Lavori Pubblici

Ance Emilia Romagna: in sei anni persi 46mila posti di lavoro

L'industria edile continua a perdere imprese e occupati e le previsioni per i prossimi due anni restano pessimistiche, evidenziando un elevato rischio ad una ulteriore accelerazione delle attuali criticità. E' quanto emerge dal "Rapporto congiunturale dell'industria delle costruzioni in Emilia-Romagna" presentato oggi dall'Ance regionale nella sede di Unioncamere a Bologna.
Tra il quarto trimestre 2008 ed il primo trimestre 2013 il settore delle costruzioni in Emilia-Romagna ha perso 46.300 occupati, pari ad un calo in termini percentuali del 27,8%, un dato decisamente peggiore rispetto a quello medio nazionale, risultato pari al 22,1%. Secondo i dati delle Casse edili provinciali nel quadriennio 2009-2012 si è registrata una perdita tendenziale delle ore lavorate, quindi dell'attività, pari al 34,1%. Circa un terzo delle imprese attive all'inizio della crisi oggi non esistono più. Tra il 2009 e il 2012 i procedimenti fallimentari riguardanti le imprese edilizie sono aumentati di circa il 24%. Il che vuol dire che sono fallite 827 imprese di costruzioni, pari all'8% dei fallimenti avvenuti nel settore nell'intero Paese.

«Dopo un 2012 devastante - ha sottolineato il presidente dell'Ance Emilia Romagna Gabriele Buia - che ha registrato nella nostra regione una contrazione di attività del 6,5% rispetto all'anno precedente, ovvero l'anno peggiore dopo il terribile 2009, le nostre stime per il 2013 confermano il perdurare della crisi. Per l'anno in corso, infatti, le previsioni sono di un ulteriore calo degli investimenti in costruzione del 3,6%, il che significa una perdita del 30% in sei anni, stimabile in circa 5 miliardi di euro».
Dal rapporto emerge come la crisi coinvolga quasi tutti i comparti: la produzione di nuove abitazioni, in sei anni perde il 53,9%, l'edilizia non residenziale privata segna una riduzione del 35,3%, le opere pubbliche, registrano una caduta del 38,2%. Solo il comparto della riqualificazione degli immobili residenziali mostra una tenuta dei livelli produttivi (+11,1%).
«Il persistere di questa situazione - ha aggiunto Buia - comporta la progressiva destrutturazione di un comparto fondamentale per l'economia regionale con un ulteriore peggioramento della già difficile situazione occupazionale, anche in considerazione della decadenza dei termini relativi alla cassa integrazione».

Come si sottolinea nel rapporto, in Emilia-Romagna il ricorso a questo strumento da parte delle imprese per limitare i licenziamenti è molto elevato: dal 2008 al 2012 il numero di ore autorizzate per i lavoratori operanti nel settore è quintuplicato, passando da 2,2 milioni di ore a 11 milioni. Anche nei primi cinque mesi del 2013 i dati segnalano un'ulteriore crescita del 29,9% rispetto ai già elevati livelli dell'anno precedente.


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