Lavori Pubblici

Cantieri più giù del previsto: -5,6% nel 2013. Buzzetti: servono 5 miliardi all'anno per invertire la rotta

Mauro Salerno

Presentato l'osservatorio congiunturale Ance. Il viceministro all'Economia Stefano Fassina annuncia: casa-bond con la legge di stabilità

Pochi mesi ed è già il caso di aggiornare al ribasso la stima del calo degli investimenti nelle costruzioni. Il -3,8% "azzardato" a dicembre non basta più per misurare il collasso di un settore che sembra aver imboccato una spirale senza fine. Nel 2013 - è la nuova stima contenuta nell'osservatorio Ance presentato stamattina a Roma - la caduta sarà del 5,6 per cento. Il punto è che neanche questo ulteriore crollo basterà a toccare il fondo. Ed è proprio questo l'allarme lanciato oggi dai costruttori: senza politiche di sostegno mirate (e finanziate "pronta cassa") il settore rischia di chiudere anche il 2014 con una sonora caduta degli investimenti (-4,3%, clicca qui per scaricare la tabella completa) (e qui per l'Osservatorio ).
Un tracollo evitabile solo a patto di «investire con coraggio nel settore», dice il presidente Paolo Buzzetti, rivolto al Governo, rappresentato nell'occasione dal viceministro all'Economia Stefano Fassina. Le misure del «decreto del fare»? «Utili, vanno nella giusta direzione - è la risposta di Buzzetti - ma va detto con franchezza che non sono sufficienti». Secondo le stime dell'ufficio studi Ance il «fondo sblocca cantieri» metterà in circolo 2 miliardi di euro in 5 anni, cui si aggiungono risorse per un poco più di 400 milioni derivanti dal piano straordinario sulle scuole finanziato dall'Inail (300 milioni) e una spesa di altri 108 milioni per gli investimenti dalla convenzione relativa all'autostrada dei Parchi. Poche centinaia di milioni all'anno, insomma. «Troppo poco - riassume Buzzetti - per determinare una svolta». Anche sui debiti della Pa, aggiunge Buzzetti, «non ci si deve fermare ai 7,5 miliardi di quest'anno: bisogna pagare tutto, ma il meccanismo è avviato e dai nostri segnali sembra funzionare».

Da parte sua Fassina ricorda i passi già compiuti dal Governo nel tentativo di rilanciare l'edilizia e, tramite i cantieri, l'intera economia (il rifinanziamento della cassa in deroga, la proroga e l'estensione degli sgravi sul recupero e per gli interventi finalizzati al risparmio energetico) e difende «gli sforzi compiuti anche con il decreto del fare in un contesto molto difficile per l'economia». Ma riconosce che si tratta di misure «ancora non sufficienti». Soprattutto perché rispetto alle attese della vigilia sono rimaste fuori le misure a sostegno del credito: i famosi casa-bond per agevolare il ricorso ai mutui da parte delle famiglie. Uno strumento che i costruttori ritengono fondamentale in un contesto di mercato in cui al crollo delle compravendite (tornate ai livelli degli anni '80, con una caduta vertiginosa, solo nel 2012, di circa il 26%) fa da contraltare una domanda immobiliare che resta insoddisfatta per 422mila famiglie.

«Ci stiamo lavorando - annuncia Fassina - penso che potremmo definire lo strumento adatto con la legge di stabilità». «Non è facile - ha aggiunto il viceministro - perché ci troviamo di fronte sofferenze bancarie molto aumentate». L'ipotesi resta quella «di un intervento a garanzia, con il coinvolgimento di Cdp, di forme di cartolarizzazione dei crediti emessi dalle banche, per consentire l'emissione di mutui a tassi più convenienti per le famiglie».

Tornando ai dati, l'osservatorio getta una luce pesante sul 2012 «l'anno più nero per le costruzioni». Dall' inizio della crisi i posti di lavoro persi sono 446mila che, con i settori collegati, salgono a 669mila («come la popolazione di Palermo», chiosa Buzzetti): 11.177 le imprese fallite. Il 2013 (investimenti a -5,6%) rappresenterà il sesto anno di caduta, che porterà il settore a perdere il 29% rispetto al 2008. Un quadro interamente negativo che risparmia solo gli investimenti in manutenzione straordinaria (+3,2% nel 2013, +17,2% negli ultimi sei anni) sostenuti dagli incentivi al recupero. Per il 2014, come detto, doppio scenario: ulteriore caduta del 4,3% degli investimenti o inversione di tendenza, con una crescita dell'1,6 per cento. A patto però di seguire le politiche suggerite dall'Ance. E cioè stabilizzazione di ecobonus del 65% e incentivi al recupero del 50%, cancellazione dell'Imu sull'invenduto, riattivazione del circuito del credito. E non basta. Servono le misure coraggiose invocate da Buzzetti che si sostanziano in un investimenti aggiuntivi in infrastrutture per 5 miliardi all'anno per quattro anni, in modo da portare, in modo graduale, la spesa per lavori pubblici agli stessi livelli del 2004. «Le risorse almeno per i primi due anni ci sono già», sostiene Mario Baldassarri.

L'economista, ex viceministro, ha curato uno studio ad hoc per i costruttori. La conclusione? Secondo Baldassarri non sarebbe la débâcle dei conti pubblici. Anzi. «Se investissimo 20 miliardi nelle infrastrutture riportando in quattro anni la spesa ai livelli di 13 anni fa, manterremmo gli impegni di deficit, aumentando il Pil e l'occupazione».


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