Lavori Pubblici

Inchiesta Consorzio Venezia Nuova, ipotesi fondi neri

Alcune centinaia di milioni di euro potrebbero essere finiti in 'fondi nerì per mantenere la 'pax' tra le aziende impegnate nei lavori per le opere di salvaguardia di Venezia, come il Mose, o per essere destinati a sovvenzioni illecite, anche in campo politico. L'ipotesi emerge dalla prima analisi dell'imponente massa di documenti sequestrati dalla Guardia di Finanza nel quadro dell'inchiesta su turbativa d'asta e fatturazioni false che ha portato a metà luglio all'arresto ai domiciliari di sette persone, tra i quali l'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni
Mazzacurati, a sette ordini di dimora, oltre ad un centinaio di indagati e altrettante perquisizioni.

Allo stato delle indagini, le fiamme gialle lagunari hanno chiuso il cerchio su fatturazioni alterate per circa 600mila euro a opera di una cooperativa di Chioggia (Venezia); soldi che si ipotizza siano finiti in fondi occulti. Ad aprire però la strada investigativa sulla possibile esistenza di un vero e proprio 'sistemà imperante in questi ultimi dieci anni, legato alla massa dei fondi per le opere di salvaguardia, ci sarebbe quanto emerso in un'altra inchiesta: quella relativa a
Piergiorgio Baita, ex presidente della 'Mantovanì, anch'essa società del Consorzio. Anche in questo caso, secondo il 'filo rossò che gli investigatori stanno cercando di ripercorrere,
sarebbero stati costituiti 'fondi nerì legati ad appalti, non concernenti però gli interventi di salvaguardia.

I sospetti sarebbero sorti anche alla luce dell'atteggiamento tenuto dallo stesso Baita, che in alcune occasioni si sarebbe fatto da parte senza alcun tipo di protesta rispetto a lavori finiti ad altre aziende, anch'esse consorziate. L'esistenza di una fitta rete di relazioni tra società, con al centro quale 'sovranò l'ex presidente del Cvn, Mazzacurati, emergerebbe anche tra le righe dell'ordinanza emessa dal gip Scaramuzza, che aveva portato ai 14 provvedimenti restrittivi, e nella corposa relazione inviata alla procura dalle fiamme gialle dirette dal col. Renzo Nisi, comandante del Nucleo di Polizia Tributaria. Una nota informativa di oltre 700 pagine, delle quali oltre la metà coperte da omissis, che potrebbe riservare ulteriori sviluppi all'inchiesta, specie per quanto concerne il possibile uso dei fondi accantonati e della rete di relazioni tessuta a
livello locale e nazionale dall'ex presidente Mazzacurati.

La relazione della Gdf assegna un ruolo di preminenza nei passaggi del denaro a Pio Savioli, referente del Coveco ed ex consigliere nel direttivo, ripreso dagli investigatori durante alcuni dei
presunti trasferimenti di bustarelle. Sul fronte locale, intanto, si sono accesi i riflettori su presunti contributi sospetti per migliaia di euro ricevuti dal consigliere regionale del Pd Giampietro Marchese durante la campagna elettorale del 2010. I finanzieri, contestualmente all'esecuzione dei provvedimenti restrittivi, tra le perquisizioni compiute avevano anche visitato la casa del
consigliere e la sede della Fondazione dove aveva la sua 'regià elettorale.


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