Lavori Pubblici

Buzzetti: Comuni e Province stanno pagando ma ora serve liquidità per nuovi lavori

Massimo Frontera

Il presidente Ance all'assemblea nazionale dei giovani imprenditori: «Bene il decreto, le Pa cominciano a pagare, ma bisogna fare di più»

«Finalmente assistiamo al coro unanime di chi dice che ora si può allentare un po', dopo un eccesso di rigore che ci ha quasi rovinato». Il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, parlando venerdì scorso a Roma - all'assemblea nazionale dei giovani costruttori edili dedicata al tema "Ripensare l'impresa e proiettarsi al futuro" - segnala subito la necessità di misure espansive per l'economia del Paese, ora che le norme per sbloccare i pagamenti pregressi alle imprese stanno dando i primi frutti.

«Comuni e province stanno cominciando a pagare le imprese per i lavori eseguiti», ha riferito il presidente dell'Ance, segno che il decreto "sblocca pagamenti" sta funzionando.

«Due cose si possono fare subito – ha incalzato Buzzetti –. Intervenire sull'Imu escludendo l'applicazione sulla prima casa, sull'invenduto delle imprese e sui beni strumentali delle aziende. La seconda cosa, è l'«accordo sui mutui per le famiglie: con il precedente governo siamo arrivati vicini, ma non abbiamo chiuso».

Queste due cose farebbero ripartire il mercato dell'edilizia residenziale. Ma Buzzetti ha ricordato l'esigenza di mettere in campo risorse a più ampio raggio per finanziare la crescita: «Sulle scuole abbiamo un progetto pronto a partire; sulla manutenzione delle strade si deve intervenire». «Sulle infrastrutture – ha riconosciuto Buzzetti – è vero che i ministri Passera e Ciaccia hanno fatto moltissimo, rimettendo in carreggiata 47 miliardi di fondi per le infrastrutture, impostando il piano città, fino alla defiscalizzazione delle opere pubbliche e ai provvedimenti sui pagamenti alle imprese, ma bisogna andare avanti».

La necessità di intervenire subito con misure espansive e anticicliche è stata posta con forza anche da Jacopo Morelli, presidente dei giovani imprenditori di Confindustria.

«Tutta la nostra ammirazione per i campioni nazionali che conquistano i mercati di altri paesi – ha detto Morelli – ma non si può risolvere tutto con l'export: bisogna ripartire dal mercato interno. Si analizza spesso la finanza dello Stato come se stessimo analizzando la finanza di un'azienda, ma non c'entra niente».

«Poi - ha aggiunto il presidente dei giovani industriali – ci sono quelli che dicono: facciamo morire qualche impresa e poi ripartiamo, come parlando di una pianta da potare. Ma non possiamo chiedere a queste imprese di morire in silenzio».

Sulla scala di competitività internazionale, ha anche ricordato Morelli, la Germania occupa il 20esimo posto e l'Italia il 73esimo. Per riconquistare competitività, il presidente dei giovani industriali ha invitato il ministero dello Sviluppo economico a fare una «mappa per recuperare il differenziale tra Italia e Germania, intervenendo per prima cosa sull'area fiscale, che ci vede con 20 punti di tax rate sopra la Germania». E soprattutto in fretta: «tre mesi, non 18, per fare le cose urgenti: dopo il Paese non c'è più».

Paese soffocato dalla cura da cavallo del rigore e da una burocrazia pervasiva, come ha sottolineato Filippo Delle Piane, presidente dei giovani costruttori dell'Ance.

«L'Aquila non riesce a far partire i cantieri della ricostruzione, ma nel frattempo sono nate 1.109 leggi e ordinanze per gestirli: la giungla normativa è diventata la tomba del diritto». Il Paese, ha detto ancora Delle Piane, ha perso di vista «uno sviluppo duraturo che nasce dalla programmazione». Al posto di investimenti e programmazione si è imposta «la necessità di continuare a nutrire la "belva" della spesa corrente che ha generato il mostro delle pressione fiscale abnorme e che ha visto nel bene casa un bancomat fiscale».

Ai giovani costruttori è anche chiara la necessità di studiare nuovi prodotti e trovare nuovi modelli d'impresa. «Siamo passati – ha detto Delle Piane – da un modello "push", grazie al quale si poteva costruire un prodotto che veniva sempre assorbito, a un modello "pull", nel quale la ricerca del cliente deve anticipare quella dell'operazione». Una rivoluzione in cui le parole chiave sono qualità, cambiamento, capitalizzazione, managerialità.


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