Lavori Pubblici

Deindustrializzazione, pericolo da evitare

Giorgio Santilli

Milano cuore d'Italia. Mentre l'Expo 2015 ci dà la percezione forte che non c'è più tempo da perdere se vogliamo portare al traguardo una vetrina internazionale utile per agganciare e irrobustire la ripresa, la protesta dell'edilizia di ieri ripropone ancora una volta le scelte fondamentali per evitare la deindustrializzazione di un intero settore che ha perso 446mila posti di lavoro dall'inizio della crisi. Semplificazioni burocratiche, rapporto con il credito, pagamenti della pubblica amministrazione sono misure che non possono più attendere.

Le denunce nazionali dell'Ance sul rischio di una scomparsa del settore risalgono ormai a due anni fa e nei 24 mesi trascorsi le cose sono andate via via peggiorando, con una caduta di mercato che ormai supera il 30% fra settori pubblici e privati: a poco è servito l'allarme lanciato a più riprese delle imprese e se passi avanti - non ancora definitivi - sono stati fatti sul tema dei pagamenti della pubblica amministrazione, poco o nulla si è fatto invece sulle frontiere decisive del credito (a imprese e famiglie) e delle semplificazioni. Sul fronte del credito, anzi, il settore edile ha dovuto subire anche un inasprimento delle garanzie richieste dalle banche a fronte dei pochi prestiti di questo periodo.

C'è poi il fisco che assume le sembianze soprattutto del balzello irrazionale dell'Imu sugli immobili invenduti dalle imprese. La zavorra della crisi diventa, così, ancora più insostenibile proprio per mano dello Stato che anziché alleggerire il peso, lo accresce. Un po' come per i pagamenti della pubblica amministrazione: migliaia di imprese fallite o sull'orlo del fallimento solo per aver fatto a pieno il proprio dovere contrattuale rispetto allo Stato che ricambia affossandole senza una ragione giusta.

Non ci si può meravigliare, allora, che si arrivi alla «giornata della collera». Una collera che dura ormai da tempo e che ribadirà pari pari il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, giovedì prossimo, nel corso dell'assemblea nazionale della categoria.

Alla collera è necessario rispondere, però, con una razionalità che tenga conto della situazione difficile delle casse dello Stato ma faccia, in fretta, almeno ciò che è a costo zero.
Si possono ricordare qui due misure che il Governo si è impegnato a fare. La prima è la traduzione in norme e in modello operativo dell'accordo Abi-Ance per rilanciare i mutui casa attraverso l'emissione di «covered bond». A favore di un provvedimento che consenta di far ripartire il mercato dei mutui si sono pronunciati esplicitamente il ministro dell'Infrastrutture, il pdl Maurizio Lupi, e il viceministro per l'Economia, il pd Stefano Fassina. Difficile dire che i due partiti della maggioranza non la pensino nello stesso modo su una misura concreta che rimetterebbe davvero in modo l'edilizia e risolverebbe un problema sociale gravissimo per famiglie e giovani. Si tratta di abbandonare certe inerzie della politica e fare, davvero.

La seconda misura bipartisan e necessaria è l'approvazione del pacchetto completo di semplificazioni che già il Governo Monti aveva varato in forma di disegno di legge (poi finito sul binario morto in Parlamento) e che ora il Governo Letta ha ripreso suddividendolo fra un decreto legge e un disegno di legge. Il Parlamento non stia a fare meline mentre le imprese muoiono.


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