Lavori Pubblici

Pietro Salini: «comincia una nuova storia» - Costamagna: «flottante da rivedere»

Massimo Frontera

L'assemblea straordinaria di Impregilo, controllata all'88,83% da Salini, ha approvato la fusione con il gruppo delle costruzioni romano da tempo deliberata dai rispettivi consigli di amministrazione.

Il gruppo post-fusione è il nuovo "campione nazionale" delle costruzioni con un fatturato attuale di 4,1 miliardi che, secondo il piano industriale approntato nei mesi scorsi , dovrebbero diventare 7,4 a fine 2016. Il gruppo concentra un portafoglio ordini di 20 miliardi di euro e oltre 32mila dipendenti. Si colloca invece al 21esimo posto in Europa e al 58esimo al mondo tra i colossi delle costruzioni (Vai alla tabella dei primi 25 gruppi italiani delle costruzioni ).

«Questa non è una formalità ma l'inizio di una storia nuova e la fine di una storia vecchia».
Così l'amministratore delegato Pietro Salini ha commentato la fusione dell'omonimo gruppo con Impregilo che verrà sancita dall'assemblea straordinaria del general contractor.

«Abbiamo fatto una battaglia di mercato e abbiamo creato valore: quando tutto è iniziato - ricorda Salini facendo riferimento alla contesa con il gruppo Gavio su Impregilo terminata poco più di un anno fa - il titolo Impregilo quotava 1,4 euro e ora siamo a 3,4 euro dopo aver dato un euro e mezzo di dividendo straordinario». «Abbiamo raggiunto i target del piano industriale con largo anticipo e, prima delle vacanze estive, concluso il processo di rating internazionale: i risultati sono molto migliori di quello che ci aspettavamo», ha concluso l'amministratore delegato del gruppo.

Pay-out confermato, flottante da rivedere
«Intendiamo mantenere il pay out al 40% sugli utili come previsto dal piano industriale», ha precisato Claudio Costamagna, presidente di Impregilo, rispondendo agli azionisti, nel corso dell'assemblea dei soci che dovrà decidere sulla fusione con Salini. Sul fronte del flottante Costamagna ha riconosciuto l'inadeguatezza dell'attuale situazione per una società quotata e allora «a partire dall'anno prossimo valuteremo le migliori opportunità» per la sua ricostruzione a iniziare, appunto, dal primo gennaio, quando la fusione diventerà efficace. «In questo senso», ha aggiunto, «la delega che abbiamo chiesto all'assemblea per un eventuale aumento di capitale ci dà un'opzione in più». Pertanto, ha precisato Costamagna, «sino alla fine dell'anno non ci sarà nessuna operazione».

Confermato l'investimento su Pompei
L'investimento su Pompei è «un progetto che speriamo si possa portare avanti», ha detto inoltre Pietro Salini nel corso dell'assemblea dei soci rispondendo alle domande degli azionisti. A giugno, a margine della presentazione del piano industriale, Salini aveva annunciato l'intenzione di voler versare 20 milioni a favore del sito archeologico.

«Impregilo - ha spiegato l'Ad - si è posto un problema: il nostro Paese sta attraversando una fase critica». Di conseguenza, il rilancio della sua immagine internazionale può avvenire attraverso il suo patrimonio storico e culturale, "che spesso versa in condizioni di abbandono e mancanza di fondi».

Per questo, «abbiamo pensato che Impregilo - ha concluso - potesse legare il proprio nome a un intervento su Pompei mettendo a disposizione i fondi che ci arrivano dalla Campania, da Acerra».


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