Lavori Pubblici

Debiti Pa, ipotesi Cassa Depositi per pagare velocemente tutto l'arretrato

Garanzia statale sui debiti della Pa certificati, poi CdP acsuisirebbe tali crediti dalla singola amministrazion pagando subito le imprese titolari - Il Dl 35 in Senato per l'approvazione

Il decreto sui pagamenti della Pa è approdato ieri al Senato con la possibilità di ulteriori, anche se limitate, modifiche. Dopo la discussione generale, oggi sarà fissato il termine per la presentazione degli emendamenti in commissione Bilancio (probabilmente venerdì) che saranno messi in votazione la prossima settimana.
I margini di manovra sul plafond generale del decreto – poco meno di 40 miliardi nel 2013 e nel 2014 – sono molto ristretti e si dovrà lavorare soprattutto sulla cosiddetta "fase 2" per completare i pagamenti a fronte di arretrati che ammontano a oltre 90 miliardi. Il premier, Enrico Letta, nell'informativa al Senato sul Consiglio europeo di oggi, ha ribadito che sull'operazione intende accelerare. La stessa Cassa depositi e prestiti, con il suo presidente Franco Bassanini, si candida per velocizzare l'intero piano. Il meccanismo, delineato da Bassanini ieri alla presentazione delle semestrali delle banche in Abi, prevederebbe «che sui debiti scaduti e certificati venga messa la garanzia dello Stato. Il sistema bancario è disponibile ad acquistare questi crediti e quindi a fornire liquidità alle imprese. Essendo crediti garantiti dallo Stato, questi miglioreranno la qualità del credito delle banche. Le pubbliche amministrazioni che hanno ormai come creditore la banca a questo punto negozierebbero la ristrutturazione del credito su base triennale, quinquennale o secondo le esigenze. «Nel caso si verifichino delle morosità – aggiunge Bassanini – la banca avrebbe facoltà di cedere il credito garantito dallo Stato - sulla base di una convenzione Cdp-Abi - entro un tetto annuo (per esempio 3-4 miliardi) e la Cassa sarebbe autorizzata a ristrutturare il credito su un periodo più lungo, anche avvalendosi del meccanismo della delegazione di pagamento».
Mira invece a facilitare la cessione dei crediti alle banche un emendamento che potrebbe arrivare dai relatori (Antonio D'Alì del Pdl e Giorgio Santini del Pd). «Il governo – spiega D'Alì – potrebbe promuovere una Convenzione con l'Abi, in modo tale che le banche, con le somme provenienti dal pagamento dei debiti, costruiscano un "castelletto" da destinare alle anticipazioni delle aziende». Un'altra possibile modifica, aggiunge il relatore, riguarda il Patto di stabilità interno: «Ci sono enti locali che nel 2012 sono stati diligenti e hanno pagato i loro debiti con le società fornitrici, ed ora vengono penalizzati perché hanno sforato. Credo che andrebbero riviste attentamente le sanzioni parificando questi enti a quelli che godono dell'allentamento per il 2013». Inoltre, secondo Santini, relatore del Pd, spazi di modifica potrebbero esserci anche sulla certificazione dei crediti e sui criteri di priorità di pagamento da parte delle Pubbliche amministrazioni. Possibile poi che si concretizzi un ordine del giorno per impegnare il governo ad anticipare al 2014 il pagamento dei debiti eccedenti i 40 miliardi del plafond, nei limiti degli interventi che potranno essere delineati dalla legge di stabilità. Mentre sfuma l'ipotesi di un emendamento del governo che contenga il decreto varato venerdì dal Consiglio dei ministri con le norme su Imu e Cig: il provvedimento farà un normale iter partendo dalla Camera.
Ad ogni modo, considerando le possibili modifiche in Senato e dunque la necessità di un nuovo passaggio a Montecitorio, i tempi per l'approvazione del decreto pagamenti dovranno essere strettissimi per rispettare la scadenza per la conversione in legge fissata al 7 giugno. Intanto, dal servizio Bilancio del Senato arrivano rilievi sulle coperture. «Occorrerebbe valutare se il collocamento sui mercati delle nuove emissioni 2013-2014 sia suscettibile di influire anche sull'onerosità delle emissioni ordinarie già programmate» con «effetti aggiuntivi – spiegano i tecnici – sulla spesa in conto capitale» che «non possono essere considerati già scontati negli stanziamenti previsti a legislazione vigente».


© RIPRODUZIONE RISERVATA