il finanziamento ottenuto per
la realizzazione del nuovo porto sia stato utilizzato in gran parte anche per rispettare il patto di stabilità. All'incontro con i giornalisti ha partecipato l'ex assessore al Bilancio Giulio La Grasta.
«Il comune di Molfetta - ha aggiunto Azzolini - non ha bisogno di coprire buchi perché è liquido e solido. Ha la liquidità che gli consente di andare avanti benissimo e ha un patrimonio in assoluto tra i migliori di Italia».


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