Lavori Pubblici

Abi: pesano le sofferenze, per le banche è il settore più a rischio

Giuseppe Latour

Le valutazioni riguardano anche la qualità del credito: la maggior parte delle richieste viene fatta per operazioni di ristrutturazione di un finanziamento precedente

Tassi più alti e maggiori garanzie a carico delle costruzioni. «Ma non c'è un accanimento ai danni di un singolo settore», Angelo Peppetti dell'ufficio crediti Abi spiega che i problemi riscontrati dall'edilizia nell'ottenere finanziamenti dipendono dalla fragilità finanziaria delle imprese. Che fanno delle costruzioni il settore produttivo più a rischio, in questo momento, per le banche.


I numeri dicono che l'edilizia sconta tassi di interesse più alti delle altre aziende...
Non lo neghiamo. Ma bisogna considerare il fatto che il comparto delle costruzioni adesso è in assoluto il più rischioso. Il rapporto tra sofferenze e impieghi ad aprile 2013 è del 14,8%. Nel commercio al dettaglio, che comunque sta andando male, è del 12,1%, mentre la media nazionale è intorno al 10%. Questo rapporto, per le costruzioni, è del 40% più alto rispetto alla media. Ed è un fenomeno che va avanti da parecchio.

Quindi, i finanziamenti si riducono?
Dobbiamo considerare le sofferenze che le banche hanno in questa fase. In questo momento siamo a oltre 120 miliardi di euro. Questo ci costringe a valutare con maggiore attenzione rispetto al passato la rischiosità di un finanziamento, perché per noi è prioritario che il credito rientri. Ovviamente questa situazione si riflette con più forza sui comparti più rischiosi, come le costruzioni.

Esiste la tendenza a chiedere più garanzie?
C'è sicuramente la richiesta di maggiori garanzie, ma questa va collegata alla necessità di essere più sicuri del rientro del credito. Inoltre, bisogna considerare che c'è un peggioramento della qualità del tipo di operazioni che ci viene richiesto.

In che senso?
In questo fase la richiesta di finanziamenti per investimenti è completamente crollata. La maggior parte delle richieste ci viene fatta per operazioni di ristrutturazione di un finanziamento precedente. Questa seconda categoria, al momento, vale circa l'80% del totale.

Si tratta di operazioni più rischiose?
Certamente. Bisogna considerare che la ristrutturazione è un finanziamento che ha già una sofferenza sottostante. Quindi, porta sollievo nel breve periodo ma indebita nel lungo. E va valutata molto attentamente: o il cliente porta un piano di investimenti che gli consente di rientrare oppure con la ristrutturazione si rischia di metterlo al tappeto definitivamente.

Per i prossimi mesi ci sono prospettive di miglioramento?
Al momento non possiamo dirlo, però, per provare a migliorare le cose, insieme all'Ance abbiamo fatto una serie di proposte poco onerose che, per adesso, non sono state accolte ma che avrebbero potuto aiutare. Abbiamo chiesto di creare dei fondi per favorire alcune categorie di soggetti che hanno più difficoltà a ottenere un finanziamento, di coinvolgere la Cdp nell'emissione di covered bond e di rivedere la norma che ci costringe a contabilizzare le perdite sui crediti per diciotto anni nei nostri bilanci


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