Lavori Pubblici

Rapporto Istat: le costruzioni il settore più in crisi. Regge solo la manutenzione

Il settore produttivo a soffrire più di tutti, in questi anni di recessione, è stato ed è l'edilizia. E' quanto emerge nel Rapporto annuale Istat , presentato oggi alla Camera dei Deputati.

Le costruzioni accusano la recessione da cinque anni consecutivi, con un crollo dell'occupazione (-5% solo nel 2012). I volumi di compravendita di immobili segnano la più ampia riduzione su base annua dal 2004, con -22,6% dei passaggi di proprietà nel 2012; i prezzi degli immobili sono scesi del 4,6% tendenziale nell'ultimo trimestre 2012. I permessi di costruire residenziali, cresciuti ad un tasso medio annuo superiore al 9% tra il 1999 e il 2005, hanno invertito la tendenza fino a segnare, tra il 2005 ed il primo semestre 2012, una caduta complessiva del 67,4%; per il comparto non residenziale la superficie totale riferita ai nuovi fabbricati e agli ampliamenti dei
fabbricati preesistenti si é ridotta di circa il 60%. A causa della crisi la quota di famiglie che dichiarano di essere certamente o probabilmente intenzionate all'acquisto di una casa é sceso, tra il 2012 ed il primo trimestre del 2013, ai livelli minimi, assestandosi sull'1,5% da una media
del 7% nel periodo 1999-2000: nell'attuale situazione di incertezza e difficoltà economica, l'unica spinta proviene dal comparto delle ristrutturazioni con intenzioni di spesa per la manutenzione straordinaria dell'abitazione in miglioramento anche nel primo trimestre del 2013.

OCCUPAZIONE

L'andamento del mercato del lavoro nel 2012 é stato influenzato «dalla persistente flessione
dell'attività economica. Al calo relativamente contenuto degli occupati (-0,3% pari a 69 mila unità) é corrisposta una riduzione decisa delle ore di lavoro e un consistente ricorso alla cassa integrazione guadagni (cig)«. è Quanto emerge dal rapporto annuale dell'istat.
Nel particolare, la riduzione dell'occupazione é stata particolarmente consistente nel «settore delle costruzioni (-5%) e meno accentuata nel settore agricolo (-0,2%). In questo contesto, a crescere sono stati solo gli occupati a termine (+3,1%) e i lavoratori a tempo parziale (+4,1%), mentre per le donne l'aumento dell'occupazione (+1,2%) é dovuto soprattutto a una permanenza più lunga al lavoro a seguito delle recenti riforme previdenziali».


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