Lavori Pubblici

Stretto di Messina spa, ecco il decreto di liquidazione

Alessandro Arona

Non ancora in Gazzetta ma già operativo il Dpcm che mette fine alla società concessionaria - Realacci (Pd): «La farsa è finita» - Matteoli (Pdl): «L'opera resta strategica, va realizzata»

Il decreto di liquidazione della società concessionaria Stretto di Messina spa è stato firmato dal premier uscente Mario Monti il 15 aprile scorso, protocollato dal segretariato generale della Presidenza del Consiglio il 22 aprile scorso. Il testo (clicca qui) non è ancora approdato in «Gazzetta Ufficiale», ma è di fatto già operativo. Tant'è che nei giorni scorsi si è già insediato presso un ufficio della società il commissario liquidatore Vincenzo Fortunato (fino a pochi giorni prima potente capo di gabinetto del Ministero dell'Economia).

Il Dpcm precisa che la società Stretto di Messina Spa (concessionaria dal 1981 per la progettazione, costruzione e gestione di una infrastruttura di attraversamento stabile dello stretto tra Sicilia e Calabria, non necessariamente il ponte) «è posta in liquidazione ai sensi dell'art 34-decies del Dl 179/2012, convertito dalla legge 17 dicembre 2012 n. 221 e dall'articolo 2484 e seguenti del Codice civile «in quanto compatibili».
Il primo è il decreto legge che ha fissato e tappe per il "rilancia o muori" del progetto Ponte: firma dell'addendum contrattuale entro il 31 marzo, approvazione tecnica progetto definitivo al Cipe entro i successivi 60 giorni, individuazione dei soggetti finanziatori entro altri 540 giorni. Ma alla prima tappa tutto si è arenato con la mancata firma dell'accordo integrativo, facendo scattare la prevista (dal decreto legge) caducazione del contratto con l'impresa esecutrice Eurolink (a guida Impregilo) e della concessione con la Stretto di Messina (società pubblica).

Ma la vicenda non è conclusa. Eurolink ha fatto ricorso in sede amministrativa e civile, con una richiesta allo Stato di risarcire danni fino a 1 - 1,2 miliardi di euro. Un livello di potenziale contenzioso che non potrà non investire il Governo ai massimi livelli quando la vicenda giudiziaria entrerà nel vivo.

E la vicenda non è chiusa neanche a livello politico. Nei giorni scorsi il presidente dell'Anas Pietro Ciucci, presidente uscente della Stretto di Messina, ha ribadito: «Rimango convinto del fatto che il ponte sia un'opera strategica nell'ambito dei Corridoi europei e transeuropei e del Corridoio che da Helsinki deve arrivare a Palermo ed a La Valletta e che la logica vorrebbe che attraversasse lo Stretto con un ponte stradale e ferroviario così come era stato progettato».

Gli ha dato man forte l'ex Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli (Pdl), attuale presidente della Commissione Lavori pubblici del Senato: «Il Ponte sullo Stretto di Messina è un'opera necessaria e strategica per lo sviluppo del Meridione e per l'occupazione che ne deriverebbe. Auspico dunque che il governo Letta rimedi all'inopinato accantonamento deciso dal precedente esecutivo e che provveda da subito a rimettere in moto le procedure per la sua realizzazione».

Così ribatte invece Ermete Realacci (Pd), presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera: «Speriamo sia finita davvero la farsa del Ponte sullo Stretto di Messina. L'Italia ha già sprecato troppi soldi e troppo tempo per questa infrastruttura
dall'utilità estremamente dubbia. Ora attenzione e risorse si concentrino sulle opere che servono veramente al Sud e al Paese».

«La macchina per la liquidazione della Società Stretto di Messina è avviata - ha detto nei giorni scorsi il liquidatore Vincenzo Fortunato, in una intervista a Radiocor - e a norma di legge non può essere fermata».
In questa prima fase Fortunato sta predisponendo il Piano di liquidazione della società, che di norma viene approvato dall'azionista (il controllante é Anas): «Ma - osserva Fortunato - ricadendo la società in un ambito pubblicistico il via libera dovrebbe venire dai ministri».
La legge dà un anno di tempo per procedere alla liquidazione: «Forse - premette Fortunato - ci vorrà qualcosa in più perché il contenzioso è cospicuo e non riguarda solo Eurolink». Il general
contractor guidato da Impregilo, secondo indiscrezioni, sarebbe pronto a chiedere un maxi-indennizzo fino a oltre un miliardo di euro. «Ma io non li ho ancora sentiti», precisa Fortunato.


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