Lavori Pubblici

Il fondo F2i torna su Serravalle

Sara Monaci

Il fondo F2i torna a valutare il dossier Serravalle. Entro fine mese il fondo di investimenti partecipato da Cassa depositi e prestiti dovrebbe mettere a punto un'offerta di fronte al nuovo possibile bando pubblico per la vendita della società autostradale controllata dalla Provincia di Milano, tramite la holding Asam. E il partner per questa operazione potrebbe essere il gruppo industriale Gavio.

La Serravalle, dopo due gare per la cessione dell'82% andate deserte, deve ora di nuovo essere ceduta da Palazzo Isimbardi, che da una parte ha bisogno di far quadrare i conti per rispettare il patto di stabilità (per 20 milioni) e dall'altra deve assicurare alla holding Asam liquidità sufficiente per restituire alle banche i suoi debiti (pari a 120 milioni). Infine è anche costretto a fare delle scelte per permettere a Pedemontana (del valore di 5 miliardi) e Tangenziale esterna (del valore di 2 miliardi), partecipate entrambe da Serravalle, di trovare risorse fresche, visto che il settore pubblico da solo non è in grado di rifinanziarle assicurandone la realizzazione. Insomma, Serravalle non è in grado di supportare molti aumenti di capitale, e quindi sarebbe necessario far entrare nel capitale dei privati.

La Provincia quindi sta pensando di riaprire un terzo bando, stavolta solo con il suo capitale (il 52%), senza le azioni del Comune di Milano (il 18,6%) e di altri enti locali più piccoli. Viene presa in considerazione l'idea di un'offerta a ribasso. Si stanno anche studiando altre ipotesi, come l'ingresso di un privato tramite aumento di capitale, a cui si aggiungerebbe la parziale cessione di quote provinciali.

L'interesse di F2i per Serravalle non è una novità. Il dossier era già stato esaminato l'anno scorso, ma per il fondo (e non solo) la cifra proposta dagli enti locali era fuori mercato: 660 milioni, a cui dovevano essere aggiunti centinaia di milioni per gli aumenti di capitale in Pedemontana e Tangenziale esterna (almeno 400). Una cifra che nessuno, evidentemente, è stato disposto ad investire.

Ora però l'arrivo dei privati è necessario, soprattutto per le grandi opere che aspettano di essere costruite per l'Expo 2015, ma che in parte hanno già accumulato ritardi non più recuperabili.


© RIPRODUZIONE RISERVATA