Lavori Pubblici

Corte dei Conti: investimenti crollati sotto il 2% del Pil - Saccomanni: dobbiamo rilanciarli

Alessandro Arona

È proseguita anche nel 2012 la flessione degli investimenti pubblici rispetto al Pil, scesa all'1,9% in quota di Pil, dopo essere stata pari al 2,1% nel 2010 e 2,0% nel 2011. Un valore, quello del 2012 che arretra l'Italia sul livello del 2003. Non solo: se non ci saranno modifiche alle politiche di bilancio il Def appena approvato già prevede che il livello di investimenti continuerà ad abbassarsi: 1,8% quest'anno, 1,7% nel 2014-2016, e 1,6% nel 2017.

La denuncia della Corte dei Conti sul pericoloso arretramento degli investimenti fissi lordi della Pubblica amministrazione è contenuta nel «Rapporto 2013 sul coordinamento della finanza pubblica» , presentato oggi in Senato (la parte sulle infrastrutture è alle pagine 123-193 del file pdf).
Il calo degli investimenti rispetto al Pil è avvenuto negli ultimi due anni tutto a spese delle Amministrazioni locali, che sono scesa dall',1,5 al 1,3% del Pil, mentre le Amministrazioni centrali hanno mantenuto nel complesso la loto quota di investimenti sul Pil allo 0,5%.

«Dobbiamo concentrarci sugli investimenti». Così, a margine della presentazione del Rapporto della Corte dei Conti, il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni ha risposto a chi gli chiedeva se il Governo congelerà l'aumento dell'Iva previsto a luglio.

INVESTIMENTI, LE RAGIONI DELLA FLESSIONE

«Le ragioni della flessione della spesa per investimenti - scrive la Corte dei Conti - sono note: percezione affievolita e maggiore tollerabilità sociale di un taglio delle uscite in conto capitale rispetto a un ridimensionamento di molte categorie della spesa corrente; non comprimibilità oltre certi livelli della spesa corrente, almeno nelle sue componenti obbligatorie; vincoli derivanti dal Patto di stabilità interno, cui si è riusciti solo parzialmente a fare fronte attraverso l'introduzione della disciplina del Patto di solidarietà».

LE MISURE (INSUFFICENTI) PER IL RILANCIO
« Numerosi e rilevanti sono stati, nell'ultimo periodo, gli interventi e le misure che, a vari livelli ed a vario titolo, hanno mirato al potenziamento e all'accelerazione dei programmi infrastrutturali e delle opere pubbliche. Si tratta, in primo luogo, di riforme istituzionali i cui interventi normativi, in
parte, sono ancora in discussione (come la revisione del riparto costituzionale tra In altri casi si tratta di misure non solo introdotte nell'ordinamento, ma già, almeno potenzialmente, operative».

«Sono, nella generalità dei casi, interventi che, assecondando il percorso di risanamento del bilancio pubblico, non determinano incrementi di spesa pubblica, ma agiscono sui diversi terreni dell'alleggerimento dei vincoli posti dal Patto di stabilità (svincolo dai limiti del Patto di quote di
cofinanziamento nazionale dei programmi comunitari), dell'attrattività di capitali privati (nuovi strumenti di partenariato pubblico-privato e leve fiscali), dell'efficientamento e impulso della spesa per investimenti (revoca di risorse da programmi inefficaci o da opere non avviate e ridestinazione verso nuovi programmi e opere produttive), della razionalizzazione e revisione delle opere pubbliche da realizzare (nuova valutazione delle opere inserite nel Programma
Infrastrutture Strategiche), della semplificazione e accelerazione dei processi e delle fasi contrattuali (modifiche al Codice dei contratti).
Complessivamente, l'attività di sostegno agli investimenti posta in essere non può che valutarsi positivamente, per la dimensione degli interventi, per la multiformità degli approcci e per la razionalità delle caratteristiche. Ma molto resta da fare».

RILANCIARE LE INFRASTRUTTURE, I SUGGERIMENTI DELLA CORTE
«Partendo da considerazioni di sistema, va fermamente evidenziata la necessità di dare soluzioni strutturali a problematiche che ostacolano le attività di investimento in Italia e che, direttamente o indirettamente, ne accrescono i costi».
«Si tratta di porre in essere interventi adeguati ad assicurare certezza al diritto e stabilità normativa, rapidità ed efficacia della giustizia, effettività alla lotta alla corruzione ed alla semplificazione burocratica».
«Ma, su un piano più specifico, va rilevata la necessità che il fabbisogno pubblico di opere e infrastrutture venga chiaramente e stabilmente definito, quale esito di adeguati processi valutativi analitici e del consenso acquisito all'interno delle territorialità locali. Deve costituire impegno di tutte le pubbliche Amministrazioni l'introduzione della valutazione tra i criteri propri dell'esercizio della discrezionalità amministrativa nel settore degli investimenti, e l'adeguamento delle proprie strutture a fare fronte a tale necessità».

«Dovranno, inoltre, essere rimossi gli ostacoli alle grandi opere che derivano dal confronto con le
territorialità, definendo forme e metodi, al momento dibattute, di consultazione pubblica con le popolazioni locali e le associazioni portatrici di interessi diffusi, finalizzate ad acquisirne il definitivo consenso e la ripartizione delle responsabilità tra i vari livelli di governo coinvolti nei progetti di grandi opere infrastrutturali».

«Il processo realizzativo di opere pubbliche e di investimenti qualificati come necessari, deve, inoltre, poter contare su un quadro di risorse certo e stabile. La scarsità di mezzi finanziari non può giustificare definanziamenti in corso d'opera o ritardi, oltre il limite del fisiologico, nell'individuazione delle coperture finanziarie».

«Infine, la certezza di tempi e costi delle opere pubbliche è conseguenza diretta di
accuratezza e completezza progettuale, che deve essere valutabile e controllabile
secondo parametri obiettivi, da strutture pubbliche adeguate e competenti».


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