Lavori Pubblici

Flessibilità Ue, ecco la lettera (e i vincoli) del Commissario Olli Rehn

Alessandro Arona

Possibile una flessibilità rispetto agli obiettivi annuali del Fiscal compact, ma sempre restando entro il 3% di deficit/Pil e solo per i progetti co-finanziati dalla Ue su fondi strutturali e Reti ten-T

Qui a fianco potete scaricare la lettera inviata il 3 luglio dal Commissario agli Affari economici e Monetari Olli Rehn ai Ministri delle Finanze e dell'Economia dei 27 Stati membri dell'Unione europea. Lettera nella quale si precisa (ma non molto) quanto annunciato poche ore prima dal Presidente della Commissione Manuel Barroso sulla possibilità di utilizzare una maggiore flessibilità sui bilanci per realizzare investimenti produttivi.

Rehn precisa che:

1) la possibilità vale solo per i "paesi virtuosi", quelli cioè fuori dalla procedura di deficit eccessivo. L'Italia è uscita solo un mese fa dal club dei "cattivi" (cioè dalla procedura di infrazione), dunque è grazie agli sforzi fatti negli ultimi due anni che ora si potrà beneficiare di questo margine di flessibilità concesso dalla commissione;

2) vale solo per i paesi, inoltre, con crescita negativa (Pil con il segno meno), o comunque molto sotto la crescita potenziale;

3) non si tratterà di una "golden rule", cioè di un meccanismo che concede automaticamente di non contabilizzare certe categorie di spese per investimenti pubblici dal calcolo deficit/Pil, come da tempo l'Italia chiede (a partire dal premier Monti), insieme ad altri stati membri. Si tratta invece di autorizzazioni caso per caso che la Commissione farà nell'ambito del "braccio preventivo" del Fiscal compact, cioè la verifca dei disegni di legge di bilancio, alla fine di ogni anno per l'anno successivo. «Oggi vorrei annunciare - ha detto Barroso al Parlamento - che in sede di valutazione dei bilanci nazionali per il 2014 e di esame del consuntivo 2013, considereremo di nuovo, nel pieno rispetto del Patto di stabilità e crescita, di concedere deviazioni temporaneee dal percorso di disavanzo strutturale verso gli obiettivi di medio termine decisi nelle raccomandazioni secifiche per paese, su base caso per caso».

3) la deviazione non dovrà portare comunque a sforare il tetto massimo del deficit/Pil del 3% annuo, e dovranno comunque essere rispettati gli obiettivi di riduzione di un ventesimo all'anno del debito, verso l'obiettivo del 60% debito/Pil. In sostanza, la decisione del 3 luglio della Commissione consente ai paesi sopra indicati (sono 9, tra cui l'Italia, e ad esempio non ci sono Francia, Spagna, Grecia, Irlanda, Olanda) di sforare rispetto agli obiettivi deficit/Pil di medio termine fissati anno per anno dalla Commissione nel percorso verso il pareggio di bilancio strutturale (al netto cioè del ciclo economico). Per l'Italia si stimano obiettivi del 2,4% per il 2014, dunque il nostro paese dovrebbe avere un margine di ulteriore spesa in deficit dello 0,5% circa, circa 7 miliardi di euro;

4) quale spesa per investimenti può essere fatta con questo margine di flessibilità? Rehn spiega che si deve trattare di investimenti con diretto e verificabile impatto di lungo termine sui bilanci pubblici, cioè effetti di crescita economica che portino stabilmente ad aumento di entrate fiscali. Più inconcreto - scrive la commissione - si deve trattare di progetti co-finanziati dall'unione nell'ambito della politica strutturale e di coesione (fondi strutturali), del programma Ten-Ten (reti transeuropee di trasporto) e del Connecting europe facility (un nuovo programma 2014-2030 che comprende anche energia e Tlc, ma che deve ancora essere avviato.
Solo progetti che godano di un co-finanziamento europeo nei tre programmi citati, dunque, non tutti gli investimenti produttivi e non tutti gli investimenti nelle reti Ten.


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