Lavori Pubblici

Riprogrammazione dei fondi Ue, la lista delle opere più in ritardo

Alessandro Arona

Pon Reti e Por delle Regioni convergenza: i tabelloni con le grandi infrastrutture a rischio di definanziamento (con spesa rinviata sulla programmazione 2014-2020)

Il raddoppio ferroviario Palermo C.le-Punta Raisi vale 1.077 milioni di euro, ma la spesa attuale è ferma al 16%, rispetto all'obbligo di spendere tutto entro il 31/12 2015, e la previsione di fine lavori è al 2018. Situazione analoga per i lotti 6-7 dell'autostrada Siracusa-Gela: 5% di spesa e fine lavori al 2018.
Ferrovie, strade, porti: ecco la lista delle opere finanziate dai fondi europei 2007-2013, con il relativo livello di pagamenti (si vedano i tabelloni correlati qui a sinistra). Molti sono allo 0%, altri all'1, 2, 5%. Qui pescherà il Governo, nelle prossime settimane, per riprogrammare i Pon e Por più in ritardo, per un totale di 4,1 miliardi di euro, e destinare i relativi fondi "sbloccati" al piano lavoro di Giovannini (un miliardo) e una serie di programmi edilizi a spesa più rapida.

Il Ministro della Coesione territoriale, Carlo Trigilia, ha infatti confermato le anticipazioni di «Edilizia e Territorio» (n. 22/2013): è in arrivo in tempi brevissimi una maxi-riprogrammazione di alcuni programmi europei (Pon e Por) 2007-2013, fatta con tagli alle grandi opere in pesante ritardo e dirottamento dei fondi: 1) al piano Giovannini (Ministro del Lavoro) per lavoro giovanile e lotta alla povertà (un miliardo); 2) a progetti nelle tre regioni interessate (Campania, Sicilia, Calabria), immediatamente cantierabili e a tiraggio rapido.

Ci saranno tagli da 700 milioni di euro (a valere sul co-finanziamento) al programma nazionale (Pon) «Reti e mobilità» (ferrovie, strade, porti), più tagli ad altri Pon (Sicurezza, Energie rinnovabili, Ricerca) per 300 milioni.
Massiccia riprogrammazione dei Por di Campania, Sicilia e Calabria, per 3,1 miliardi di euro, con tagli in gran parte sui "Grandi progetti" infrastrutturali, da dirottare però (in buona parte) sempre su interventi edilizi: piano città, opere incompiute, riqualificazione energetica degli edifici pubblici.


Il testo integrale dell'audizione del Ministro Trigilia

Gli ALLEGATI alla relazione di Trigilia (riepilogo su spesa Fesr-Fse, Pac e fondi ex Fas)
Piano di azione e coesione (le tre riprogrammazioni 2011-2012): lo stato di attuazione

Il monitoraggio della spesa al 31 maggio 2013, programma per programma Por Campania, il monitoraggio al 30/5/2013

Il Por Fesr Campania 2007-2013


IL SALDO PER L'EDILIZIA
Il saldo per l'edilizia – fra tagli alle grandi opere e nuovi finanziamenti per piano città, incompiute e edifici pubblici – dovrebbe essere negativo per circa 1,2 miliardi di euro. Tagli per 700 milioni al Pon Reti e revisione dei Por (3,1 miliardi) che riguarderà in gran parte le infrastrutture. In tutto tagli per circa 3,7 miliardi.
Le nuove destinazioni dei Por dovrebbero essere in buona parte alle infrastrutture, stimabili in 2,5 miliardi su 3,1 riprogrammati.
Dunque: tagli per 3,7 miliardi (grandi opere), nuovi programmi a spesa veloce per 2,5 miliardi. Un saldo negativo per circa 1,2 miliardi.


SPESA AL 31 MAGGIO E RIPROGRAMMAZIONE
L'ultimo monitoraggio, reso noto nei giorni scorsi dal Dps (che fa capo al Ministro della Coesione territoriale, Carlo Trigilia), evidenzia una spesa media del 40%, rispetto al 34,6% del 31 dicembre 2012. I programmi sono stati approvati dalla Commissione Ue nel corso del 2007, e manca ormai due anni e mezzo all'ultima data utile (31/12/2015) per rendicontare il 100% della spesa, pena il definanziamento automatico dei singoli Pon/Por coinvolti.
I programmi più in ritardo (si veda la tabella correlata) sono sempre i Por Fesr di Campania, Sicilia e Calabria, e i Pon Reti e mobilità, tutti programmi che avevano già peraltro subito tagli nel Piano azione e coesione del 2011-2012
. Altri tagli subiranno i Pon Energia e Ricerca-competitività, che pur essendo a una percentuale di spesa più elevata non hanno raggiunto i target al 31 maggio.
I tagli ai Pon (700 milioni da Reti e Mobilità, 206 da Sicurezza, 32 da Energia, 62 da Ricerca) si faranno con il sistema della riduzione del co-finanziamento nazionale, facendo dunque uscire questo miliardo di euro dalla programmazione 2007-2013, senza dunque vincolo di destinazione e di tempi.
I tagli ai Grandi progetti infrastrutturali in ritardo, invece, si faranno con una formale riprogrammazione all'interno dei Por Fesr 2007-2013, trasferendo i fondi (3,1 miliardi in Campania, Sicilia e Calabria) su «progetti – ha spiegato il Ministro – a veloce avvio, veloce tiraggio, bassa intermediazione burocratica». Questi nuovio progetti, infatti, dovranno partire ed essere spesi al 100% entro il 31 dicembre 2015.


GRANDI OPERE «SPOSTATE IN AVANTI»
Il Ministro Trigilia, con una nota, ci tiene a chiarire che per le grandi infrastrutture non è corretto parlare di tagli, perché la quota di finanziamento che ora viene tolta dai programmi 2007-2013 sarà garantita da "fondi temporanei" per qualche mese, per poi entrare nei programmi 2014-2020.
«Non c'è nessuna interruzione di attività e di cantiere – spiega Trigilia – per i progetti delle infrastrutture che sono in corso di attuazione». «Non si tratta dunque di tagli: i progetti – prosegue – continuano a essere finanziati attraverso una copertura alternativa che viene garantita da qui fino alla programmazione 2014-2020, quando questi potranno essere definitivamente finanziati nella nuova programmazione».
Il Ministro ha ragione, e la riprogrammazione è una saggia operazione, che evita di perdere finanziamenti europei e permette di dirottare le risorse su emergenza lavoro e opere subito cantierabili. Resta però il fatto – di cui certo non è Trigilia il responsabile – che la spesa per infrastrutture in Italia marcia sempre a un ritmo inferiore alle attese. Il risultato è quello ilustrato dalla Corte dei conti qualche settimana fa: una spesa per investimenti che in Italia, rispetto al Pil, continua a calare.


MENO INFRASTRUTTURE, NON È LA PRIMA VOLTA
Non è la prima volta, nel 2007-2013, che il Governo sposta in avanti la spesa per infrastrutture per evitare di perdere risorse europee (si veda sul numero 49-50/2012, pagina 4). Con il Piano azione e coesione (Pac) il ministro Fabrizio Barca, insieme alle Regioni, ha riprogrammato 2.229 milioni di euro, e ha ridotto i co-finanziamenti nazionali per 9.901 milioni, spostando queste risorse in avanti negli anni, visto che una volta tolte dai programmi europei non hanno più il vincolo di spesa al 31 dicembre 2015.
Alcune quote dei grandi progetti campani, ad esempio (fiume Sarno, regi Lagni, Porto di Salerno, Campi Flegrei, Litorale Domitio, metropolitana, si veda a pagina 4), erano già state tolte dal Por nella treza tranche del Pac, a dicembre. Nel totale di 12,1 miliardi di euro del Pac 2011-2012, la quota di nuove destinazioni che riguardavano le infrastrrutture fu di circa il 38%.
Ora, con la "quarta fase del Pac" (forse non si chiamerà così), tagli al co-finaziamento e riprogrammazioni riguarderanno quasi interamente le infrastrutture.


QUALI OPERE PIÙ IN RITARDO
I dati di spesa sulle opere del Pon Reti e sui grandi progetti dei Por Campania, Calabria e Sicilia (tabelloni a destra), evidenziano ritardi anche clamorosi, con moltissimi interventi allo 0%, o tra l'1 e il 5%. Dati che ben spiegano la scelta del Governo di togliere molti di questi interventi (o parte di essi) dalla programmazione 2007-2013 per spostarne il finanziamento sul 2014-2020.
I numeri vanno però presi con una certa cautela, perché nelle complesse procedure di rendicontazione sui piani Ue il dato sulla spesa certificata segue spesso con molto ritardo il lavoro effettivamente realizzato. Con alcuni casi davvero clamorosi.
Il megalotto 4 della Jonica (Anas), Por Calabria, ha un dato ufficiale allo 0%, ma in realtà è un'opera con Sal Anas al 100%, e in gran parte già aperta al traffico (nei mesi scorsi). Come la Agrigento-Caltanissetta (594 milioni), con Sal Anas all'86,6% (anche se la fine lavori è in fase di rideterminazione).
In altri casi, invece, il ritardo è certo: il raddoppio ferroviario di Palermo (1.077 mln) e i lotti 6-7 della Siracusa-Gela (213) hanno previsione di fine lavori fissata al 2018, tre anni dopo la scadenza per la spesa Ue (31/12/2015), e molti progetti hanno scadenze a fine 2015, dunque a forte rischio. Ritardo certo anche per il megalotto 4 della Jonica (179 mln, Pon Reti), i cui cantieri non sono mai partiti.


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