Lavori Pubblici

Pagamenti Pa, pronti all'incasso 21 miliardi sui 40 stanziati dal Dl 35/2013

Giorgio Santilli

Dal complesso degli strumenti finanziari previsti dal Dl 35/2013, i maggiori incassi vanno al Lazio, seguito da Campania e Piemonte. Lo studio dell'Ance sulla mappa delle risorse

Dei 40 miliardi di pagamenti previsti dal decreto legge 35/2013 convertito in legge ieri, 21 sono già stati assegnati alle amministrazioni che devono concretamente saldare gli arretrati con le imprese. In altre parole, il decreto funziona bene a valle della norma legislativa e nelle casse delle Pa sono già arrivate le risorse per saldare i conti. Qualcuno ha già cominciato a farlo ma è presto per quantificare quanti enti siano.

È invece disponibile l'elenco dei fondi assegnati dalla Cassa depositi e prestiti, per un totale di 3,6 miliardi, ai Comuni che ne hanno fatto richiesta.

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Non vengono comunque segnalate barriere fra l'assegnazione delle risorse e i pagamenti che dovrebbero avvenire al massimo entro 60 giorni. Lo afferma il nuovo rapporto dell'Ance, l'associazione nazionale dei costruttori edili, che ha messo in piedi un monitoraggio costante dell'attuazione del decreto. Lo studio mette insieme i flussi di cassa derivanti dai cinque strumenti previsti dal decreto legge: i 4,5 miliardi dell'allentamento del patto di stabilità interno, i 3,6 miliardi di anticipazioni della Cassa depositi e prestiti, i 5.630 milioni di anticipazioni del ministero dell'Economia alle Regioni, i 1.744 milioni di patto di stabilità «interno verticale», i 5 miliardi per la sanità. In tutto 20.474 milioni che vengono poi ripartiti territorialmente: il 30% va al nord, il 28% al centro, il 42% al sud. Tra le Regioni è il Lazio a vincere la quota più consistente, con il 21%, alla Campania va il 19%, al Piemonte il 12 per cento.

La parte più interessante e nuova di questo secondo aggiornamento Ance sullo stato di attuazione dei pagamenti Pa riguarda la ripartizione territoriale dei 3,6 miliardi di anticipazioni della Cassa depositi e prestiti a 1.500 enti locali, dopo che il primo rapporto si era soffermato sulla ripartizione territoriale dei 4,5 miliardi di «spazi finanziari» per l'allentamento del patto di stabilità interno.

La Cdp ha distribuito 3,6 miliardi che resteranno la cifra definitiva dopo il taglio secco della seconda tranche di 400 milioni avvenuto lunedì sera al Senato. Lo "scippo" alle imprese avviene proprio dove maggiormente duole la ferita dell'insufficienza di risorse: le richieste provenienti dagli enti locali ammontavano a 5.760 milioni. È stato possibile accontentare, quindi, solo il 62,5% delle richieste, in misura proporzionale alle domande di ogni singolo ente locale.

Vediamo allora la ripartizione della torta delle anticipazioni Cdp. Dei 3,6 miliardi 3.520 milioni vanno a 1.469 Comuni (351 al nord, 293 al centro, 825 al sud), 69 milioni a 15 province (3 al nord, 3 al centro, 9 al sud), 11 milioni a 24 unioni di comuni o comunità montane (2 al nord, 10 al centro, 12 al sud).

La ripartizione regionale evidenzia come siano Campania e Lazio a fare la parte del leone, rispettivamente con 1.180 e 736 milioni di anticipazioni assegnate. Seguono quattro Regioni del Sud: la Calabria con 526 milioni, 403 alla Sicilia, 300 al Piemonte, 111 alla Puglia. Tutte le altre regioni stanno sotto i 70 milioni.

Le anticipazioni assegnate dalla Cassa depositi e prestiti si prestano anche a una classifica dei primi dieci enti locali per entità del prestito che la gran parte degli enti locali (1.330 su 1.508) hanno deciso di restituire in 30 anni. Al primo posto il comune di Napoli che ha incassato 593,1 milioni. Seguono Roma con 348,5 milioni, Torino con 238,6 milioni, Reggio Calabria con 187,5 milioni, Salerno con 57,5 milioni, Pomezia con 56,3 milioni, Modica con 40,3 milioni, Nocera Inferiore con 35,5 milioni, Pozzuoli con 29,5 milioni, Potenzia con 27,3 milioni. Anche se si prende la ripartizione territoriale provinciale vince Napoli con 747,4 milioni, mentre gli enti locali della provincia di Roma incassano 545,6 milioni, quella di Torino 270,9 milioni.

Un'altra analisi utile a capire gli effetti del decreto legge approvato dal Senato è quello delle sovrapposizioni tra le anticipazioni della Cdp e gli «spazi finanziari» di allentamento del patto di stabilità interno. Oltre tre quarti degli enti locali che hanno chiesto l'allentamento del patto di stabilità non hanno chiesto anticipazioni alla Cdp. Si conferma quindi che questi enti locali la liquidità ce l'avevano già in cassa e non potevano usarla solo per i vincoli del patto di stabilità. Inoltre, 142 enti locali che hanno chiesto anticipazioni alla Cdp lo hanno fatto per cifre inferiori all'allentamento del patto di stabilità richiesto. Sono 1.111 gli enti locali ad aver chiesto sia le anticipazioni alla Cdp sia l'allentamento del patto di stabilità per un importo di 1,86 miliardi. Altri 373 enti hanno chiesto solo anticipazioni Cdp.


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