Lavori Pubblici

Authority Trasporti, rilancio delle infrastrutture, edilizia sociale e città: le priorità di un Ministro subito «in palla»

Giorgio Santilli

Qualcuno, maliziosamente, dice che Maurizio Lupi, 53 anni, milanese, studia da sempre da ministro delle Infrastrutture. Almeno da quando, nel 2001, si trasferì a Roma, in Parlamento, dopo aver fatto l'assessore all'Urbanistica di Milano nella giunta Albertini.

Certamente il vicepresidente della Camera risponde a quei requisiti di grande competenza e di conoscenza delle politiche di sua pertinenza che il premier Enrico Letta aveva indicato qualche giorno fa come garanzia perché il Governo cominciasse a lavorare a pieno regime subito.
Lupi non è solo uno dei politici italiani più esperti di infrastrutture e politiche urbane, ma ha anche seguito in prima persona questi temi negli ultimi 12 anni: è stato capogruppo Pdl in commissione Ambiente alla Camera ed è il responsabile infrastrutture del Pdl.

Lupi sa bene, quindi, quale siano le priorità del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che va a guidare. Anzitutto, i dossier lasciati sospesi o appena avviati dall'ex ministro Corrado Passera e dal vice Mario Ciaccia: il rilancio delle opere pubbliche grandi e piccole, rimaste in molti casi prive di fondi certi o impantanate in difficoltà procedurali; la messa a punto definitiva degli incentivi fiscali (sgravi e credito di imposta) e degli strumenti finanziari (project bond) per favorire la partecipazione dei capitali privati al finanziamento delle infrastrutture; l'approvazione del pacchetto di semplificazioni contenuti nel disegno di legge approvato dal Governo Monti e mai esaminato dal Parlamento; l'elaborazione di una politica di contrasto a una delle grandi emergenze del Paese, la casa, con il rafforzamento dei primi spezzoni di social housing, avviati con meccanismi finanziari innovativi ma ancora troppo lenti nell'approvazione di singoli progetti e nell'apertura dei cantieri; il riordino del codice degli appalti e il recepimento delle nuove direttive Ue; l'accelerazione del «piano città» che è in ritardo con l'apertura dei cantieri rispetto agli obiettivi annunciati; l'approvazione del piano aeroporti appena avviato da Passera; le nomine all'Autorità dei trasporti, istituita dal Governo Monti ma poi lasciata senza testa per quasi un anno per lo scontro in Parlamento sui nomi proposti da Passera.

Proprio quest'ultimo tema, l'Autorità dei Trasporti, - oltre al rapporto con il ministro dell'Ambiente pd Andrea Orlando - sarà un termometro dei reali rapporti politici fra i due partiti maggiori. A bloccare le nomine nella precedente legislatura furono, infatti, la netta opposizione del Pd all'ex presidente del Consiglio di Stato, Pasquale De Lise, e la rinuncia del Governo a proporre una nuova terna dopo quella che vedeva Mario Sebastiani presidente e Barbara Marinali consigliere con De Lise.
L'Autorità è uno snodo fondamentale della politica dei trasporti: dovrà regolare (e rafforzare) la concorrenza nelle Fs, definire i criteri per l'assegnazione di nuove concessioni autostradali, sorvegliare autotrasporto, mercato dei taxi e tariffe aeroportuali (poi sbloccate con il sì alle concessioni Adr, Sea e Save).

Il tema principale resterà, però, quello del rilancio delle grandi e piccole opere, che potrà dare un contributo alla necessità di fare subito politiche di sviluppo. Sarà interessante vedere il mix che proporrà il nuovo ministro e se sarà capace di far decollare finalmente i piani per le scuole, per le piccole opere nel Sud e il piano di manutenzione del territorio (d'intesa con l'Ambiente).

Non c'è dubbio che Lupi presterà grande attenzione alle città e in questo senso la sua nomina è la migliore risposta a chi - Ance, Legambiente, Ordine degli architetti - chiedeva un ministro per le città. La politica urbana è la sua grande passione e più volte ha tentato in passato di dare il proprio contributo in Parlamento a una nuova legge urbanistica, a 71 anni da quella attuale. Più volte ne ha ribadito la stretta necessità, per dare certezza fiscale a innovazioni presenti in molte leggi regionali e in molti piani comunali, come le compensazioni o le perequazioni.

La prima vera emergenza sarà, però, proprio la casa. Occorre liberare circa due miliardi di investimenti finanziabili dalla Cassa depositi e prestiti, dopo l'abolizione del tetto che imponeva per legge a Cdp di non superare il tetto del 40% dei fondi locali "titolari" dei sinfoli progetti. E bisogna chiudere l'intesa con la stessa Cdp, con Ance e Abi, per rilanciare, attraverso l'emissione di covered bond, il rilascio di mutui casa, crollati del 50% nell'ultimo anno.


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