Lavori Pubblici

Stella Targetti: «Programmazione unica degli interventi in base alle esigenze del territorio»

Massimo Frontera

Intervista alla vicepresidente della regione Toscana e coordinatrice delle regioni sul tema dell'Istruzione

I fondi all'edilizia scolastica? «Invece di pensare il bene comune, all'obiettivo per il quale queste risorse sono stanziate, si pensa alla conservazione di apparati burocratici e ministeriali, a conservare il potere».

Stella Targetti, vicepresidente della Regione Toscana e referente tra le regioni sul tema dell'edilizia scolastica, non usa giri di parole, e attacca frontalmente la più evidente anomalia di questo centro di costo statale: la moltiplicazione di referenti amministrativi, poste di bilancio e procedure amministrative.

Vicepresidente Targetti, qual è il prezzo di questa anomalia?
Quando si danno risorse si gestisce un potere rispetto al territorio; i vari centri di potere sull'edilizia scolastica sono gelosi di questo potere e restii a cederlo. Lo abbiamo denunciato – insieme a comuni e province – perché tutto questo va a scapito di una programmazione, e in definitiva a scapito del territorio. Le risorse ci sono, arrivano ma con criteri incomprensibili.

In che senso?
Nel 2010 una delle prime vertenze che mi trovai ad affrontare era un canale di finanziamento del Mit relativo a uno stralcio di 400 milioni del miliardo di risorse messo a disposizione. In quell'occasione fu fatta una ricognizione capillare sul territorio per verificare le esigenze; e si stilò una lista degli interventi prioritari. Bene. Quando fu approvata la lista abbiamo visto che l'elenco dei progetti finanziati nel nostro territorio non corrispondeva a quello che avevamo segnalato noi. Solo 4 su 64 coincidevano; per il resto il ministero ha scelto di finanziare altre scuole. Per noi è stata una cosa incredibile, ma non è successo solo in Toscana. Il criterio non è stato l'emergenza ma i finanziamenti a pioggia.

L'ex ministro Francesco Profumo, ha introdotto il fondo unico per l'edilizia scolastica. È un passo avanti?
Mi pare più che altro un tentativo velleitario che ha avuto solo l'effetto di irritare il ministero delle Infrastrutture, che lo ha vissuto come un colpo di mano.

Cosa proponete voi Regioni, allora?
Noi diciamo no al fondo unico, che ci sembra di difficile realizzabilità, perché richiede una forte posizione del governo, mentre vedo che c'è la volontà a preservare centri di potere articolati. Ma per noi la cosa più importante è un'altra.

Che cosa?
La programmazione unica. Indipendentemente dal centro di spesa, indipendentemente da dove arrivano le risorse, noi rivendichiamo l'importanza di una programmazione unica, che rispetti le priorità di intervento sul territorio. È in fondo quello che prevede anche l'intesa che abbiamo approvato in conferenza unificata il primo agosto. E ci auguriamo di estendere la firma di quell'intesa anche al ministero delle infrastrutture. È importante che il ministero dell'Istruzione si è impegnato al rispetto della legge 23 del 1996, che è e deve restare la legge di riferimento sull'edilizia scolastica. Il Miur insieme alle regioni deve fare questo lavoro di garantire la programmazione unica. Il ministro Maria Chiara Carrozza ha compreso questa esigenza. Ora vogliamo andare avanti. Mi auguro che Miur e il Mit facciano un passo l'uno verso l'altro.

L'anagrafe sull'edilizia scolastica, ancora non c'è. Perché, secondo lei?
Anche su questo abbiamo perso la voce. Devo dire che ora con il sottosegretario Gabriele Toccafondi stiamo lavorando. Solo che mentre il ministero si è fermato noi regioni siamo andate avanti. La Toscana, come hanno fatto finora altre dieci regioni, ha sviluppato il sistema che ci aveva proposto il Miur, così noi oggi abbiamo un'anagrafe. Non solo: le anagrafi delle regioni possono dialogare: "parlano la stessa lingua". Questa anagrafe "abusiva", realizzata senza copertura normativa, esiste e funziona. Noi l'abbiamo offerta al ministero. Abbiamo detto: ecco, questo è il lavoro, siamo pronti a darvelo e dirvi che questa è l'anagrafe nazionale. Ma abbiamo trovato sordità. Si preferiva fare rilevazioni una tantum.

L'intesa del primo agosto prevede criteri per la definizione dei piani triennali. A che punto siete?
Spero che presto il ministero ci proponga questo decreto. Stiamo lavorando.

Che pensa della possibilità per le regioni di accendere mutui Bei o Cdp?
Mi sembra un'ottima cosa. È quello che chiedevamo. Ci consente di mettere l'edilizia scolastica tra le priorità. Stiamo facendo delle valutazioni, stiamo cercando di capire come potere approfittare di questa possibilità cercando di massimizzare questi investimenti per l'edilizia scolastica, che spazi ci possono essere. Noi l'abbiamo interpretata come la possibilità di raddoppiare le risorse, grazie alla possibilità di indebitandoci con Cdp.

Cioè?
Faccio l'esempio per la mia regione. La mia richiesta al bilancio sarà di raddoppiare l'intervento, attualmente previsto di 10 milioni per l'edilizia scolastica. Anche perché la norma ci consente di saltare il vincolo di patto di stabilità regionale.

Non salta però il limite del patto di stabilità per gli enti locali
No, però si possono dare risorse fresche ai Comuni da spendere per progetti pronti. È vero che spesso i Comuni hanno una liquidità che non possono spendere, ma è anche vero spesso che è un problema di nuove risorse che mancano e che potrebbero essere destinate all'edilizia scolastica. Se ci sono risorse iniziali, i cofinanziamenti si trovano, e si crea un circolo virtuoso che mette in moto investimenti.

Il precedente governo aveva lanciato un bando rivolto ai comuni, per realizzare scuole con lo strumento del fondo immobiliare. Il decreto ministeriale di approvazione della graduatoria è ancora alla corte dei conti.
Quella è un'altra iniziativa velleitaria del ministro Profumo. Lui voleva vincolare tutte le risorse sull'edilizia scolastica al tema dei fondi immobiliari. Noi abbiamo contrastato questa idea. Nessuno si oppone a forme di finanza creativa, ma noi avevamo delle perplessità.

Per esempio?
Per esempio la Sgr poteva appaltare i lavori senza seguire la procedure pubbliche. Secondo i nostri legali questo non è possibile. E poi lo strumento del fondo può andare bene per interventi con una certa massa critica, almeno 60 milioni. Anche qualche comune grosso, come Firenze per esempio, può avere delle difficoltà.

Le regioni sono effettivamente in grado di valutare esattamente le esigenze del territorio?
Che esista una capacità amministrativa differenziata da regione e regione e come la scoperta dell'acqua calda. Tuttavia la capacità di risposta efficiente ai cittadini è una scommessa che non va abbandonata. Viviamo in periodi di centralismo di ritorno molto pericoloso. La riforma del titolo V è stata scritta in fretta e male, ma non è successa per caso. Il ritorno al centralismo riflette una visione antistorica e non moderna: viviamo in un mondo complesso e le domande complesse si risolvono in una articolazione sul territorio, non in un ritorno alla centralizzazione.

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