Lavori Pubblici

Inchiesta Tav, ai domicilari la presidente Italferr Lorenzetti e altri cinque manager

Nell'inchiesta sui lavori Tav a Firenze, il gip Angelo Antonio Pezzuti ha deciso gli arresti
domiciliari per Gualtiero (detto Walter) Bellomo, membro della commissione Via del ministero dell'Ambiente; Maria Rita Lorenzetti presidente di Italferr, ex presidente della Regione
Umbria (Pd); Furio Saraceno presidente di Nodavia; Valerio Lombardi, tecnico di Italferr; Alessandro Coletta, consulente, ex membro dell'Autorità di vigilanza sugli Appalti pubblici;
Aristodemo Busillo, della società Seli di Roma, che gestisce la grande fresa sotterranea "Monna Lisa" per realizzare il tunnel alta velocità sotto Firenze.
Il gip ha respinto la richiesta del carcere, fatta dai pm, per Bellomo. Inoltre ha deciso la misura interdittiva di due mesi dallo svolgimento di attività per società ed enti di appartenenza a carico dei dirigenti della CoopSette di Castelnuovo di Sotto (Reggio Emilia) Alfio Lombardi, Maurizio
Brioni, Marco Bonistalli, del presidente del cda di Seli Remo Grandori e dell'ad di Italferr Renato Casale. Nessuna misura interdittiva, diversamente da quanto chiesto dal pm, per Piero Calandra, membro dell'Autorità di vigilanza per i Lavori pubblici, che sarà interrogato dal gip il 25 settembre.


Il presidente di Italferr (Gruppo Fs) Maria Rita Lorenzetti è stata arrestata questa mattina e si trova ora agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta sul nodo fiorentino dell'alta velocità. Il motivo della misura cautelare sarebbe il rischio di reiterazione del reato, e non invece l'inquinamento probatorio.
L'indagine della procura di Firenze aveva portato a indagare 31 persone e a gennaio i carabinieri del Ros aveva eseguito perquisizioni in tutta Italia. L'ex presidente della Regione Umbria aveva già ricevuto un avviso di garanzia, nella sua veste di presidente dell'Italferr, con le ipotesi di
corruzione, associazione a delinquere e abuso di ufficio.
È accusata di essersi adoperata perché venissero pagate due società impegnate nei lavori della
Tav a Firenze, per le quali i versamenti erano in ritardo. È quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare (480 pagine) che le è stata notificata stamani.
In cambio la Lorenzetti avrebbe ricevuto presunti favori professionali per il marito.
Per questa vicenda la presidente di Italferr aveva ricevuto un avviso di garanzia nel gennaio scorso quando la sua abitazione era stata perquisita. L'ex presidente della Regione Umbria si troverebbe attualmente nella sua abitazione di Foligno. Al momento l'atto sarebbe stato notificato alla sola indagata.

L'AVVOCATO: «Lorenzetti estranea ai fatti»
Parla di «vantaggi per il marito assolutamente inesistenti» l'avvocato Luciano Ghirga, difensore
della presidente di Italferr Maria Rita Lorenzetti. Il legale incontrerà nelle prossime ore la sua assistita. «I fatti contestati nell'ordinanza di custodia cautelare - ha Detto l'avvocato Ghirga - sembrano essere gli stessi dell'avviso di garanzia del gennaio scorso. La dottoressa Lorenzetti ha sempre sostenuto la sua estraneità a tutti i fatti contestati».

L'INCHIESTA SULLA TAV FIRENZE
Le indagini sul passante ferroviario fiorentino dell'alta velocità e sui cantieri presero le mosse
da un'inchiesta della Procura di Firenze il 17 gennaio scorso.
In quell'occasione, vennero eseguite perquisizioni in tutta Italia e furono indagate 31 persone, fra cui la presidente di Italferr ed ex presidente della regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti. I reati contestati furono truffa e corruzione. Due i filoni principali: il primo riguardò l'ipotesi di illecito
smaltimento dei fanghi; l'altro la scarsa sicurezza dei materiali e dei macchinari, primo fra tutti la grande trivella con cui si sarebbe dovuto costruire il tunnel.
La Procura di Firenze ipotizzò l'utilizzo di materiale scadente e pericoloso per la costruzione delle gallerie. In particolare, sarebbero stati utilizzati materiali ignifughi di bassa qualità, probabilmente allungati con acqua, e che avrebbero messo a rischio la sicurezza della galleria stessa. La fresa
'Monnalisà, utilizzata per gli imponenti scavi venne sequestrata dai carabinieri del Ros, perché secondo l'accusa sarebbe stata costruita con guarnizioni non in grado di sostenere la pressione dello scavo.
Per questo, fra i reati ipotizzati dalla magistratura del capoluogo toscano, si trovano
l'associazione a delinquere, truffa, corruzione, gestione e traffico illecito di rifiuti, abuso d'ufficio e violazione delle norme paesaggistiche.
Circa il filone dell'indagine relativa ai rifiuti, una delle ipotesi dei pm fiorentini, condotta dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi e affidata ai pubblici ministeri Giulio Monferini e Gianni Tei, e che fra le ditte che smaltivano i fanghi e le acque nei cantieri del nodo fiorentino della Tav, una, del casertano, avrebbe avuto legami con la criminalità organizzata, in particolare con il
clan dei Casalesi. L'intera inchiesta sarebbe partita proprio da un accertamento del Corpo Forestale dello Stato e dell'Arpat sullo smaltimento dei fanghi e delle acque dei cantieri.
Secondo l'accusa, le ditte incaricate della raccolta, del trasporto e dello smaltimento in discarica, fra cui quella del casertano, si sarebbero spartite, accordandosi fra loro, il quantitativo dei rifiuti. Nell'inchiesta, tra gli indagati anche il general contractor dell'opera, la Novadia, l'azienda
che ha vinto l'appalto per la costruzione del tunnel da Campo di Marte a Castello, lungo circa 7,5 km, e della stazione sotterranea del passante ferroviario fiorentino dell'alta velocità.


© RIPRODUZIONE RISERVATA