Lavori Pubblici

Quattro maxi-opere candidate al test della defiscalizzazione del project financing

Giorgio Santilli

Individuate quattro priorità: Orte-Mestre, Pedemontana piemontese, Telesina e Termoli-San Vittore per applicare le linee guida approvate dal Cipe e pubblicate sulla «Gazzetta Ufficiale»

Ci sono voluti sette mesi ma alla fine le linee guida del Cipe (si veda il servizio del febbraio 2013 ) per la defiscalizzazione nelle opere di project financing hanno ottenuto l'ultimo timbro e decollano davvero. La Corte dei conti ha infatti registrato la delibera del comitato interministeriale che era stata vistata dal ministero dell'Economia solo a metà luglio dopo quattro mesi di "riflessione". Il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, che ha spinto molto per accelerare l'iter lasciato in sospeso dal Governo Monti, conta di applicare i benefici fiscali necessari per far tornare i conti delle opere a finanziamento privato inizialmente su quattro infrastrutture: Pedemontana piemontese, Orte-Mestre, Telesina e Termoli-San Vittore. Le opere dovranno essere formalmente individuate dal Cipe, questo potrebbe accadere già nella prossima riunione. Si tratta di opere che hanno un promotore, ma devono comunque essere affidate con una gara formale in «fase 2».

Gli sconti fiscali riguardano Ires, Irap e Iva sostenuti dalla società di progetto o dal concessionario dell'opera e si possono applicare alle infrastrutture in partenariato pubblico-privato (Ppp) individuate dal Cipe in base all'articolo 18 legge 183/2011, voluto inizialmente da Giulio Tremonti in una versione molto ristretta e poi via via allargato a una platea più vasta con successivi interventi prima del Governo Monti, poi del Governo Letta. Soprattutto, ora il primo strumento fiscale per le opere in project financing diventa operativo, mentre resta da mandare a regime l'altro strumento varato faticosamente in questi anni, il credito di imposta per le infrastrutture in perdita.

Le linee guida prevedono comunque che il Governo metta a punto un approfondito dossier da concordare con il concessionario (ma solo nei casi in cui l'opera sia già affidata) e da far approvare poi al Cipe previo parere del Nars e necessariamente del via libera dell'Economia. Una procedura che punta in sostanza a riscrivere il piano economico-finanziario dell'opera con la riduzione del contributo pubblico diretto sostituito dall'aiuto fiscale e che non sarà velocissima, anche se il Governo ha voluto mettere paletti chiari nel primo «decreto del fare», con un termine di 90 giorni per far partire le convenzioni, pena la revoca del beneficio fiscale.

Lo strumento della "defiscalizzazione" al project era stato introdotto dall'articolo 18 delle legge 183/2011, ma con un raggio d'azione limitato alle grandi autostrade, e solo per sostituire i finanziamenti pubblici già concessi. Il Governo Monti, con le leggi 27, 134 e 221 del 2012, ne ha via via allargato il campo d'applicazione, fino a comprendere tutte le opere pubbliche in Ppp, senza limiti di importo.

Ma lo strumento è sempre rimasto sulla carta, prima per i continui rimaneggiamenti legislativi, poi, da metà 2012, è emersa con evidenza la complessità dello strumento: il contributo pubblico anticipato viene sostituito con sgravi fiscali da spalmare per 20 o 30 anni, dunque il concessionario privato deve anticipare la quota pubblica aumentando il debito e di conseguenza gli oneri finanziari, e in più è molto complesso il calcolo dell'equivalenza contributi-sconti.VAI AL TESTO PUBBLICATO SULLA GAZZETTA UFFICIALE


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