Lavori Pubblici

Lavori all'estero, il fatturato corre (+11%): ma le Pmi sono in affanno

Alessandro Arona

Nelle classi dimensionali fino a 50 milioni e 100-250 milioni le imprese del campione hanno subito un calo nei ricavi esteri 2012, mentre le grandi segnano +11,7% (classe 250-500 milioni) e i big fanno +16,7%.o - I dati sui paesi

Torna a mettere il "turbo" la crescita delle attività all'estero delle imprese di costruzione italiane, dopo due anni di (relativo) rallentamento. Il fatturato fuori confine è infatti cresciuto nel 2012 (rispetto all'anno precedente) dell'11,4%, rispetto al +0,9% fatto registrare nel 2010 (sul 2009) e al +8,6% del 2011 (sul 2010).
Il dato emerge dal «Rapporto 2013 sulla presenza delle imprese di costruzione italiane nel mondo», presentato oggi a Roma, al ministero degli esteri, dal presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, e dal vice-presidente con delega ai lavori all'estero, Giandomenico Ghella.

I dati, come ogni anno, si riferiscono a un campione di imprese (quest'anno 36) attive nei lavori all'estero; si tratta dunque non di un campione rappresentativo di tutte le imprese di costruzione italiane (la maggior parte delle quali, soprattutto le medie e piccole, continua a lavorare totalmente o in prevalenza per il mercato italiano), ma delle grandi e medie imprese attive all'estero.
In questo campione, nel periodo 2004-2012 il fatturato estero è aumentato da 2.955 a 8.754 milioni di euro, è cioè quasi triplicato (+196%), mentre i ricavi per lavori in Italia sono rimasti più o meno stabili, da 6.504 a 6.281 milioni (-3,4%). Tutta la crescita è dunque avvenuta all'estero, la cui quota sul fatturato è salita dal 31 al 58%.

Il rapporto dell'Ance non è dunque rappresentativo della situazione delle imprese di costruzione italiane, alle prese dal 2009 con la più devastante crisi di domanda dagli anni sessanta, una crisi che ha ridotto del 30% il mercato italiano. I dati raccontano invece soprattutto della vitalità delle 15-20 grandi e medie imprese italiane, capaci a fronte della crisi interna di scommettere e vincere sui mercati esteri.

Due fenomeni segnalati dall'ultimo rapporto rafforzano questo quadro.
Primo: la difficoltà delle Pmi. Nel 2012 le 13 imprese più piccole del campione hanno visto un calo del 16,5% del loro fatturato estero, e - si legge - «emerge che le aziende di fascia media e medio-bassa incontrano difficoltà nell'aggiudicarsi nuovi lavori. Nove imprese al di sotto dei 250 milioni di euro di fatturato non hanno acquisito nuove commesse, mentre sei sono titolari di un
solo nuovo contratto». Più in generale - scrive sempre il Rapporto Ance - «gran parte dell'espansione (del fatturato estero, ndr) è da ricercare nella classe di aziende più grande (oltre 500 milioni di euro), il cui peso sul fatturato totale del campione è salito dal 75 all'85%. Il peso relativo delle PMI (fino a 250 milioni), invece, è diminuito: sono passate dall'8,3% al 6%».

Secondo: le grandi imprese sono sempre più forti nei mercati più difficili e competitivi, e non più solo, come qualche anno fa, nei paesi emergenti. «L'esperienza maturata sui mercati più difficili - sostiene il Rapporto Ance - quelli in cui il rischio è maggiore, è servita per "conquistare" quelli più selettivi e competitivi». Nel 2012 le imprese italiane sono riuscite ad acquisire ben 226 nuove
commesse per un controvalore di oltre 12 miliardi, facendo salire il totale residuo dei lavori in corso da 58,1 a 61,44 miliardi di euro. Analizzando inoltre i primi 10 mercati in cui si sono localizzate le nuove commesse, ben quattro appartengono all'Ocse (Stati Uniti, Grecia, Cile e Messico) e un altro fa parte dei BRIC (Russia). In particolare, il valore delle commesse italiane negli Stati Uniti è cresciuto in due anni da 999 a 1.843 milioni di euro, quelle in Russia da 199 a 3.221 milioni, quelle in Francia da 335 a 601 milioni.



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