Lavori Pubblici

I sindacati vanno all'attacco sul contratto di lavoro (scaduto da 9 mesi) e minacciano scioperi

Giuseppe Latour

L'assemblea unitaria annuncia manifestazioni e presìdi - I sindacati rifiutano l'innalzamento dei requisiti per ottenere l'Ape (indennità per l'anzianità professionale) chiesto da Ance e cooperative

Sindacati in mobilitazione. La trattativa per il rinnovo del contratto nazionale dell'edilizia è a un bivio (scarica il contratto collettivo vigente ).

La mobilitazione, decisa per il mancato rinnovo del contratto nazionale dell'edilizia, scaduto da 9 mesi, - si legge nell'ordine del giorno approvato all'unanimità dall'Assemblea nazionale unitaria delle organizzazioni sindacali di settore, Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil - «sarà realizzata in tutti i territori a partire da una capillare campagna di assemblee dei lavoratori, con manifestazioni e presidi anche a livello nazionale e informazioni alla pubblica opinione».

Inoltre non si esclude uno sciopero del comparto se la trattativa in programma con l'Ance e Coop il 23 ottobre prossimo non dovesse registrare sviluppi positivi.

Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil chiedono di fatto all'Ance un'accelerazione del dialogo. Nonostante l'accordo sia scaduto da oltre nove mesi, le parti devono ancora iniziare a discutere la parte economica. Tutto è fermo su due punti, che rappresentano per ora un ostacolo insormontabile: l'anzianità professionale edile (Ape) e la revisione degli enti bilaterali. Se nella prossima riunione del 23 ottobre non si registreranno avanzamenti, potrebbe prendere forma addirittura uno sciopero.

«La nostra richiesta – spiega il segretario generale della Feneal Uil Massimo Trinci – è di ottenere un avanzamento della trattativa già nei prossimi giorni».

Le questioni sul piatto sono entrambe delicatissime, perché puntano a un taglio dei costi che attualmente gravano su imprese e lavoratori. «Abbiamo necessità di rivedere il nostro sistema, perché non regge più. E' figlio di un altro tempo e va riformato», osserva Walter Schiavella, segretario generale Fillea Cgil. Sulle premesse sono tutti d'accordo. Qualche difficoltà, però, si incontra sul dettaglio delle misure da prendere.

Il riordino della bilateralità è in discussione da anni e mira a rivedere l'attuale sistema, che prevede enti provinciali spacchettati in scuole edili, comitati paritetici territoriali e casse edili. Questi soggetti gestiscono la formazione, la sicurezza e le retribuzioni dei lavoratori. «Noi siamo per una riorganizzazione – racconta Domenico Pesenti, segretario generale Filca Cisl -. Vorremmo arrivare a una regionalizzazione, abolendo il livello provinciale, ma anche a una fusione dei diversi enti, tenendo però distinte le rispettive funzioni». Quindi, dovrebbero nascere dei macroenti regionali che inglobino tutte le competenze.

Gli imprenditori dell'Ance sono favorevoli, in linea di principio, alla revisione ma stanno affrontando le resistenze di alcuni territori, meno disponibili di altri a fare rivoluzioni. Dice Gabriele Buia, vicepresidente Ance con delega alle relazioni sindacali: «Non possiamo imporre soluzioni rigide a tutti. Adesso stiamo ragionando sulla nostra proposta ma pensiamo di lasciare autonomia ai diversi territori, indicando una serie di modelli possibili». Insomma, la regionalizzazione pura e semplice non sarebbe applicabile in alcune Regioni. Bisognerebbe lasciare la possibilità di tenere in vita i livelli provinciali, opportunamente razionalizzati.

Altrettanto intricato il percorso che riguarda l'Ape (anzianità professionale edile). Si tratta di una voce della retribuzione che viene erogata una volta all'anno a quegli operai che hanno maturato nel biennio precedente almeno 2.100 ore di lavoro. A pagarla è la cassa edile, sulla base dei versamenti ricevuti dalle imprese. L'Ance sta chiedendo di alzare il tetto che consente di accedere all'istituto: «Non possiamo più sostenerla – commenta Buia -, si tratta di un grave impoverimento delle casse edili. Il tetto deve salire almeno a 3.200 ore».

Per i sindacati è troppo. «Di fatto equivale a una cancellazione», ribatte Trinci. Gli fa eco Pesenti, che evidenzia un secondo elemento: «L'Ape ha la funzione di fidelizzare i nostri lavoratori. È assurdo chiedere più qualità e tagliare questa voce». E, guardando alla questione economica, sono in ballo cifre importanti. L'anzianità professionale edile, per i lavoratori esperti, può valere anche un migliaio di euro all'anno.


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