Lavori Pubblici

Nell'allegato al Def l'elenco delle spese per le opere di interesse europeo da escludere dal disavanzo

Giorgio Santilli

Una golden rule da 39,5 miliardi, almeno per cominciare. L'Italia si prepara alla partita di Bruxelles sui «margini di flessibilità» nel calcolo del deficit che si potrebbero aprire a maggio con la chiusura della procedura per eccesso di disavanzo. Per la prima volta il Governo ha calcolato quanto lo Stato italiano ha già speso per finanziare le opere inserite nei grandi corridoi infrastrutturali europei in Italia. Ci sono, inoltre, altri 23,7 miliardi da spendere entro il 2020 per le stesse opere che porterebbero il conto complessivo a 63 miliardi. In tutto un'ottantina di opere sui tre corridoi europei Helsinki-Brennero-Palermo-La Valletta, Lione-Torino-Venezia-Kiev e Genova-Rotterdam.

Le cifre, inedite, sono contenute nel cosiddetto «Def infrastrutture» (l'allegato del Def che fa il punto sullo stato di attuazione del piano grandi opere) e - per stessa ammissione del documento - «non sono finalizzate solo a testimoniare l'impegno del nostro Paese nel realizzare il programma definito dalle reti Ten-T». I tecnici dei ministeri delle Infrastrutture e dell'Economia che hanno messo a punto il documento - prima dell'arrivo di Maurizio Lupi alle Infrastrutture - hanno voluto fornire, invece, al Governo una cifra inattaccabile, da giocare nella partita europea sulla golden rule. Il documento è all'esame del Parlamento e anche del nuovo Governo, che dirà se e dove modificarlo.

Negli ultimi vertici e incontri europei dedicati alle politiche per la crescita, si è fatta strada la proposta sulla golden rule che consentirebbe di escludere dal calcolo del disavanzo anche le spese per investimenti in infrastrutture transfrontaliere e strategiche europee. Un allentamento del rigore che dovrebbe prendere forma a giorni con le linee-guida sulla golden rule messe a punto dal Consiglio Ue. Ma anche un beneficio di flessibilità da incassare subito per l'Italia dopo aver fatto i compiti a casa.

Sui 39,5 miliardi di spese già "certificate" pesano soprattutto le opere ferroviarie: 14.498 milioni sul corridoio Helsinki-La Valletta, dal Brennero fino a Bologna e poi l'Alta velocità fino a Napoli e la ferrovia Messina-Palermo. Importo analogo (13,2 miliardi) per le ferrovie della Torino-Lione-Venezia con la Torino-Lione, la Torino-Milano e la Milano-Brescia. Per il corridoio Genova-Rotterdam pesa per 1.570 milioni il Terzo valico Genova-Milano. Tra le opere stradali il peso maggiore è sulla Salerno-Reggio Calabria con 7.360 milioni.

Anche sui 23,7 miliardi di spese programmate a pesare sono le ferrovie: 6.509 milioni sull'asse nord-sud con una tranche importante sulla Battipaglia-Reggio Calabria; 9.480 milioni sull'asse est-ovest con 3.060 milioni sulla Torino-Lione e 4.640 milioni sulla Brescia-Verona-Padova; 3.550 milioni sul Terzo Valico. Si tratta - precisa il documento del governo - delle sole «quote pubbliche» della spesa. Il contro per la golden rule da portare a Bruxelles potrebbe crescere fino a 88,6 miliardi qualora si accogliessero anche le «quote private».

Il «Def infrastrutture» ha anche un'altra funzione prioritaria: definire le risorse necessarie per portare avanti il programma delle infrastrutture strategiche. In tutto le risorse richieste dal ministero delle infrastrutture ammontano a 6,4 miliardi, di cui 3,6 miliardi per il 2014. La quota più consistente, 1,4 miliardi, andrà ai contratti di programma Anas e Rfi, alle ulteriore tranche del Mose, alla messa in sicurezza dei ponti e viadotti Anas, al completamento di opere già avviate. Altri 800 milioni agli assi viari, ai nodi metropolitani e ai nodi logistici di rilievo (porti, aeroporti e interporti). Un miliardo per il 2014 andrebbe a 4 assi autostradali: Termoli-San Vittore, Telesina, Roma-Latina e Salerno-Reggio Calabria. Infine 400 milioni dovrebbero andare al piano per le piccole opere del Sud e al «piano città».


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