Lavori Pubblici

Appalti: 1,3 miliardi dall'anticipo prezzi, ma la Pa paga sempre in ritardo

Giuseppe Latour

Prima stima dell'Ance sull'impatto della norma del Dl 69 che resuscita l'anticipazione del 10% del valore del contratto. Nonostante la direttiva Ue i tempi di pagamento restano lunghi: 235 giorni la media nel 2013

Circa 1,3 miliardi all'anno. È questo l'impatto della norma sull'anticipazione obbligatoria negli appalti pubblici, secondo quanto ha spiegato oggi a Roma il presidente dell'Ance Paolo Buzzetti . Il leader dei costruttori ha fatto il punto, insieme al vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani, sull'applicazione delle norme sui ritardati pagamenti della pubblica amministrazione. E ha denunciato che, nonostante l'entrata in vigore della direttiva in Italia, i tempi nel 2013 non si sono ridotti.

«Il primo semestre del 2013 è stato il peggiore da molto tempo a questa parte per la puntualità dei pagamenti», ha spiegato Buzzetti. Secondo i numeri completi che si leggono nello studio dell'Ance , il tempo medio di pagamento è stato addirittura pari a 235 giorni, nonostante la legge imponga, dallo scorso primo gennaio, di non sfondare il muro dei 60 giorni. Il malcostume, insomma, resta diffuso: l'88% delle imprese denuncia ancora ritardi da parte della Pa. «Molte amministrazioni – ha detto ancora il presidente – cercano poi di aggirare le norme. Cito solo due esempi: spesso si chiede all'impresa di ritardare l'emissione del Sal e della fattura per ridurre formalmente l'entità del ritardo nel pagamento. Senza parlare delle sanzioni nel caso si superino i termini di legge. Non vengono pagate praticamente mai».

Buzzetti ha fatto anche il quadro del denaro già versato alle imprese di costruzioni. Su un totale di 19 miliardi di euro, sette sono stati già stanziati e circa quattro già versati alle aziende. Per il futuro, però, preoccupa soprattutto la situazione dei nostri conti pubblici: «Il denaro per le opere pubbliche – ha ricordato il presidente – è interamente contabilizzato nel deficit. Temiamo che i problemi che stiamo avendo con il vincolo del 3% possano rallentare l'andamento attuale».

In questo quadro la nota positiva è che l'opera di liquidazione delle fatture arretrate sta procedendo a buon ritmo: «Siamo sullo stesso livello del lavoro fatto dalla Spagna un anno fa». E ulteriore ossigeno potrebbe arrivare dall'applicazione della norma del decreto fare che impone alle stazioni appaltanti l'anticipazione del 10% dell'importo dell'appalto alle imprese. «Questa novità, facendo una proiezione sui bandi del 2012, potrebbe produrre un impatto di circa 1,3 miliardi all'anno. Liquidità molto importante per le imprese».

Il cantiere delle norme sui ritardati pagamenti, però, non pare destinato a chiudersi. Il vicepresidente della Commissione europea con delega all'Industria, Antonio Tajani ha infatti spiegato di avere appena richiesto al nostro Governo di modificare la legge di recepimento in due parti: «Ho inviato una lettera a Roma per avviare una procedura di preinfrazione». Il primo passaggio contestato riguarda il termine di 60 giorni, che nella direttiva è solo un'eccezione ma che l'Italia ha applicato a un numero troppo ampio di casi. La regola, infatti, dovrebbe essere il pagamento entro un massimo di 30 giorni. Il secondo punto concerne il richiamo alle «prassi gravemente inique» nel pagamento delle fatture: secondo le norme europee andrebbero vietate ma nella legge italiana non sono nemmeno citate. Dopo la lettera di Tajani, l'Italia avrà poco tempo per adeguarsi. Entro il quattro ottobre il nostro Governo dovrà rispondere a Bruxelles. Da quel momento scatteranno dieci settimane per valutare la risposta nel merito e decidere se avviare una procedura di infrazione formale.


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