Lavori Pubblici

Di nuovo in ritardo i piani Ue italiani: spesa al 7 agosto ferma al 27% dell'obiettivo 2013, rischio revoche

Giorgio Santilli e Alessandro Arona

E' vero che i rendiconti accelerano sempre a fine anno, ma evitare i definanziamenti per molti programmi sarà arduo - Confermati tra gli altri i ritardi del Pon Reti e del Por Sicilia


La spesa dei fondi Ue torna a rallentare dopo lo sprint di fine 2012 e cresce il rischio di perdere quote consistenti dei 31 miliardi che dovremmo spendere nel triennio 2013-2015. Secondo gli ultimi dati del Dps (Dipartimento politiche di sviluppo), aggiornati al 7 agosto , dall'inizio dell'anno sono stati spesi e certificati 1.803 milioni contro il target annuale di 6.719 milioni. Siamo al 27% del programma annuale. La spesa certificata sta viaggiando a una media di appena 257 milioni al mese: tre volte e mezzo sotto quegli 867 milioni medi mensili che dovremmo spendere per essere in pari con il traguardo europeo del 31 dicembre 2015.
È vero che le medie mensili sono un parametro piuttosto rozzo e che nella prima parte dell'anno le certificazioni vanno fisiologicamente a rilento per concentrarsi nella parte finale, ma è evidente che il ritmo attuale non ci potrà consentire in nessun modo di arrivare al traguardo con tutti i 52 programmi (nazionali e regionali) finanziati. Su qualcuno di questi cadrà inevitabilmente la tagliola di Bruxelles.
Ed è vero che i programmi accelerano la spesa quando sono nella parte finale. Ma è altrettanto vero che proprio nell'ultimo triennio i programmi dovrebbero essere lanciati a velocità massima di spesa e che si sperava continuasse la rincorsa presa nella seconda metà del 2012, mentre qui tutto è di nuovo rallentato e l'altro sistema di raccolta dati del Dps (il monitoraggio) ci dice che c'è una sfilza di progetti, infrastrutturali e non, che si muovono fra lo 0 e il 10% di stato di avanzamento.
Solo per fare qualche esempio tra le grandi infrastrutture (si veda sul numero 24/2013 di «Edilizia e Territorio») i megalotti 2 e 4 della Ss106 Jonica sono a zero, come il raddoppio della Bari-S.Andrea Bitetto, la velocizzazione della Catania-Siracusa, il porto di Augusta, gli adeguamenti tecnologici della Bari-Taranto e della Messina-Siracusa, il polo fieristico di Napoli e si potrebbe continuare per altre decine di interventi.
I numeri delle "certificazioni" di inizio agosto confermano, quindi, quanto già si sapeva. Di questo passo non ce la faremo a evitare il taglio di risorse e lo stesso ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia, aveva lanciato l'allarme in Parlamento parlando di un'area di risorse a rischio di 10 miliardi. Il Governo e le Regioni provano a correggere il tiro ancora una volta, riprogrammando risorse e destinandole a interventi immediatamente spendibili, come quelli di sostegno all'occupazione, ma qui è una corsa sempre più in salita. Anche gli spazi per i "meccanismi contabili" che si sono utilizzati nei mesi passati con la riduzione della quota di cofinanziamento nazionale, sembrano arrivati al capolinea. Ora sarebbe proprio il momento di spendere, anche per dare un po' di ossigeno all'economia, ma il flusso degli investimenti continua a incepparsi nelle maglie burocratiche e nell'eccesso di frammentazione. Forse qualcosa potrà fare il Dl lavoro che ha spostato un miliardo di risorse nazionali dai programmi in affanno verso la decontribuzione delle assunzioni di giovani under 29 e verso altre forme di incentivo alla formazione, come borse di studio e stage.

Vediamo qualche numero di dettaglio. Per le Regioni «convergenza» (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) su una spesa dei programmi nazionali e regionali prevista a 34.134 milioni, siamo a 12.282 milioni contro gli 11.328 del 31 dicembre 2012, con un aumento di appena 954 milioni. Nell'arco dell'intero 2013, la spesa necessaria per raggiungere tutti i target è di 4.514 milioni. Nei primi 7 mesi si è quindi certificato poco più del 20%.
Se si prendono i soli programmi regionali, sono state certificate spese per 596 milioni nella prima parte dell'anno a fronte di un target a fine anno di 2.472. Siamo al 25% dell'obiettivo annuale. Ma ci sono situazioni di particolare difficoltà, almeno alla lettura dei dati. Il programma Fesr (Fondo europeo sviluppo regionale) siciliano ha segnato un avanzamento di appena 62,5 milioni e ne dovrà fare 495 nell'intero anno.
La Campania ha aggiustato il tiro, almeno contabilmente, sul piano Fesr, con un drastico abbassamento del cofinanziamento nazionale al 25%: il risultato è che la Regione ha già raggiunto e superato il target per fine anno. Restano le grandi difficoltà, invece, per il Fondo sociale europeo: spesi 20 milioni a fronte dei 243 previsti come target annuale. Siamo sotto il 20% ma qui le politiche di decontribuzione alle assunzioni degli under 29 varate con il decreto occupazione potrebbero dare un aiuto.
Sul versante della competitività (tutte le altre regioni, comprese quelle del centro-nord) va un po' meglio, al solito. Dal 1° gennaio sono stati certificati 852 milioni sui 2.206 che dovranno risultare a fine anno: siamo al 38,6%. Anche qui, però, non siamo del tutto al riparo del rischio taglio, nonostante le cifre da spendere, programma per programma, siano notevolmente più contenute.


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