Lavori Pubblici

Grandi imprese, mercato interno crollato, regge solo chi va all'estero

Anticipazione sulla Top 25 delle Classifiche 2013 di Aldo Norsa/Guamari: fatturato aggregato stabile, ma la redditività crolla (utile netto a -46% ed Ebitda a -20%) - Nasce il colosso Salini-Impregilo

Il mercato italiano, i grandi appalti e la nuova costruzione immobiliare, non sono più da anni in grado di reggere le grandi e medie imprese di costruzione. La sopravvivenza, e in alcuni casi la crescita. è alimentata quasi esclusivamente dai lavori all'estero.
La nuova conferma viene dall'anticipazione delle "Classifiche 2013" di Aldo Norsa-Guamari, riportate nel numero 31-32 di «Edilizia e Territorio» (il dossier completo uscirà a ottobre): per le prime 25 imprese per giro d'affari 2012, il fatturato resta fermo, e la quota estera sale dal 41 al 47%. E anche spulciando i nomi si scopre che dietro le crescite più rilevanti (tra queste Salini, Condotte, Rizzani) c'è quasi sempre l'estero.
Sull'Italia pesa anche il progressivo tramonto dell'era delle concessioni affidate senza gara alle grandi e medie imprese italiane prima delle direttive Ue, maxi-lavori come la Tav, le metrpolitane di Genova e Napoli, i lavori del Mose e di Venezia, tutte commesse esaurite o in via di esaurimento.
Dalla lista della Top 25 escono per crisi conclamata Unieco, Coopsette, Impresa Spa e Bentini, dopo che l'anno scorso erano "saltate" Consorzio Etruria, Dec e Btp.
Quattro le imprese, in questa classifica di vertice, che hanno chiuso l'ultimo bilancio (2012) in perdita: Bonatti, Pavimental, Ics Grandi Lavori e Cooperativa di costruzioni. Ma per tutta la Top 25 la redditività è in crollo, con utile netto a -46% ed Ebitda a -20 per cento.

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