Lavori Pubblici

Studio Confesercenti-Ref: crollo degli investimenti negli ultimi anni

La crisi aumenta il ritardo infrastrutturale dell'economia italiana, tagliando gli investimenti e bloccando i cantieri. Secondo le elaborazioni Confesercenti-Ref, da dopo il 2009, quando si
sono resi necessari interventi di grande portata sui conti al fine di garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche, il contenimento della spesa si é concentrato sul versante degli investimenti: la spesa media pro-capite per infrastrutture é scesa, in quattro anni, quasi del 25 per cento. Assumendo a 100 la spesa per persona del 2000, si é passati da circa 161 euro del 2009 a poco più di 120 di oggi.
Ha continuato ad aumentare, invece, la spesa corrente, insieme all'elenco delle opere mai terminate, dalla Metro C di Roma alla Salerno Reggio Calabria, passando per il mancato
completamento delle infrastrutture stradali previste per l'Expo 2015 di Milano. A preoccupare ulteriormente é la posizione nelle classifiche internazionali. Nel 2012-2013, nel ranking globale l'Italia é 82esima posizione, scivolando di 3 posizioni rispetto al biennio precedente. Nelle
retrovie, insomma, e non solo per quanto riguarda la media europea: siamo stati sorpassati anche da Kenia, Uruguay e Botswana.
Il confronto internazionale riferito al settore dei trasporti via terra evidenzia una elevata distanza che separa l'Italia dai maggiori partner europei. A una preferenza marcata per il trasporto su gomma, sia civile che commerciale, corrisponde sia una elevata congestione della rete autostradale sia un ritardo nello sviluppo della rete ferroviaria, soprattutto per quanto riguarda le reti ad alta velocità.
Per quanto riguarda il trasporto passeggeri, l'utilizzo del treno come mezzo di trasporto é ancora basso nelle preferenze degli italiani rispetto alla media europea. Peraltro dal 2000 al 2011 l'utilizzo del treno é diminuito in Italia (così come solo in Grecia e in Portogallo), nonostante il ricorso all'auto privata, probabilmente a causa sia della crisi sia dell'incremento del costo della benzina, si sia ridotto.
Un altro settore in cui l'Italia presenta un consistente ritardo infrastrutturale rispetto al resto d'Europa riguarda il trasporto dell'acqua: quasi metà (circa il 43%) dell'acqua trasportata dalle reti in Italia va perduta dal punto in cui viene prelevata fino al raggiungimento delle aree urbane.
Secondo i calcoli di Confesercenti-Ref, é realistico prevedere un risparmio di 50 miliardi di euro, cui si aggiungerebbero 20 miliardi provenienti dagli effetti sulla crescita, tagliando gli sprechi della spesa pubblica, dai consumi intermedi a una riforma istituzionale che preveda
l'eliminazione delle province, l'accorpamento di comunità montane e micro-comuni e la razionalizzazione della spesa per Pubblica Amministrazione. Parte di queste risorse (16
miliardi) dovrebbero essere usate per rilanciare l'investimento infrastrutturale del Paese, senza concentrarsi su opere impossibili da realizzare ma ripartendo dai cantieri
già aperti e dalle infrastrutture strategiche prioritarie.
Soprattutto per quanto riguarda i collegamenti: oppure il turismo, una delle industrie dal maggior valore aggiunto del Paese e possibile volano dell'economia del Sud Italia, continuerà a perdere colpi rispetto ai competitor internazionali.
«Dal nostro rapporto - commenta Confesercenti - emerge un quadro preoccupante dell'infrastrutturazione dell'economia italiana. Bisogna assolutamente invertire la rotta: più infrastrutture non vogliono dire solo un Paese più unito ed efficiente, ma sono anche indispensabili per il turismo, che costituisce uno dei settori economici più importanti d'Italia, il cui peso arriva a sfiorare il 6% del nostro Pil».


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