Lavori Pubblici

Allarme burocrazia, a Milano la «collera» dell'edilizia allo stremo

Marco Morino, analisi di Giorgio Santilli

Tornano in piazza i «caschi gialli»: persi 446 mila occupati nelle costruzioni, denunciate 100 vessazioni anti-cantieri. Squinzi: mi sento uno di voi

Tornano i caschetti gialli, simbolo della crisi che sta affondando il settore dell'edilizia. Di nuovo a Milano, di nuovo in Piazza Affari. Lo scorso 13 febbraio la filiera delle costruzioni guidata da Assimpredil Ance diede vita alla giornata della collera. Ieri quelle stesse associazioni più altre che hanno aderito all'appello, per un totale di oltre 60 sigle, hanno organizzato la giornata delle vessazioni.
Così i costruttori definiscono quel groviglio di leggi, procedure, regolamenti, usi e costumi che rendono impossibile la vita a imprese e professionisti che quotidianamente operano nel mondo dell'edilizia.

Questa volta però le imprese di costruzioni hanno deciso di passare dalla protesta (13 febbraio) alla proposta (ieri). A titolo di esempio è stata presentata una lista di 100 vessazioni, raggruppate per macroaree, che imprese e operatori incontrano ogni giorno nel loro lavoro: ogni vessazione (procedure per passare dal progetto al cantiere, procedure di gara negli appalti pubblici, adempimenti fiscali, rapporti con le banche, attività di gestione del cantiere e così via) è accompagnata da una proposta di semplificazione. Cento vessazioni da cancellare con un colpo di spunga, per la maggior parte a costo zero per lo Stato e le istituzioni. Le vessazioni – denunciano le imprese – sono un vortice che non ha via d'uscita per chiunque voglia operare nel rispetto delle regole e della legalità, una esondazione normativa di cui tutti, in parte, sono responsabili.

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è il primo a salire sul palco e a prendere la parola: «Sono qui perché mi sento uno di voi e vi porto la solidarietà di tutto il sistema confindustriale. La situazione è difficile, siamo in recessione da nove trimestri. Le vessazioni – dice Squinzi – sono quelle che ci impediscono di ripartire nel ciclo economico. La semplificazione burocratica e amministrativa è tra le grandi battaglie che sta conducendo Confindustria. Abbiamo bisogno di semplificare norme e procedure e di favorire la ripresa delle costruzioni. Bisogna ritrovare il gusto di fare investimenti». Squinzi cita l'esempio degli Stati Uniti, dove la ripresa è ripartita grazie al traino dell'edilizia. «Questo Governo – nota Squinzi – perlomeno sta ascoltando e sta dando segnali di attenzione. Nelle scorse settimane abbiamo sottoposto un primo pacchetto di semplificazioni, che è stato recepito, ma il cammino resta molto lungo».

«Dal 13 febbraio a oggi - incalza Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil Ance (l'associazione dei costruttori delle province di Milano, Lodi, Monza e Brianza) – la crisi non si è fermata. Le imprese continuano a fallire, gli studi professionali a chiudere, i lavoratori a essere lasciati a casa. I posti di lavoro persi nelle costruzioni dall'inizio della crisi a oggi sono arrivati a 446mila. E con i settori collegati si arriva a quota 690mila». Non sono solo gli operai a restare a casa, ma tutte le figure professionali legate al cantiere: in un anno i liberi professionisti (architetti, ingegneri) sono diminuiti del 23 per cento. Per contro in Lombardia nell'ultimo quindicennio sono state emanate più di 80 leggi e regolamenti regionali per la sola materia urbanistica ed edilizia, con una media di oltre cinque dispositivi normativi per anno. «Vogliamo essere liberati dalle vessazioni che ogni giorno subiamo e che sono una zavorra insostenibile per ripartire. Ecco perché al Governo diciamo: osate di più». Il cahier de doléances presentato ieri in Piazza Affari è un contributo che le imprese dell'edilizia offrono al Governo e alle Regioni per agevolare il processo di snellimento burocratico e amministrativo. «Chiediamo regole certe e certezza dell'azione amministrativa per investire, per lavorare, per continuare a fare impresa, per guardare con fiducia al futuro di questo Paese»: questo l'appello finale delle imprese.


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