Lavori Pubblici

Nasce l'Agenzia nazionale per la coesione territoriale: 120 supertecnici per gestire 100 miliardi di fondi Ue

Massimo Frontera

Il potere sostitutivo dell'Agenzia viene circoscritto a pochi casi «molto particolari e ben definiti di grave inadempienza» da parte delle Regioni

Nasce l'Agenzia per la coesione territoriale che gestirà i fondi comunitari 2014-2020. Il consiglio dei ministri, terminato nella serata di lunedì 26 agosto, ha approvato il decreto legge sulla Pubblica amministrazione con all'interno la novità messa a punto dal ministro per la coesione territoriale, Carlo Trigilia. Dopo le polemiche sui poteri dell'Agenzia, dal consiglio dei ministri è uscito un compromesso sull'aspetto più controverso della norma, quello del potere sostitutivo dell'Agenzia nei confronti dell'amministrazione inadempiente nell'utilizzo dei fondi.

Tale potere sostitutivo, ha voluto precisare, il ministro Trigilia nella conferenza stampa seguita al consiglio dei ministri, sarà ben circoscritta: «C'è la possibilità che la stessa Agenzia in condizioni molto particolari e ben definite possa intervenire direttamente nella gestione di alcuni programmi». Si tratta, ha spiegato il ministro, di programmi «particolari e in casi ben delimitati» e comunque «in caso di gravi ritardi e gravi inadempienze».

L'Agenzia non vuol dire «tornare al centralismo ma vuol dire far lavorare strutture centrali e locali in un quadro strategico unico per far funzionare questa risorsa», ha detto Trigilia che ha anche quantificato la "pioggia" di risorse che il nostro Paese potrebbe avere a disposizione. Ci sono «30 miliardi della programmazione 2014-2020 ai quali si aggiunge un cofinanziamento di pari entità, ai quali si aggiungono 50 miliardi del fondo sviluppo e coesione».

La struttura
L'Agenzia si doterà di tecnici in grado di supportare le amministrazioni deputate all'attuazione del programma. Lo ha detto il presidente del Consiglio Enrico Letta. «Uno dei nostri atavici problemi - ha spiegato Letta in conferenza stampa - è la nostra incapacità di usare bene i fondi strutturali europei. Ci trasciniamo questo problema da molto tempo e anche alla fine del settennato 2007-2013, non riusciremo ad usare tutte le risorse. Stiamo cercando di accelerare ma abbiamo un pregresso di troppi anni. Ma siccome il settennato 2014-2020 sarà forse l'ultimo della Ue come la conosciamo, non dobbiamo sbagliare: vanno usate bene e con la massima efficienza possibile. Per questo nel Dl c'è una parte che razionalizza creando intorno al ministro Trigilia una struttura, il Dipartimento, l'Agenzia, che sia in grado di funzionare e il tutto intorno alla Presidenza del
Consiglio che diventa soggetto di coordinamento e impulso dei fondi europei».

Sono previste quindi «120 assunzioni qualificate di alto livello con selezione rigorosa di persone con esperienza Ue e di uso dei fondi. Ci giochiamo su questa vicenda la nostra capacità di usare i fondi. È un modo di essere più europei», ha aggiunto Letta.

Le polemiche
La scorsa settimana il ministro Trigilia aveva lanciato segnali di distensione sull'Agenzia per la coesione territoriale, ma il clima nel consiglio dei ministri di oggi ha risentito delle polemiche divampate sulla nuova struttura per gestire i fondi comunitari 2014-2020.

«Il clima in cdm è molto buono e cooperativo, non ci sono stati problemi di natura politica ma tecnica legati alle coperture finanziarie, che hanno fatto sì che si sia ritenuto opportuno rinviare», aveva detto il ministro della Coesione Territoriale, Carlo Trigilia, per giustificare, lo scorso 24 agosto, il rinvio della dell'approvazione delle misure sulla Pubblica amministrazione al consiglio dei ministri del 26 agosto.

Il dissenso è arrivato dalle file del Pdl. In particolare sull'Agenzia aveva sparato a zero la Lega, con il governatore veneto Luca Zaia che aveva condannato la struttura in quanto «inutile carrozzone» che assorbe risorse. «Il primo nemico dei cittadini del Sud è il Sud stesso - ha detto Zaia -. Il Sud non ha bisogno di un altro carrozzone che drena risorse nazionali senza trasformarle in reali opportunità di lavoro e sviluppo per i cittadini di quelle regioni». Zaia ha poi lanciato la sua controproposta: «La vera rivoluzione, e la vera coesione territoriale, non è aprire una nuova agenzia, ma - ha detto - usare come criterio per tutte le spese delle regioni i costi standard, così in ogni settore la regione più virtuosa il metro per tutte le altre».

L'agenzia per la coesione territoriale, nel progetto di Trigilia, avrebbe tre compiti fondamentali: fare una verifica e un monitoraggio più sistematico dell'uso dei fondi da parte delle amministrazioni; dare maggiore sostegno e assistenza tecnica alle amministrazioni interessate perchè procedure sono complesse; infine, tema più delicato, «assumere compiti anche di gestione diretta per progetti sperimentali ma anche casi, che naturalmente vanno definiti con precisione, di gravi ritardi e inadempienza da parte delle autorità».

Uno degli elementi alla base delle polemiche è proprio il potere sostitutivo dell'Agenzia, in caso di inerzia delle amministrazioni deputate alla gestione dei progetti da finanziare. Trigilia ha spiegato che «per esempio un problema su cui ci sono state manifestazioni di preoccupazione è l'uso di questo potere sostitutivo. Si richiede che venga adeguatamente disciplinato per dare garanzie alle istituzioni». È una richiesta «legittima - ha aggiunto - ma spero che questo strumento venga utilizzato. Ci darebbe la possibilità nei prossimi anni di utilizzare qualcosa come 100 miliardi di euro, essenziali per la ripresa».

Confindustria ha invitato le forze politiche a superare le polemiche. «Agenzia o no, l'importante è che sia rafforzato il ruolo sia di coordinamento, che di monitoraggio e operativo del livello nazionale, altrimenti si rischia di perdere dieci miliardi del ciclo 2007/2013 e di partire ancora una volta in ritardo per quello 2014/2020», ha detto Alessandro Laterza, vicepresidente di Confindustria con delega al Sud, parlando del progetto di Trigilia. «Le esigenze sono due - ha aggiunto Laterza -: la prima è quella di una forte funzione di coordinamento e indirizzo strategico sull'utilizzo dei fondi europei, coerente con le indicazioni del commissario Ue Hahn che a fine maggio ha richiesto esplicitamente all'Italia un rafforzamento del livello nazionale. La seconda è quella dell'istituzione di una sorta di organismo esecutivo che faccia quello che finora ha fatto il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica - monitoraggio e controllo sull'attuazione dei programmi - ma che agisca anche come task force con interventi operativi, dove occorra».


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