Lavori Pubblici

Ventimila posti persi in 4 anni, imprese giù del 28,5%: la crisi «lacera» l'edilizia romana

Mauro Salerno

Il rapporto della cassa edile sui cantieri della capitale: «le imprese si fanno più piccole ma meno precarie, composte per il 76,7% da ditte con un massimo di 5 dipendenti»

Ventimila posti di lavoro persi negli ultimi quattro anni, 6mila soltanto l'anno scorso, quando il numero dei costruttori attivi è sceso di un'altro 7,5 per cento (-28,5% rispetto al 2008). Un anno orribile, il 2012, per le costruzioni romane, in crisi da quasi se anni (11 semestri consecutivi). A tracciare il quadro di una crisi che sembra non voler passare più è il 4° Rapporto annuale della Cassa edile di Roma e provincia, presentato questa mattina dal Presidente della cassa Edoardo Bianchi.

Il grafico riporta l'andamento del numero delle imprese, ma sono negativi tutti gli indicatori del comparto. Giù il numero dei costruttori attivi e dei lavoratori iscritti alla Cassa, che chiudono il 2012, rispettivamente, a -7,5 e -11 per cento, mentre le ore lavorate diminuiscono del 17%. Ancora più pesante il tonfo per le nuove iscrizioni, che per le aziende scendono del 13,5% e per i lavoratori del 20%. Tutt'altro che rosee le previsioni per il 2013, neanche quest'anno il comparto, ormai allo stremo, aggancerà la ripresa.

Bollettino di guerra. Nel 2008, primo anno di recessione, le imprese iscritte erano 11.448 e i lavoratori attivi 63.321, a fine 2012 le prime arrivano ad attestarsi intorno ad appena 9.000, mentre i lavoratori poco al di sopra dei 43.500.

«Un periodo di crisi così lungo, mai verificatosi dal dopoguerra ad oggi - si legge nel rapporto della cassa - , sta trasfigurando il settore, modificandone in profondità dinamiche di mercato, tessuto produttivo e lavoratori, sotto il profilo professionale e socio-demografico. Le imprese si fanno più piccole ma meno precarie, composte per il 76,7% da ditte con un massimo di 5 dipendenti, prevalentemente costituite in Srl, pari al 62,7% del totale delle aziende, perlopiù italiane». Sul campo restano soprattutto le ditte individuali (passate in percentuale dal 27,9 del 2008 al 23,9 del 2012, che per le imprese straniere equivale al 52% circa) o le strutture societarie deboli come le Sas e le Snc.

«Ma imprese più piccole vuol dire anche lavori di minore dimensione, ovvero una "vocazione" sempre più marcata all'attività per conto terzi e in particolare al subappalto». La crisi colpisce soprattutto le aziende che operano nel mercato dell'edilizia abitativa (passate da 2.621 del 2011 a 1.586 del 2012), ma risultano in calo anche il mercato della manutenzione (che nell'ultimo anno perde 640 imprese), l'edilizia non abitativa (283 imprese in meno) e persino il settore impiantistico ed energetico (-285 imprese), in crescita costante, nonostante la recessione, fino al 2011. Per i lavori pubblici, letti attraverso la lente del documento unico di regolarità contributiva (Durc), necessario alle imprese per operare, la Cassa rileva infine un taglio netto del 16,6% per quanto riguarda le gare di appalto.

Le ripercussioni sul lavoro. L'edilizia di Roma e provincia negli ultimi quattro anni ha perso ben 20.000 posti di lavoro, di cui 6.000 soltanto nell'ultimo anno. Un vero e proprio esodo occupazionale che sta cambiando la composizione della forza lavoro e la sua distribuzione residenziale, cioè la capacita competitiva del comparto.

«La Cassa edile rappresenta un modello di relazioni industriali e di confronto tra le parti sociali anche quando il sistema contrattuale è ostacolato dalle difficoltà economiche. – dichiarano il Presidente della Casa edile di Roma, Edoardo Bianchi, e la Vice Presidente Anna Pallotta – Ne sono due esempi lampanti, la regolarità contributiva delle imprese, misurata attraverso la percentuale dei Durc regolari emessi dall'ente, che si mantiene stabile nonostante la pesante recessione, e la forte contrazione della formula contrattuale del part-time, che in edilizia cela forme di evasione contributiva.


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