Lavori Pubblici

Audizioni Dl 35: no della Regioneria alla compensazione debiti fiscali-crediti verso la PA

Giuseppe Latour

La Ragioneria generale dello Stato chiude all'estensione del meccanismo di compensazione delle pendenze fiscali, incluso nel decreto sui pagamenti arretrati. E' questa la principale novità emersa dalle audizioni di lunedì pomeriggio presso la Commissione speciale che sta analizzando la conversione in legge del provvedimento.
Il ritocco delle compensazioni, infatti, metterebbe a rischio il delicato equilibrio delle entrate pubbliche, creando possibili problemi di cassa.

A spiegare la questione è stato Biagio Mazzotta, ispettore generale della Rgs, che si è prima detto «disponibile a valutare ogni ipotesi» ma poi ha opposto, nella sostanza, un muro alle richieste di questi giorni, spiegando che «dobbiamo essere attenti perché un ampliamento delle compensazioni non vada a incidere sulle entrate correnti, le entrate nette. Bisogna andarci molto con i piedi di piombo nel fare le valutazioni».
Il motivo lo spiega lo stesso Mazzotta: «Se effettuiamo una compensazione con il debito di un ente locale, dobbiamo andare a recuperare i soldi dall'ente locale. Ma se l'ente non ha liquidità o ha il patto di stabilità che lo vincola, noi queste entrate rischiamo di perderle. Dovremmo mettere a punto una procedura che ci dia la certezza di non perdere gettito».

Nella pratica, cioè, lo Stato dovrebbe andare a recuperare le sue entrate (derivate, ad esempio, dall'Iva o dall'imposta sui redditi) presso gli enti debitori delle imprese, senza certezza di avere immediatamente il denaro. Questo, su larga scala, potrebbe portare problemi di cassa.

Infine, la Ragioneria ha escluso la possibilità di ricorrere a una centralizzazione maggiore delle erogazioni di pagamenti, chiesta da diversi parlamentari. «La regolazione tra i vari livelli di governo – ha spiegato Mazzotta - renderebbe ancora più complessa una partita già complessa. E già difficile con il sistema attuale, nel quale ciascuno si cura la propria parte».
Anche sulla possibilità di una minore polverizzazione delle procedura, la Rgs ha allora opposto un muro.

La giornata di audizioni si è chiusa con il rappresentante del Cup (Comitato unico professioni), il commercialista Andrea Bonechi. Tra i molti punti sollevati, Bonechi ha insistito soprattutto sulla necessità di rivedere il meccanismo del Durc. «Se la compensazione non comprende i crediti previdenziali, le imprese non potranno comunque ottenere il Durc e, quindi, non potranno partecipare a gare pubbliche». La compensazione, per il Cup, andrebbe estesa anche «alle somme dovute alle casse edili», che sono equiparate agli altri contributi.
Il Cup ha anche chiesto il taglio dell'aggio di Equitalia. Ma, soprattutto, ha sollevato il problema della certezza dei tempi della procedura, decisivo per professionisti e imprese. «Meglio avere la certezza di ottenere i soldi tra sei mesi, che la speranza di essere pagati tra un mese, perché se poi i tempi non vengono rispettati si scatenano una serie di ulteriori conseguenze negative».


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